<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blog Comunicazione &#187; politica</title>
	<atom:link href="http://www.blogcomunicazione.com/tag/politica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blogcomunicazione.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 May 2011 16:38:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.3</generator>
		<item>
		<title>Per i politici siamo scimmie.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2010/04/22/per-i-politici-siamo-scimmie/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2010/04/22/per-i-politici-siamo-scimmie/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 10:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[headline]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità e marketing]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[persuasione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=1186</guid>
		<description><![CDATA[
Oggi inizieremo parlando di politica e di fossili viventi. E no, non ci stiamo riferendo ad alcuni senatori ultraottuagenari, ma a delle creature ben più sorprendenti: le meduse.
Questi animali che popolano gli abissi sono tra i primi a essere apparsi nella storia della vita e si presentano in un’incredibile eterogeneità di forme e caratteristiche. Tra le tante varietà, una delle più sorprendenti presenta una caratteristica apparentemente impossibile: ha 25 occhi e nessun cervello. Ed è la testimonianza evolutiva di come tutto il nostro vivere sia condizionato dal senso della vista, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="distrattori attentivi" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/04/macaco.jpg" alt="distrattori attentivi" width="584" height="243" /></p>
<p>Oggi inizieremo <strong>parlando di politica</strong> e di fossili viventi. E no, non ci stiamo riferendo ad alcuni senatori ultraottuagenari, ma a delle creature ben più sorprendenti: <strong>le meduse</strong>.</p>
<p>Questi animali che popolano gli abissi sono tra i primi a essere apparsi nella storia della vita e si presentano in un’incredibile eterogeneità di forme e caratteristiche. Tra le tante varietà, una delle più sorprendenti presenta una caratteristica apparentemente impossibile: ha <strong>25 occhi e nessun cervello</strong>. Ed è la testimonianza evolutiva di come tutto il nostro vivere sia condizionato dal senso della vista, nonché di come processi incredibilmente complessi come le emozioni o il pensiero siano il mero risultato dello sviluppo di un organo preposto a distinguere la luce dal buio: l’occhio.</p>
<p><strong>L’occhio umano è una macchina raffinatissima</strong> capace di performance straordinarie: è in grado compiere <strong>movimenti fulminei</strong> di natura matematicamente discreta che si focalizzano esclusivamente su quelli che il cervello percepisce come punti d’interesse, tralasciando le informazioni secondarie (<strong><em>movimenti saccadici</em></strong>). In altre parole siamo in grado di <strong>individuare un’informazione rilevante</strong> e di ‘posare’ lo guardo su di essa, tralasciando ogni altra informazione visiva, con un movimento oculare che ha un’ampiezza di 20° ma una <strong>velocità di 900°/sec</strong>.</p>
<p>Cos’ha a che fare tutto questo con la politica? Ve lo spieghiamo attraverso uno studio presentato dal dott. Liuzza al convegno “Neurosocietà”, organizzato dalla facoltà di psicologia dell’Università La Sapienza nell’ambito della <em>Brain Awareness Week 2010</em>.</p>
<p>Un campione selezionato di individui è stato sottoposto a un contesto sperimentale finalizzato all’analisi del <strong>rapporto tra segnali attentivi, effetto dei distrattori e loro status sociale</strong>. Semplifichiamo: su uno schermo <strong>venivano mostrate delle frecce</strong> che indicavano una direzione (destra o sinistra), <strong>e in contemporanea</strong> <strong>dei volti</strong> statici, sia di persone comuni che <strong>di politici</strong>, il cui sguardo (neutro alla comparsa dell’immagine) si muoveva in una direzione randomica che poteva essere uguale o opposta a quella della freccia. Una telecamera posta sullo schermo registrava la saccade dello spettatore.</p>
<p>Mentre i segnali attentivi convenzionali (ad esempio le frecce) sono il risultato di un’interpretazione e quindi richiedono un processamento cerebrale relativamente più lungo, <strong>i segnali attentivi biologici</strong> (come il movimento degli occhi) vengono <strong>istintivamente interpretati dal cervello</strong>, che attiva automaticamente quei <strong>neuroni specchio</strong> sui quali <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/16/accuse-ai-neuroni-specchio-riflettiamo/" target="_blank">ci siamo già soffermati in passato</a>.</p>
<p>I risultati del suddetto esperimento, per quanto ancora incompleti, hanno confermato un interessante dato che però non ci è nuovo: <strong><a href="http://www.blogcomunicazione.com/2010/02/07/apple-e-il-neuro-marketing/" target="_blank">siamo tutti macachi</a></strong>. Infatti così come la struttura sociale dei primati si delinea spontaneamente poiché l’effetto attentivo è modulato dallo status sociale del distrattore, anche tra gli uomini <strong>il potere detenuto da un individuo arriva a incidere in modo subliminale sull’interpretazione <em>immediata</em> di un segnale visivo</strong>.</p>
<p>Mentre i segnali biologici inviati dai distrattori anonimi non facevano registrare un’apprezzabile differenza rispetto ai segnali convenzionali, quelli inviati dai politici avevano una forte predominanza sulle frecce, confermando l’assunto di cui sopra. I <strong>risultati</strong> sono stati <strong>statisticamente bilanciati</strong> escludendo gli estremi e ottenendo un indice di efficienza (IE) risultante dal quoziente del tempo di risposta (RT) per l’accuratezza dello sguardo (ACC).</p>
<p>Interessante come <strong>i politici più influenti</strong> fossero quelli generalmente riconosciuti come <strong>più informali</strong> (nello specifico Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro). Questo a causa della loro maggiore capacità, evidentemente misurabile anche in un contesto così controllato, di influire attraverso le ‘dimensioni di personalità’. Tramite modelli come quello del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Five_(psicologia)" target="_blank">Big Five</a></strong>, i due risultano infatti i leader maggiormente capaci di attivare quella che con un termine alquanto auto-esplicativo viene definita <strong>similarità percepita</strong>.</p>
<p>Morale della favola? Se siete un politico cercate di somigliare il più possibile al vostro elettorato. Tanto, volenti o nolenti, siamo tutti scimmie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2010/04/22/per-i-politici-siamo-scimmie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Rai chiude Vespa e Santoro.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2010/02/10/la-rai-chiude-vespa-e-santoro/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2010/02/10/la-rai-chiude-vespa-e-santoro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=1168</guid>
		<description><![CDATA[

Incredibilmente la classe politica italiana, o almeno parte di essa, è riuscita a mettere d’accordo professionisti dell’informazione e semplici telespettatori, di qualsiasi schieramento essi siano. L’unico rammarico è che tale accordo arrivi nella forma di un dissenso tanto fermo quanto diffuso a quello che promette di essere, se non revocato, l’intervento più pesante e scriteriato mai adottato da un’autority televisiva: verranno chiusi i programmi di approfondimento politico.
Ieri notte, in previsione delle prossime elezioni regionali, le quote PDL e Radicali della Commissione di Vigilanza RAI hanno stabilito che, nei trenta giorni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="censura" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/02/censura.jpg" alt="censura" width="584" height="243" /></p>
<p>Incredibilmente la classe politica italiana, o almeno parte di essa, è riuscita a mettere d’accordo professionisti dell’informazione e semplici telespettatori, di qualsiasi schieramento essi siano. L’unico rammarico è che tale accordo arrivi nella forma di un dissenso tanto fermo quanto diffuso a quello che promette di essere, se non revocato, l’intervento più pesante e scriteriato mai adottato da un’autority televisiva: <strong>verranno chiusi i programmi di approfondimento politico</strong>.</p>
<p>Ieri notte, <strong>in previsione delle prossime elezioni regionali</strong>, le quote PDL e Radicali della Commissione di Vigilanza RAI hanno stabilito che, nei trenta giorni che precederanno le scadenze elettorali, i programmi di approfondimento giornalistico ospitanti dibattito politico dovranno essere chiusi. Il <strong>bavaglio</strong> verrà messo <strong>all’Annozero di Santoro, al Ballarò di Floris ma manche alla terza camera di Vespa</strong> (in ‘perfetta’ attuazione della <em>par condicio</em>) e a numerose altre trasmissioni RAI (per estensione salteranno due terzi del palinsesto della terza rete).</p>
<p>Per un mese <strong>gli elettori</strong> verranno <strong>privati dei migliori</strong> <strong>strumenti</strong> offerti dalla TV italiana per la creazione di un’opinione politica (‘liberi’ o schierati che siano) e <strong>dovranno accontentarsi</strong> di quella sterile gabbia che è la <strong>tribuna elettorale</strong>, nella quale i politici potranno muoversi secondo tempi cronometrati al secondo ma senza troppa paura di scivoloni o contraddizioni. Vespa, Santoro e Floris potranno accettare di fare da moderatori agli incontri, o all’occorrenza verranno sostituiti da qualche ossequioso mestierante. Poiché la decisione riguarda esclusivamente i programmi della televisione pubblica, <strong>il Matrix di Canale 5 non subirà alcuna limitazione</strong> e, anzi, potrà continuare ad andare in onda normalmente sperando di riprendersi almeno in parte dall’emorragia di spettatori seguita all’epurazione, ormai vecchia di un anno, di Enrico Mentana.</p>
<p>Il relatore di questo capolavoro di pura lungimiranza politica è il radicale Marco Beltrandi, supportato nel voto dalla compattezza del Popolo Della Libertà. Si sono fermamente opposti e hanno abbandonato l’aula con la speranza di far mancare il numero legale gli esponenti del Partito Democratico (che, ricordiamo, corrono nel Lazio proprio candidando un presidente in quota Radicali), ma Roberto Rao dell’UDC ha sventato il tentativo di ‘sabotaggio’ restando presente per poi astenersi dal voto. <strong>Rimane da vedere se l’Agcom deciderà di estendere il divieto anche a Vinci e a Lerner, ma anche quella di certo non potrebbe mai esser vista come una vittoria della libertà d’informazione.</strong></p>
<p>Il circo dei commenti politici che seguirà alla decisione non appartiene a questa sede, ma se si andrà avanti su questa strada sarà interessante ritrovarci a discutere sulle <strong>peculiarità del linguaggio politico in una campagna elettorale basata esclusivamente sulle tribune</strong>. Per la <span style="text-decoration: line-through;">gioia</span> noia dei telespettatori.</p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2010/02/10/la-rai-chiude-vespa-e-santoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È fatta: Google dice no alla censura Cinese.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2010/01/13/e-fatta-google-dice-no-alla-censura-cinese/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2010/01/13/e-fatta-google-dice-no-alla-censura-cinese/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 11:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[citizen journalism]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=1098</guid>
		<description><![CDATA[La natura pervasiva della rete  è difficile da controllare. Già in passato abbiamo commentato il ruolo svolto dai blogger iraniani nel liberarsi della mordacchia del censore, eppure in quello stesso contesto siamo stati costretti a riconoscere come sia ancora relativamente facile per i governi liberticidi limitare pesantemente la libertà offerta dalle nuove tecnologie.
L’Iran di Ahmadinejad però non è la Cina di Hu Jintao, e nel caso del colosso asiatico schierarsi contro la censura ha costi ben diversi. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="google dice no alla censura" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/01/cina.jpg" alt="google dice no alla censura" width="584" height="243" /></p>
<p>La natura pervasiva della rete  è difficile da controllare. Già in passato <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/" target="_blank">abbiamo commentato</a> il ruolo svolto dai blogger iraniani nel liberarsi della mordacchia del censore, eppure in quello stesso contesto siamo stati costretti a riconoscere come sia ancora relativamente facile per i governi liberticidi limitare pesantemente la libertà offerta dalle nuove tecnologie.</p>
<p>L’Iran di Ahmadinejad però non è la <strong>Cina</strong> di Hu Jintao, e nel caso del colosso asiatico <strong>schierarsi contro la censura</strong> ha costi ben diversi. Per le multinazionali del web infatti non scendere a patti con i controllori della superpotenza <strong>significherebbe</strong> incorrere in oscuramento certo e quindi <strong>rinunciare a un mercato di 300 milioni di utenti</strong>: un bacino ormai superiore anche all’utenza internet statunitense e decisamente allettante.</p>
<p>Per queste ragioni, nonostante il popolo di Seattle abbia insegnato ai colletti bianchi la convenienza in termini di vantaggio competitivo offerta da una condotta etica dell’impresa (e nonostante l’atavica allergia alle regole dei guru di internet), i numeri uno del web hanno via via capitolato alle richieste del governo cinese, escludendo dai propri siti una nutrita lista di argomenti sgraditi alla sala dei bottoni (su tutte le spinose questioni del Tibet e dello Xinjang).</p>
<p>Così <strong>Yahoo!</strong>, <strong>collaborazionista</strong> numero uno insieme al portale cinese Baidu, è arrivata ad eliminare il 97% delle keyword scottanti, nonché a coadiuvare la polizia locale sin dal 2002 nella <a href="http://punto-informatico.it/1461527/PI/News/dissidenti-cinesi-nuove-accuse-yahoo.aspx" target="_blank"><strong>caccia ai dissidenti</strong></a> e addirittura a consegnare spontaneamente alle autorità cinesi la corrispondenza di alcuni attivisti democratici (suscitando ufficialmente le ire di Julien Pain, responsabile di Reporters Sans Frontières). Altri attori del web non sono stati da meno, e così <strong>Google ha bloccato l’83% dei contenuti proibiti</strong>, <strong>MSN Search il 78%</strong> e <strong>Apple ha censurato</strong> dall’AppStore per iPhone <strong>due applicazioni</strong> riguardanti il Dalai Lama.</p>
<p>In questo sconfortante panorama di asservimento e business è però successo qualcosa, qualcosa di molto importante. <strong>Ieri Google ha detto no</strong>.</p>
<p>Dal blog ufficiale dell’azienda <a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/01/new-approach-to-china.html" target="_blank">arriva l’annuncio</a> di “un nuovo approccio verso la Cina”. Intorno alla metà di dicembre i server di Gmail, il servizio di posta made in Mountain View, hanno subito una <strong>pesante offensiva da parte di hacker</strong> intenzionati a intercettare la corrispondenza privata degli attivisti per i diritti umani. Questi attacchi, il cui mittente viene solo tacitamente riconosciuto nei leader della Repubblica Popolare, rappresentano chiaramente <strong>un’attività di</strong> <strong>spionaggio di stato finalizzata alla soppressione dei diritti umani e civili</strong>.</p>
<p>Evidentemente, a casa di Brin e Page, qualcuno si è reso conto che quando si fanno compromessi al ribasso il gioco non vale la candela, e che per un’azienda il cui motto è “<em>don’t be evil</em>” c’era qualche contraddizione di troppo. Così è arrivata la decisione, e da oggi verranno <strong>ufficialmente rimossi tutti i filtri censori</strong> da parte del motore statunitense, mentre alla casa base si valuta l’eventualità non troppo remota della chiusura della sede Cinese.</p>
<p>Il dietrofront dell’attore numero uno del web apre <strong>scenari interessanti</strong>. L’idea che le regole della rete possano stravolgere i meccanismi tradizionali dell’economia torna ad affacciarsi alla mente dei più ottimisti, e intanto in molti iniziano a farsi una domanda: se il business con la ‘G’ maiuscola si tira indietro davanti al calpestamento dei diritti umani, quanto potere rimane ai regimi? <strong>Hu Jintao cambierà rotta</strong>? <strong>Diteci la vostra nei commenti</strong>!</p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2010/01/13/e-fatta-google-dice-no-alla-censura-cinese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo spirito del tempo.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/14/lo-spirito-del-tempo/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/14/lo-spirito-del-tempo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 15:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=845</guid>
		<description><![CDATA[Oggi, prendendo spunto da alcune interessanti notizie della settimana (che menzioneremo alla fine), abbiamo l'ambizione di cercare di capire un po' di più lo spirito del nostro presente e del nostro futuro. Per farlo ricorderemo eventi apparentemente lontani tra loro. Ma si tratta solo di unire i puntini.
Nel 1964 Marshall McLuhan, nelle pagine di Understanding Media, conia il termine ‘Villaggio Globale’. Per decenni la fortuna del neologismo sarà legata al medium televisivo, da molti (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="lo spirito del tempo" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/11/zeitgeist.jpg" alt="lo spirito del tempo" width="584" height="243" /></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, prendendo spunto da alcune interessanti notizie della settimana (che menzioneremo alla fine), abbiamo l&#8217;ambizione di cercare di <strong>capire</strong> un po&#8217; di più <strong>lo spirito del nostro presente</strong> e del nostro futuro. Per farlo ricorderemo eventi apparentemente lontani tra loro. Ma si tratta solo di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nFKY8CVwOaU" target="_blank">unire i puntini</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1964 Marshall McLuhan, nelle pagine di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Understanding_Media:_The_Extensions_of_Man" target="_blank">Understanding Media</a>, conia il termine ‘<strong>Villaggio Globale</strong>’. Per decenni la fortuna del neologismo sarà legata al medium televisivo, da molti prontamente identificato come l’attualizzazione tecnologica della visione del sociologo canadese.<br />
<strong>La televisione</strong>, come tutte le tecnologie, ha una <strong>parabola discendente</strong> e, soprattutto, attraversa un processo dialettico che prima del suo declino la porta a trasformarsi da strumento in grado di unire le famiglie a causa di disgregazione e isolamento sociale.<br />
Negli anni 80, mentre Umberto Eco saluta la nascita della <strong>neotelevisione</strong>, prende piede uno strumento tecnologico che avrebbe rivoluzionato per sempre la fruizione della musica: il <strong>Walkman</strong> di Sony. Alberto Abruzzese, nel suo Lessico della Comunicazione, offre un’interessante lettura di questa tecnologia di <strong>isolamento generazionale</strong>. Intanto, nel 1981, esordisce nell’etere un canale televisivo che avrebbe conosciuto un successo tanto grande da trasformarlo in fenomeno di costume: <strong>MTV</strong>. Su quell’altare l’industria musicale celebra il sacrificio dell’arte trasformando la <strong>musica in marketing</strong> e i videoclip in pubblicità. Il primo clip ad andare in onda è “Video killed the radio stars” dei Buggles.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1982 esce nei cinema di tutto il mondo <strong>Blade Runner</strong>, pellicola fantascientifica ispirata a un romanzo del 1968 di Philip K. Dick in cui Harrison Ford si aggira in un universo cyberpunk tra enormi schermi pubblicitari che segnano gli spazi urbanistici. Intanto il <strong>1984</strong> è passato, ma del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socing" target="_blank">Socing</a> immaginato da Orwell nel suo libro del 1948 fortunatamente non ce n’è neanche l’ombra.<br />
Mentre gli anni 80 si apprestano a chiudersi consumati dal trionfo dei media, alla periferia ovest di Ginevra, nei laboratori del più grande laboratorio mondiale di fisica delle particelle, un uomo lavora a uno scambio di informazioni  su scala mondiale basato sugli ipertesti. <strong>Tim Berners Lee</strong> sta inventando il <strong>protocollo Http</strong> e il World Wide Web, nonché un nuovo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriva il villaggio  globale. Questa volta sul serio. Il mondo spera e dispera: non si fa in tempo a ubriacarsi di new media e new economy che si crea una <strong>bolla speculativa</strong> che scuote dalle fondamenta le piazze economiche di tutto il mondo. Intanto arriva il 2000 e il temutissimo <strong><em>millennium bug</em></strong> si rivela l’ennesima fobia infondata. MTV ormai coltiva intere generazioni di teenager, mentre un’azienda americana che ha come logo una mela morsicata introduce sul mercato il successore del Walkman: l’<strong>iPod</strong>. Ma la fruizione della musica sta cambiando. Intanto dopo la Dot-Com bubble l’entusiasmo ha comunque ceduto il posto alla cautela, ma per la cautela non c’è tempo: arriva il <strong>Web 2.0</strong> che rivoluziona di nuovo tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo è completamente interconnesso e tutti sono conoscibili e reperibili. Un sito internet si trasforma in un leviatano da 250.000.000 di iscritti: se fosse un paese sarebbe il quarto più popoloso al mondo. Il suo nome è <strong>Facebook</strong>, e il Big Brother di 1984 è arrivato un po’ in ritardo. Intanto <strong>Nokia produce 13 telefonini al secondo</strong>, ma Apple presenta l’innovazione fatta oggetto. <strong>Arriva l’iPhone</strong>, il primo vero <em>device</em> per la connessione <strong>internet in mobilità</strong>. I tempi del Walkman sono culturalmente distanti anni luce.<br />
Il <strong>WWW</strong> celebra <strong>20 anni di vita</strong>. Tim Berners Lee rimpiange di aver inserito due slash nella sintassi http: se avesse programmato con più attenzione ne sarebbe bastato solo uno. Intanto <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/internet-numeri/internet-20-anni/internet-20-anni.html?ref=hpspr1" target="_blank">profetizza</a> che le pareti delle case si trasformeranno in <strong>giganteschi schermi</strong> connessi alla rete, e se la visione viene da lui e non dal Ridley Scott di Blade Runner c’è da crederci.</p>
<p style="text-align: justify;">E siamo ai giorni nostri, a questa settimana, per la precisione. Il gigante <strong>Google</strong> <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA40710/google_due_acquisizioni_strategiche_in_meno_di_una_settimana.shtml" target="_blank">diventa sempre più grande</a>, e con buona pace della produzione record di Nokia acquisisce <strong>Gizmo5</strong>, società specializzata in tecnologie VoIP. Acquisisce anche <strong>AdMob</strong>, start-up specializzata sulla pubblicità per i dispositivi mobili. Negli stessi giorni sempre Google annuncia che un team di suoi ricercatori sta ultimando lo sviluppo di <a href="http://www.geekissimo.com/2009/11/13/spdy-google-protocollo-velocizza-internet/" target="_blank"><strong>SPDY</strong></a> (si legge speedy), <strong>un nuovo protocollo</strong> che supererà i limiti storici dell’Http rendendolo di molto più veloce.<br />
Questa settimana, sempre questa settimana, <strong>YouTube</strong>, altra emanazione di Mountain View, annuncia che è partito il test dello <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA40709/youtube_dalla_settimana_prossima_arrivano_i_video_hd_1080p.shtml" target="_blank"><strong>streaming video a 1080p</strong></a>. La risoluzione full HD arriva in rete, e la rete arriva nei televisori.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto però <strong>la televisione arranca</strong>. MTV subisce i colpi inferti proprio da YouTube: chi è disposto ad aspettare ore per vedere il proprio video preferito quando può cercarlo in pochi secondi sul web? MTV annuncia <a href="http://www.mtvmusica.it/" target="_blank"><strong>mtvmusic.com</strong></a>, sito che ospiterà 25.000 videoclip musicali e che rappresenta il disperato tentativo di sopravvivenza di una rete che vede la propria fine vicina.<br />
Intanto <strong>Firefox</strong>, leader dei browser open source, compie <strong>cinque anni di vita</strong>. Il suo creatore <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-11/13/intervista-le-visioni-del-fantastico-mr-firefox.aspx" target="_blank">spende fiumi di parole</a> per sensibilizzare sull’importanza della net neutrality e della diffusione della rete. In Italia <strong>il governo</strong>, nella persona di Giulio Tremonti, decide di <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200911articoli/49158girata.asp" target="_blank"><strong>congelare i fondi</strong></a> precedentemente stanziati <strong>per l’abbattimento del digital divide</strong>. Internet è veloce, certa politica un po’ meno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/14/lo-spirito-del-tempo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fuoco amico.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/26/fuoco-amico/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/26/fuoco-amico/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 14:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[citizen journalism]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=605</guid>
		<description><![CDATA[Il citizen journalism e i fenomeni di reporter diffuso sono sempre più al centro dell’attenzione dei media tradizionali (dalla ‘pionieristica’ trasmissione di Marco Montemagno su SkyTg24 all’ottimo progetto Citizen Report targato Rai Educational), eppure il mondo dei media tradizionali si mostra ancora in gran parte inadatto ai contenuti informativi user generated.
Il giornalismo ‘dal basso’ si rivela infatti indispensabile quando documenta avvenimenti altrimenti inaccessibili ai media ufficiali (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="reporter diffuso a Gaza" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/fuoco.jpg" alt="reporter diffuso a Gaza" width="584" height="243" /></p>
<p>Il <em><strong>citizen journalism</strong></em> e i fenomeni di reporter diffuso sono sempre più <strong>al centro dell’attenzione</strong> dei media tradizionali (dalla ‘pionieristica’ <a href="http://dailymotion.virgilio.it/IoReporterSkyTG24/1">trasmissione</a> di <a href="http://montemagno.typepad.com/">Marco Montemagno</a> su SkyTg24 all’ottimo progetto <a href="http://www.citizenreport.rai.it/">Citizen Report</a> targato Rai Educational), eppure il mondo dei media tradizionali si mostra ancora in gran parte inadatto ai contenuti informativi user generated.<br />
Il giornalismo ‘dal basso’ si rivela infatti indispensabile quando documenta avvenimenti altrimenti inaccessibili ai media ufficiali (il <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/">ruolo svolto</a> da YouTube e Twitter nel documentare la repressione Iraniana è stato illuminante), ma fatica ancora a trovare quella dimensione realmente collaborativa che fa la forza delle redazioni giornalistiche e si limita spesso a concentrarsi su singoli eventi, rinunciando all’analisi di una visione d’insieme.<br />
D’altro canto è pure comprensibile che le televisioni, anche per un problema di attendibilità delle fonti, releghino la quasi totalità dei contenuti <em>grassroots</em> in finestre totalmente isolate rispetto all’informazione istituzionale, dimostrando al contempo la <strong>grande distanza</strong> che ancora <strong>contrappone new media e old media</strong>.</p>
<p>Mentre qualcuno prova a cercare nel <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gonzo_journalism">gonzo journalism</a></em> un ponte in grado di unire questi due mondi, dall’altra parte del globo la riflessione sul giornalismo dal basso e sul suo <strong>potere dissuasivo</strong> si trasforma in un vero strumento umanitario.</p>
<p>La spinosa questione geopolitica della <strong>striscia di Gaza</strong> vede ogni anno numerose vittime su entrambi i fronti. Tra i molti scenari di violenza ci sono gli uliveti degli insediamenti ovest, dove i contadini palestinesi sono spesso oggetto di aggressione da parte dei coloni israeliani. Il problema di queste violenze perpetrate da gruppi isolati è sempre stata la loro indimostrabilità, ma ora l’<strong>associazione umanitaria israeliana B’tselem</strong> ha deciso di offrire ai coltivatori Palestinesi la possibilità di documentare tali orrori.<br />
Da quando sono state <strong>distribuite gratuitamente 150 videocamere</strong> portatili ed è stata fornita ai contadini una formazione di base sul loro utilizzo, questi camcorder sono diventati uno strumento indispensabile <strong>in grado in molti casi di garantire l’incolumità</strong>. I Palestinesi finalmente possono tornare a coltivare la propria terra senza paura di perdere la vita, mentre gli aggressori, dissuasi dal rischio di una prova documentale dei loro attacchi, hanno desistito quasi del tutto dai propri propositi.<br />
Per ora la maggior parte dei contadini non registra i propri ‘reportage’ con lo scopo di diffonderli via internet, è vero, ma la visibilità internazionale arriva comunque grazie al <a href="http://www.btselem.org/index.asp">sito dell’ONG</a> che ha promosso l’iniziativa e alle telecamere di <a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/10/20091022103431824821.html">Al Jazeera</a> che hanno offerto copertura mediatica.</p>
<p>Orwell in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29">1984</a> aveva immaginato un mondo controllato da telecamere, e in effetti il Grande Fratello in qualche modo ci osserva tutti. Ma la fantasia dello scrittore britannico non era arrivata a tanto: ora anche i prolet sorvegliano la psicopolizia.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/p433WA10Ql8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/p433WA10Ql8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/26/fuoco-amico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I mezzobusti danno i numeri.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/20/i-mezzibusti-danno-i-numeri/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/20/i-mezzibusti-danno-i-numeri/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 15:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=523</guid>
		<description><![CDATA[Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="calo di fiducia nei tg" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/veline.jpg" alt="calo di fiducia nei tg" width="584" height="243" /></p>
<p>Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione da parte dei manifestanti, scende anche lui in Piazza del Popolo contro la censura. Un pupazzo. Ma qualche giorno dopo Antonio Ricci, pressato da un Gad Lerner in ottima forma, fa coming out ammettendo di non fare un ‘TG satirico’ ma solo varietà. Eppure si era sempre professato un paladino della controinformazione. Intanto Reporters Sans Frontieres declassa l’Italia dal 44° al 49° posto nella classifica della libertà d’informazione. E questa è solo una premessa, che tralascia volutamente vicende precedenti al 3 ottobre che pure tanto hanno animato il dibattito sullo stato della stampa nazionale.</p>
<p>La vera ‘notizia’ sulla quale vorremmo riflettere, e che in realtà non sorprende nessuno, è che <strong>gli Italiani di ogni colore sono sempre più sfiduciati verso il sistema dell’informazione</strong>. Un’articolata <strong>indagine demoscopica</strong> condotta dalla Demos di Ilvo Diamanti restituisce il ritratto di un paese che ha imparato a convivere con una stampa di partito, in cui la distanza tra i fatti e la loro restituzione giornalistica si fa sempre maggiore con buona pace del diritto di corretta informazione. Vediamo nel dettaglio.</p>
<p>Rispetto a due anni fa la televisione resta la principale fonte d’informazione per gli italiani, con un quasi invariato 87%, mentre cresce moderatamente internet (dal 24.8% al 38.2%) e aumenta sensibilmente la percentuale di chi si informa attraverso il satellite e il dtt (dal 18.9% al 40.9%). Quasi invariata la radio con il 40% e di poco in ascesa i quotidiani con un 33% (+3).<br />
Il dato più interessante però è il trend della fiducia verso l’attendibilità dei vari telegiornali, ed è quello che riserva più sorprese. <strong>Le due principali testate nazionali</strong>, TG1 E TG5, sono le uniche che a dispetto dell’andamento generalmente positivo<strong> registrano un significativo calo di fiducia</strong>, rispettivamente -5.4% e -2.6%.  Ma è il dato più importante. In crescita le redazioni percepite come indipendenti: TgLA7 +8.6%, RaiNews24 +13.4% e SkyTg24 +5.8%. Comprensibile il +1.6 del giornale di Emilio Fede (che ha un target estremamente definito), mentre stupisce il +5.2% di Studio Aperto (complici un cambio di direzione e una linea editoriale leggermente riveduta).<br />
Se andiamo ad analizzare il dato di fiducia in base alla composizione del campione, calcolando lo scarto tra gli elettori appartenenti ai due macrogruppi PDL+Lega Nord e PD+IDV+sinistra alternativa, vediamo che si riproduce lo schema di appartenenza partitica cui siamo avvezzi, con le testate Mediaset in quota centrodestra, il TG3 alla sinistra e il TG1 filogovernativo. Più interessante però la percezione del TgLA7 come fortemente schierato a sinistra e soprattutto quella del TG2, sorprendentemente considerato riconducibile alla sfera PD-IDV. Guadagna un unanime riconoscimento di totale imparzialità il network di Murdoch.<br />
Per quanto concerne i <strong>programmi di approfondimento</strong> più popolari (Annozero, Ballarò, L’Infedele, Matrix, Otto e mezzo, Porta a Porta e Report) si registra un diffuso e relativamente moderato <strong>calo di fiducia</strong>, che diventa una <strong>caporetto da -8.2% per il Matrix post-Mentana</strong> di Alessio Vinci. Un buon +5 del preserale LA7, passato dalla conduzione Ferrara a quella Gruber, è superato solo da un <strong>trionfale +10.2% per</strong> le inchieste scomode di <strong>Milena Gabbianelli</strong>.</p>
<p>Il bilancio che si può trarre tanto dall’indagine di Demos quanto dalle premesse fatte in apertura è che il giornalismo del bel paese sia malato, e non sembra proprio essere un male recente. La lottizzazione, l’autocensura, la sudditanza dagli editori e una deriva selvaggia dell’infotainment hanno portato al discredito totale delle news nazionali. In Italia non è il diritto di parola a mancare, ma il dovere deontologico di fornire una corretta e imparziale informazione. Stampiamocelo in testa, e speriamo che il Gabibbo abbia smesso per sempre di far finta di essere un giornalista scomodo: non somiglia alla Polytkvoskaya.<br />
</p>
<p align="center"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8sZnsPHwpQQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/8sZnsPHwpQQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/20/i-mezzibusti-danno-i-numeri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Banksy censurato, ora è nero.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/11/451/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/11/451/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 16:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[banksy]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=451</guid>
		<description><![CDATA[
Banksy, il Basquiat del nuovo millennio, aveva rovinato l&#8217;ennesimo palazzo. Intollerabile. Ma gli amministratori del sobborgo londinese di Hackney, facendo sfoggio tanto di risolutezza quanto di ottusità, hanno ripristinato l&#8217;estetica della zona facendo coprire l&#8217;opera con un meraviglioso strato di vernice nera. Ora che Stoke Newington Church Street è decisamente più bella e ordinata, bisognerà convincere i residenti furiosi a non intentare azioni legali contro il comune.


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="Banksy cancellato" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/banksy.jpg" alt="Banksy cancellato" width="584" height="243" /></p>
<p>Banksy, il Basquiat del nuovo millennio, aveva rovinato l&#8217;ennesimo palazzo. Intollerabile. Ma gli amministratori del sobborgo londinese di Hackney, facendo sfoggio tanto di risolutezza quanto di ottusità, hanno ripristinato l&#8217;estetica della zona facendo coprire l&#8217;opera con un meraviglioso strato di vernice nera. Ora che Stoke Newington Church Street è decisamente più bella e ordinata, bisognerà convincere i residenti furiosi a non intentare azioni legali contro il comune.<br />
</p>
<p align="center"><img src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/banksy2.jpg" alt="Banksy prima e dopo" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/11/451/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il logo Magic Italy scompare magicamente.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/18/il-logo-magic-italy-scompare-magicamente/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/18/il-logo-magic-italy-scompare-magicamente/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 23:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[corporate image]]></category>
		<category><![CDATA[corporate identity]]></category>
		<category><![CDATA[identità visiva]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[logo]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=315</guid>
		<description><![CDATA[
Con una malinconica lacrima per la grande opportunità persa, dobbiamo registrare la smentita sull&#8217;adozione di quella straordinaria vetta del design internazionale che prometteva di essere il logo &#8220;Magic Italy&#8221;, immagine dell&#8217;Italia nel mondo presentata pochi giorni or sono dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla. Dobbiamo mestamente lasciarci alle spalle quel gradevolissimo puzzo di anni &#8217;80, nonché quell&#8217;ardita sperimentazione dell&#8217;intera galleria filtri di Photoshop.

Verificata l&#8217;accoglienza non proprio calorosa riservata al marchio da designer e internauti, che ne avevano prontamente fatto il proprio oggetto di scherno prediletto, il premier ha ordinato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-316" title="magico-orrore" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/magico-orrore.jpg" alt="magico-orrore" width="584" height="243" /><br />
Con una malinconica lacrima per la grande opportunità persa, dobbiamo registrare la <strong>smentita</strong> sull&#8217;adozione di quella straordinaria vetta del design internazionale che prometteva di essere il logo <strong>&#8220;Magic Italy&#8221;</strong>, immagine dell&#8217;Italia nel mondo presentata pochi giorni or sono dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla. Dobbiamo mestamente lasciarci alle spalle quel gradevolissimo puzzo di anni &#8217;80, nonché quell&#8217;ardita sperimentazione dell&#8217;intera galleria filtri di Photoshop.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Y671I1B4FWY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/Y671I1B4FWY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Verificata l&#8217;accoglienza non proprio calorosa riservata al marchio da designer e internauti, che ne avevano prontamente fatto il proprio <strong>oggetto di scherno</strong> prediletto, il premier ha ordinato di mettere il freno alla magia in salsa tricolore smentendo di averla mai ufficializzata, e proponendone una versione riveduta e corretta. Ovviamente si era solo trattato di un fraintendimento.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-318" title="italia" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/italia1.jpg" alt="italia" width="584" height="243" /><br />
A ben guardare, però, il suddetto episodio non suona affatto nuovo: già in precedenza qualcuno aveva provato ad attentare biecamente all&#8217;immagine dell&#8217;Italia nel mondo. È <strong>un vizio bipartisan</strong>, evidentemente. Anni addietro Francesco Rutelli, prima di un insuccesso epico che portò a sperperare cifre astronomiche e assolutamente fuori mercato in un portale turistico che <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2008/01/italiait_costoso_e_chiuso.html" target="_blank">fallì nell&#8217;arco di un anno</a>, presentò un mirabile lavoro grafico che traeva ispirazione un po&#8217; da un cetriolo e un po&#8217; da un kazoo, e che ovviamente non mancò di suscitare unanimi consensi. In quell&#8217;occasione però si dimostrò al passo con i tempi lanciando, forse non troppo consapevolmente, un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LE6jRsLr7xE" target="_blank">video virale</a> in cui sfoggiava un inglese impeccabile. Siamo in buone mani.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-319" title="il-fagiolo" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/il-fagiolo.jpg" alt="il-fagiolo" width="584" height="243" /></p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fIGPdpbRmFo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/fIGPdpbRmFo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/18/il-logo-magic-italy-scompare-magicamente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elezioni in Iran: la censura e la rete.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 09:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[ahmadinejad]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[citizen journalism]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[friend feed]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=257</guid>
		<description><![CDATA[
Non vi sono ancora prove certe di brogli elettorali nell&#8217;Iran di Ahmadinejad (probabilmente è solo questione di tempo), ma la compagine sempre più inquietante nella quale si è verificata la disfatta elettorale di Moussavi ha le tinte forti di uno dei momenti più neri della dittatura Iraniana. Nonostante la censura totalizzante dei media tradizionali, il disturbo delle trasmissioni satellitari dei reporter internazionali, il sabotaggio della rete di telefonia mobile e la pesante censura di Internet estesasi anche a Facebook (dove il leader dell&#8217;opposizione contava circa 45.000 sostenitori), sembrava che i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- ckey="6AA0FDF5" --><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/ahmadinejad.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-259" title="ahmadinejad" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/ahmadinejad.jpg" alt="ahmadinejad" width="584" height="243" /></a></p>
<p>Non vi sono ancora prove certe di <strong>brogli elettorali</strong> nell&#8217;Iran di Ahmadinejad (probabilmente è solo questione di tempo), ma la compagine sempre più inquietante nella quale si è verificata la disfatta elettorale di Moussavi ha le tinte forti di uno dei momenti più neri della dittatura Iraniana. Nonostante la <strong>censura totalizzante dei media tradizionali</strong>, <strong>il disturbo delle trasmissioni satellitari dei reporter </strong>internazionali, <strong>il sabotaggio della rete di telefonia mobile</strong> e la <strong><a href="http://www.rsf.org/An-election-without-free-flow-of.html" target="_blank">pesante censura di Internet</a></strong> estesasi anche a Facebook (dove il leader dell&#8217;opposizione contava circa 45.000 sostenitori), sembrava che i manifestanti avessero trovato un modo per far sentire la propria voce: la rete di microblogging di Twitter. Ma nelle ultime ore <strong>la mano del censore si è abbattuta anche sui twitters</strong>, tanto che Bret Taylor, uno dei fondatori del servizio di seed personalizzabili FriendFeed, dimostra <a href="http://friendfeed.com/bret/01d7ad79/friendfeed-has-been-almost-completely-blocked" target="_blank">sul proprio sito</a> come il traffico verso il servizio sia praticamente cessato negli ultimi due giorni.</p>
<p align="center"><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/censura-freind-feed.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-258" title="censura-freind-feed" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/censura-freind-feed.jpeg" alt="censura-freind-feed" width="525" height="131" /></a></p>
<p>Ma nel frattempo, con le strade gremite da una fiumana umana che sfida il regime al grido di &#8220;Allah u Akbar&#8221; (&#8220;Dio è grande&#8221;: lo stesso slogan della rivoluzione khomeinista del 1979), <strong>neanche i media di stato riescono più a contenere le notizie</strong>: viene così dall&#8217;emittente ufficiale Radio Payam la notizia dell&#8217;uccisione di sette manifestanti da parte <span style="text-decoration: line-through;">delle forze dell&#8217;ordine</span> dei militari.  E nell&#8217;era di internet, dove non possono le tv ufficiali, possono i fenomeni di <strong>reporter diffuso</strong>: è stato divulgato in rete un video in cui un manifestante documenta la violenta repressione in atto a Theran. Ecco la dimostrazione di come il web e il giornalismo partecipativo abbiano un ruolo chiave nel <em>powershift</em>.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="359" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="flashvars" value="autostart=false&amp;keyT=Ivp,.àlàvatcr.oìùrìì.mj:qc&amp;key=.iì(ccwqeafiweà?r.esèp@dajt:p@ek,v;_ùyqvmjnita-q,pRve Mfeti?aus=agl?01c'02?ò03ex04&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2009/iranautopolizia20090616.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;" /><param name="src" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/adv_player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="359" src="http://tv.repubblica.it/static/swf/adv_player.swf" flashvars="autostart=false&amp;keyT=Ivp,.àlàvatcr.oìùrìì.mj:qc&amp;key=.iì(ccwqeafiweà?r.esèp@dajt:p@ek,v;_ùyqvmjnita-q,pRve Mfeti?aus=agl?01c'02?ò03ex04&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2009/iranautopolizia20090616.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p align="center">In copertina un&#8217;efficace immagine di una <a href="http://jeromeghedira.wordpress.com/2008/05/29/3-grands-pour-mccann-erickson-au-gprc-08/" target="_blank">campagna McCann Erickson per Reporter Senza Frontiere</a>.</p>
<p><!-- ckey="6AA0FDF5" --></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dentro il discorso di Obama all&#8217;Università del Cairo.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/08/dentro-il-discorso-di-obama-all-universita-del-cairo/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/08/dentro-il-discorso-di-obama-all-universita-del-cairo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 19:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[obama]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=199</guid>
		<description><![CDATA[
Dopo l&#8217;attesissimo discorso di Barack Obama all&#8217;Università del Cairo, l&#8217;era di Bush figlio sembra lontana anni luce, tanto nei contenuti quanto nel linguaggio. L&#8217;autorevolezza di Obama, coadiuvata dalle eccezionali capacità comunicative sue e dei suoi consiglieri, gli permette di intavolare un discorso straordinariamente innovativo, nel quale per la prima volta si rivolge direttamente al popolo anziché ai governi della regione. Le sue parole, cui tanto Al Jazeera quanto Al Arabya hanno dato grandissimo risalto, sono riuscite ad arrivare allo spettatore mediorientale medio poiché questo ha avuto l&#8217;impressione di essere capito: ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/obamacairo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-204" title="obamacairo" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/obamacairo.jpg" alt="obamacairo" width="584" height="243" /></a></p>
<p>Dopo l&#8217;attesissimo <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/obama-presidenza-8/discorso-italiano/discorso-italiano.html" target="_blank">discorso</a> di Barack Obama all&#8217;Università del Cairo, l&#8217;era di Bush figlio sembra lontana anni luce, tanto nei contenuti quanto nel linguaggio. L&#8217;autorevolezza di Obama, coadiuvata dalle eccezionali capacità comunicative sue e dei suoi consiglieri, gli permette di intavolare un discorso <strong>straordinariamente innovativo</strong>, nel quale per la prima volta <strong>si rivolge direttamente al popolo </strong>anziché ai governi della regione. Le sue parole, cui tanto Al Jazeera quanto Al Arabya hanno dato grandissimo risalto, sono riuscite ad arrivare allo spettatore mediorientale medio poiché questo ha avuto l&#8217;impressione di essere capito: Obama differentemente dai suoi predecessori <strong>non ha mai parlato di &#8216;mondo islamico&#8217;</strong>, ma ha distinto le diverse realtà parlando di &#8216;paesi a maggioranza islamica&#8217;. Allo stesso modo <strong>non ha mai pronunciato la parola terrorismo</strong>, dimostrando sia di volgere lo sguardo a un futuro migliore sia di cogliere le grandi differenze che intercorrono tra realtà come Hamas, Al Quaeda e Hezbollah. Contrariamente ha lanciato un forte messaggio di <strong>cambiamento e riappacificazione</strong>, tanto al medioriente quanto all&#8217;America stessa, che sembra possa preparare il terreno per un&#8217;altrettanto importante  inversione di rotta nella politica estera statunitense. Le riprese a telecamera fissa hanno accentuato la ieraticità del suo intervento, rafforzando messaggi dallo straordinario vigore retorico come quello sulla<strong> comunanza delle tre religioni moniteiste</strong>:</p>
<blockquote><p>«Noi abbiamo la possibilità di creare il mondo che vogliamo, ma soltanto se avremo il coraggio di dare il via a un nuovo inizio, tenendo in mente ciò che è stato scritto. Il Sacro Corano dice: &#8220;Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina. E ti abbiamo fatta in nazioni e tribù, così che voi poteste conoscervi meglio gli uni gli altri&#8221;. Nel Talmud si legge: &#8220;La Torah nel suo insieme ha per scopo la promozione della pace&#8221;. E la Sacra Bibbia dice: &#8220;Beati siano coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio&#8221;.</p>
<p>Sì, i popoli della Terra possono convivere in pace. Noi sappiamo che questo è il volere di Dio. E questo è il nostro dovere su questa Terra. Grazie, e che la pace di Dio sia con voi.»</p></blockquote>
<p>È in atto un vero e proprio &#8216;restyling&#8217; politico dell&#8217;immagine americana.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/08/dentro-il-discorso-di-obama-all-universita-del-cairo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

