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	<title>Blog Comunicazione &#187; tv</title>
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		<title>Digitale terrestre terra terra.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 10:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo: il digitale terrestre è arrivato anche a Roma. La politica si fa vanto del fatto che la Città Eterna sia la prima capitale europea ad aver effettuato lo switch off della TV analogica, ma con una certa nonchalance tralascia di far notare l'allarmante ritardo con il quale il nostro paese si sta presentando all'appuntamento con le nuove tecnologie che contano davvero, banda larga in testa. E mentre gli amichevoli volti televisivi salutano emozionati (e pilotati) la 'nuova era' della televisione, arrivano le prime lamentele per i forti problemi di ricezione. Così, come è già accaduto (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-213" title="dtt" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/11/dtt.jpg" alt="dtt" width="584" height="243" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ci siamo: <strong>il digitale terrestre</strong> è arrivato anche <strong>a Roma</strong>. La politica si fa vanto del fatto che la Città Eterna sia la prima capitale europea ad aver effettuato lo <em>switch off</em> della TV analogica, ma con una certa <em>nonchalance</em> tralascia di far notare l&#8217;allarmante ritardo con il quale il nostro paese si sta presentando all&#8217;appuntamento con le nuove tecnologie che contano davvero, <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/14/lo-spirito-del-tempo/" target="_blank">banda larga in testa</a>. E mentre gli amichevoli volti televisivi salutano emozionati (e pilotati) la &#8216;nuova era&#8217; della televisione, arrivano le prime lamentele per i forti <strong>problemi di ricezione</strong>. Così, come è già accaduto anche in altre regioni, alcuni canali sono spariti dalla tv analogica senza ancora arrivare sulla dtt (digital terrestrial television). E gli abbonamenti al digitale satellitare (leggi Sky) aumentano di numero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che la <strong>tecnologia dtt</strong>, che viene spacciata come &#8216;rivoluzionaria&#8217;, è in realtà già <strong>morta sul nascere</strong>. Inanzitutto gli impianti di trasmissione sono estremamente <strong>costosi</strong> e vergognosamente <strong>esosi da un punto di vista energetico</strong> (nonché fonte di inquinamento elettromagnetico). C&#8217;è poi da considerare che, data la peculiare natura orografica del territorio italiano, la loro <strong>collocazione</strong> potrebbe essere molto più <strong>problematica</strong> che nel resto d&#8217;Europa (con il rischio di ripetere gli ingentissimi sforzi economici sostenuti dalla RAI negli anni &#8217;60 per portare i ripetitori in valli e montagne). Eppure se a bilanciare queste difficoltà vi fosse una reale qualità della tecnologia, probabilmente le accetteremmo tutti di buon grado.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il punto è che, per quanto sia ampio il <strong>numero di frequenze</strong> gestibili dal digitale terrestre, è pur sempre <strong>limitato</strong>. E mentre SkyTg24 può trasmettere contemporaneamente 6 trasmissioni diverse e contemporanee nello stesso canale, per ottenere lo stesso risultato la tecnologia dtt dovrebbe occupare <strong>una frequenza per ogni trasmissione</strong>. Per finire sia aggiunge un problema legato a quello che è il vero futuro delle trasmissioni televisive: l&#8217;alta definizione. Un canale HD sul digitale terrestre richiederà un impiego di frequenze considerevolmente superiore a quello dei trasmissioni tradizionali, limitando ulteriormente il bouquet offerto da questa mirabile tecnologia di cui tutti sentivamo il bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire&#8230; Benvenuti nel passato!</p>
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		<title>Fenomeni virali: una nuova diagnosi.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/22/fenomeni-virali-una-nuova-diagnosi/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 09:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viviamo in un mondo ‘a puntate’. In edicola, in televisione, in libreria e al cinema siamo circondati dalla proposizione di contenuti ‘spalmati’ in una lunga serie di episodi interconnessi, e la pubblicità non può che essere un contesto naturale per lo sviluppo di questa forma narrativa. Ma se la colpa fosse del nostro cervello?
L’avvento del web partecipativo (cui ormai, per questioni cronologiche, possiamo iniziare a guardare con un minimo di distacco) si è infatti proposto come evoluzione naturale per la narrazione episodica (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="virali" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/viral.jpg" alt="virali" width="584" height="243" /></p>
<p>Viviamo in un mondo ‘a puntate’. In edicola, in televisione, in libreria e al cinema <strong>siamo circondati dalla proposizione di</strong> contenuti ‘spalmati’ in una lunga serie di <strong>episodi interconnessi</strong>, e la pubblicità non può che essere un contesto naturale per lo sviluppo di questa forma narrativa. Ma se la colpa fosse del nostro cervello?<br />
L’avvento del web partecipativo (cui ormai, per questioni cronologiche, possiamo iniziare a guardare con un minimo di distacco) si è infatti proposto come evoluzione naturale per la narrazione episodica: se da un lato abbiamo assistito a un’espansione orizzontalmente integrata dei commercial, corroborati da campagne virali sul web e dal marketing alternativo nelle strade, dall’altro con la crescita della fiducia nell’<strong>internet advertising</strong> abbiamo assistito alla sempre più frequente creazione di <strong>contenuti pubblicitari seriali</strong> per la rete, concepiti secondo il dogma apparentemente irrinunciabile della <strong>viralità</strong>.</p>
<p>In molti si sono prodotti in disquisizioni a riguardo dell’efficacia di questa forma di comunicazione, adducendo spiegazioni sociologiche tanto convincenti quanto disparate, ma in questa sede vorremmo riflettere a riguardo proponendo <strong>una differente chiave di lettura: quella neurologica</strong>. Perché un contenuto che non esaudisce tutte le aspettative del fruitore ma anzi le sospende metodicamente ha maggiori chance di funzionare? Colpa di miss Zeigarnik.</p>
<p>Bluma Zeigarnik era una psicologa tedesca che, facendo un’ordinazione con un gruppo di amici particolarmente nutrito al tavolo di un caffè viennese negli anni ’20, rimase stupita dalla portentosa memoria del cameriere. Quell’episodio la persuase ad approfondire questa apparente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipermnesia">ipermnesia</a> e, grazie alle sue ricerche empiriche, si rese conto che un <strong>compito incompleto</strong> o non terminato <strong>crea una ‘tensione psichica’</strong> che agisce come spinta a completare o terminare il compito, <strong>rafforzando momentaneamente la ‘memoria di lavoro’</strong> (MBT) e impedendo al contempo che la mente si concentri su altri processi cognitivi.  Il trattenimento potenziato della memoria a breve termine sarebbe una sorta di ‘effetto collaterale’ di questa ansia da completamento. Questi esperimenti del 1927 dimostrerebbero quindi l’esistenza di una sorta di equivalente superiore della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_della_Gestalt">legge gestaltica della chiusura</a>.</p>
<p>La <strong>legge della chiusura</strong> è una delle più note regole della psicologia della forma e può essere spiegata al meglio dalla celebre illusione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Triangolo_di_Kanizsa">triangolo di Kanizsa</a>: vediamo un triangolo inesistente perché le linee incomplete e le forme non chiuse sono completate artificialmente dal cervello attraverso la percezione di bordi immaginari. Per l’effetto Zeigarnik (questo è il nome) vale all’incirca lo stesso ma <strong>per quanto riguarda i processi cognitivi superiori</strong>, e grazie ad esso si spiega la maggiore attenzione che si rivolge a un compito non concluso (fosse anche un telefilm o uno spot).</p>
<p>Non è solo questione di fidelizzazione se siamo costretti a sorbirci Fiammetta che finge di suonare le tastiere. Diamo la colpa anche al nostro cervello.</p>
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		<title>I mezzobusti danno i numeri.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/20/i-mezzibusti-danno-i-numeri/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 15:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="calo di fiducia nei tg" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/veline.jpg" alt="calo di fiducia nei tg" width="584" height="243" /></p>
<p>Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione da parte dei manifestanti, scende anche lui in Piazza del Popolo contro la censura. Un pupazzo. Ma qualche giorno dopo Antonio Ricci, pressato da un Gad Lerner in ottima forma, fa coming out ammettendo di non fare un ‘TG satirico’ ma solo varietà. Eppure si era sempre professato un paladino della controinformazione. Intanto Reporters Sans Frontieres declassa l’Italia dal 44° al 49° posto nella classifica della libertà d’informazione. E questa è solo una premessa, che tralascia volutamente vicende precedenti al 3 ottobre che pure tanto hanno animato il dibattito sullo stato della stampa nazionale.</p>
<p>La vera ‘notizia’ sulla quale vorremmo riflettere, e che in realtà non sorprende nessuno, è che <strong>gli Italiani di ogni colore sono sempre più sfiduciati verso il sistema dell’informazione</strong>. Un’articolata <strong>indagine demoscopica</strong> condotta dalla Demos di Ilvo Diamanti restituisce il ritratto di un paese che ha imparato a convivere con una stampa di partito, in cui la distanza tra i fatti e la loro restituzione giornalistica si fa sempre maggiore con buona pace del diritto di corretta informazione. Vediamo nel dettaglio.</p>
<p>Rispetto a due anni fa la televisione resta la principale fonte d’informazione per gli italiani, con un quasi invariato 87%, mentre cresce moderatamente internet (dal 24.8% al 38.2%) e aumenta sensibilmente la percentuale di chi si informa attraverso il satellite e il dtt (dal 18.9% al 40.9%). Quasi invariata la radio con il 40% e di poco in ascesa i quotidiani con un 33% (+3).<br />
Il dato più interessante però è il trend della fiducia verso l’attendibilità dei vari telegiornali, ed è quello che riserva più sorprese. <strong>Le due principali testate nazionali</strong>, TG1 E TG5, sono le uniche che a dispetto dell’andamento generalmente positivo<strong> registrano un significativo calo di fiducia</strong>, rispettivamente -5.4% e -2.6%.  Ma è il dato più importante. In crescita le redazioni percepite come indipendenti: TgLA7 +8.6%, RaiNews24 +13.4% e SkyTg24 +5.8%. Comprensibile il +1.6 del giornale di Emilio Fede (che ha un target estremamente definito), mentre stupisce il +5.2% di Studio Aperto (complici un cambio di direzione e una linea editoriale leggermente riveduta).<br />
Se andiamo ad analizzare il dato di fiducia in base alla composizione del campione, calcolando lo scarto tra gli elettori appartenenti ai due macrogruppi PDL+Lega Nord e PD+IDV+sinistra alternativa, vediamo che si riproduce lo schema di appartenenza partitica cui siamo avvezzi, con le testate Mediaset in quota centrodestra, il TG3 alla sinistra e il TG1 filogovernativo. Più interessante però la percezione del TgLA7 come fortemente schierato a sinistra e soprattutto quella del TG2, sorprendentemente considerato riconducibile alla sfera PD-IDV. Guadagna un unanime riconoscimento di totale imparzialità il network di Murdoch.<br />
Per quanto concerne i <strong>programmi di approfondimento</strong> più popolari (Annozero, Ballarò, L’Infedele, Matrix, Otto e mezzo, Porta a Porta e Report) si registra un diffuso e relativamente moderato <strong>calo di fiducia</strong>, che diventa una <strong>caporetto da -8.2% per il Matrix post-Mentana</strong> di Alessio Vinci. Un buon +5 del preserale LA7, passato dalla conduzione Ferrara a quella Gruber, è superato solo da un <strong>trionfale +10.2% per</strong> le inchieste scomode di <strong>Milena Gabbianelli</strong>.</p>
<p>Il bilancio che si può trarre tanto dall’indagine di Demos quanto dalle premesse fatte in apertura è che il giornalismo del bel paese sia malato, e non sembra proprio essere un male recente. La lottizzazione, l’autocensura, la sudditanza dagli editori e una deriva selvaggia dell’infotainment hanno portato al discredito totale delle news nazionali. In Italia non è il diritto di parola a mancare, ma il dovere deontologico di fornire una corretta e imparziale informazione. Stampiamocelo in testa, e speriamo che il Gabibbo abbia smesso per sempre di far finta di essere un giornalista scomodo: non somiglia alla Polytkvoskaya.<br />
</p>
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