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	<title>Blog Comunicazione &#187; italia</title>
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		<title>La Rai chiude Vespa e Santoro.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2010/02/10/la-rai-chiude-vespa-e-santoro/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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Incredibilmente la classe politica italiana, o almeno parte di essa, è riuscita a mettere d’accordo professionisti dell’informazione e semplici telespettatori, di qualsiasi schieramento essi siano. L’unico rammarico è che tale accordo arrivi nella forma di un dissenso tanto fermo quanto diffuso a quello che promette di essere, se non revocato, l’intervento più pesante e scriteriato mai adottato da un’autority televisiva: verranno chiusi i programmi di approfondimento politico.
Ieri notte, in previsione delle prossime elezioni regionali, le quote PDL e Radicali della Commissione di Vigilanza RAI hanno stabilito che, nei trenta giorni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="censura" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/02/censura.jpg" alt="censura" width="584" height="243" /></p>
<p>Incredibilmente la classe politica italiana, o almeno parte di essa, è riuscita a mettere d’accordo professionisti dell’informazione e semplici telespettatori, di qualsiasi schieramento essi siano. L’unico rammarico è che tale accordo arrivi nella forma di un dissenso tanto fermo quanto diffuso a quello che promette di essere, se non revocato, l’intervento più pesante e scriteriato mai adottato da un’autority televisiva: <strong>verranno chiusi i programmi di approfondimento politico</strong>.</p>
<p>Ieri notte, <strong>in previsione delle prossime elezioni regionali</strong>, le quote PDL e Radicali della Commissione di Vigilanza RAI hanno stabilito che, nei trenta giorni che precederanno le scadenze elettorali, i programmi di approfondimento giornalistico ospitanti dibattito politico dovranno essere chiusi. Il <strong>bavaglio</strong> verrà messo <strong>all’Annozero di Santoro, al Ballarò di Floris ma manche alla terza camera di Vespa</strong> (in ‘perfetta’ attuazione della <em>par condicio</em>) e a numerose altre trasmissioni RAI (per estensione salteranno due terzi del palinsesto della terza rete).</p>
<p>Per un mese <strong>gli elettori</strong> verranno <strong>privati dei migliori</strong> <strong>strumenti</strong> offerti dalla TV italiana per la creazione di un’opinione politica (‘liberi’ o schierati che siano) e <strong>dovranno accontentarsi</strong> di quella sterile gabbia che è la <strong>tribuna elettorale</strong>, nella quale i politici potranno muoversi secondo tempi cronometrati al secondo ma senza troppa paura di scivoloni o contraddizioni. Vespa, Santoro e Floris potranno accettare di fare da moderatori agli incontri, o all’occorrenza verranno sostituiti da qualche ossequioso mestierante. Poiché la decisione riguarda esclusivamente i programmi della televisione pubblica, <strong>il Matrix di Canale 5 non subirà alcuna limitazione</strong> e, anzi, potrà continuare ad andare in onda normalmente sperando di riprendersi almeno in parte dall’emorragia di spettatori seguita all’epurazione, ormai vecchia di un anno, di Enrico Mentana.</p>
<p>Il relatore di questo capolavoro di pura lungimiranza politica è il radicale Marco Beltrandi, supportato nel voto dalla compattezza del Popolo Della Libertà. Si sono fermamente opposti e hanno abbandonato l’aula con la speranza di far mancare il numero legale gli esponenti del Partito Democratico (che, ricordiamo, corrono nel Lazio proprio candidando un presidente in quota Radicali), ma Roberto Rao dell’UDC ha sventato il tentativo di ‘sabotaggio’ restando presente per poi astenersi dal voto. <strong>Rimane da vedere se l’Agcom deciderà di estendere il divieto anche a Vinci e a Lerner, ma anche quella di certo non potrebbe mai esser vista come una vittoria della libertà d’informazione.</strong></p>
<p>Il circo dei commenti politici che seguirà alla decisione non appartiene a questa sede, ma se si andrà avanti su questa strada sarà interessante ritrovarci a discutere sulle <strong>peculiarità del linguaggio politico in una campagna elettorale basata esclusivamente sulle tribune</strong>. Per la <span style="text-decoration: line-through;">gioia</span> noia dei telespettatori.</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Digitale terrestre terra terra.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 10:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo: il digitale terrestre è arrivato anche a Roma. La politica si fa vanto del fatto che la Città Eterna sia la prima capitale europea ad aver effettuato lo switch off della TV analogica, ma con una certa nonchalance tralascia di far notare l'allarmante ritardo con il quale il nostro paese si sta presentando all'appuntamento con le nuove tecnologie che contano davvero, banda larga in testa. E mentre gli amichevoli volti televisivi salutano emozionati (e pilotati) la 'nuova era' della televisione, arrivano le prime lamentele per i forti problemi di ricezione. Così, come è già accaduto (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-213" title="dtt" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/11/dtt.jpg" alt="dtt" width="584" height="243" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ci siamo: <strong>il digitale terrestre</strong> è arrivato anche <strong>a Roma</strong>. La politica si fa vanto del fatto che la Città Eterna sia la prima capitale europea ad aver effettuato lo <em>switch off</em> della TV analogica, ma con una certa <em>nonchalance</em> tralascia di far notare l&#8217;allarmante ritardo con il quale il nostro paese si sta presentando all&#8217;appuntamento con le nuove tecnologie che contano davvero, <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/14/lo-spirito-del-tempo/" target="_blank">banda larga in testa</a>. E mentre gli amichevoli volti televisivi salutano emozionati (e pilotati) la &#8216;nuova era&#8217; della televisione, arrivano le prime lamentele per i forti <strong>problemi di ricezione</strong>. Così, come è già accaduto anche in altre regioni, alcuni canali sono spariti dalla tv analogica senza ancora arrivare sulla dtt (digital terrestrial television). E gli abbonamenti al digitale satellitare (leggi Sky) aumentano di numero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è che la <strong>tecnologia dtt</strong>, che viene spacciata come &#8216;rivoluzionaria&#8217;, è in realtà già <strong>morta sul nascere</strong>. Inanzitutto gli impianti di trasmissione sono estremamente <strong>costosi</strong> e vergognosamente <strong>esosi da un punto di vista energetico</strong> (nonché fonte di inquinamento elettromagnetico). C&#8217;è poi da considerare che, data la peculiare natura orografica del territorio italiano, la loro <strong>collocazione</strong> potrebbe essere molto più <strong>problematica</strong> che nel resto d&#8217;Europa (con il rischio di ripetere gli ingentissimi sforzi economici sostenuti dalla RAI negli anni &#8216;60 per portare i ripetitori in valli e montagne). Eppure se a bilanciare queste difficoltà vi fosse una reale qualità della tecnologia, probabilmente le accetteremmo tutti di buon grado.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il punto è che, per quanto sia ampio il <strong>numero di frequenze</strong> gestibili dal digitale terrestre, è pur sempre <strong>limitato</strong>. E mentre SkyTg24 può trasmettere contemporaneamente 6 trasmissioni diverse e contemporanee nello stesso canale, per ottenere lo stesso risultato la tecnologia dtt dovrebbe occupare <strong>una frequenza per ogni trasmissione</strong>. Per finire sia aggiunge un problema legato a quello che è il vero futuro delle trasmissioni televisive: l&#8217;alta definizione. Un canale HD sul digitale terrestre richiederà un impiego di frequenze considerevolmente superiore a quello dei trasmissioni tradizionali, limitando ulteriormente il bouquet offerto da questa mirabile tecnologia di cui tutti sentivamo il bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire&#8230; Benvenuti nel passato!</p>
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		<title>I mezzobusti danno i numeri.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/20/i-mezzibusti-danno-i-numeri/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 15:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="calo di fiducia nei tg" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/veline.jpg" alt="calo di fiducia nei tg" width="584" height="243" /></p>
<p>Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione da parte dei manifestanti, scende anche lui in Piazza del Popolo contro la censura. Un pupazzo. Ma qualche giorno dopo Antonio Ricci, pressato da un Gad Lerner in ottima forma, fa coming out ammettendo di non fare un ‘TG satirico’ ma solo varietà. Eppure si era sempre professato un paladino della controinformazione. Intanto Reporters Sans Frontieres declassa l’Italia dal 44° al 49° posto nella classifica della libertà d’informazione. E questa è solo una premessa, che tralascia volutamente vicende precedenti al 3 ottobre che pure tanto hanno animato il dibattito sullo stato della stampa nazionale.</p>
<p>La vera ‘notizia’ sulla quale vorremmo riflettere, e che in realtà non sorprende nessuno, è che <strong>gli Italiani di ogni colore sono sempre più sfiduciati verso il sistema dell’informazione</strong>. Un’articolata <strong>indagine demoscopica</strong> condotta dalla Demos di Ilvo Diamanti restituisce il ritratto di un paese che ha imparato a convivere con una stampa di partito, in cui la distanza tra i fatti e la loro restituzione giornalistica si fa sempre maggiore con buona pace del diritto di corretta informazione. Vediamo nel dettaglio.</p>
<p>Rispetto a due anni fa la televisione resta la principale fonte d’informazione per gli italiani, con un quasi invariato 87%, mentre cresce moderatamente internet (dal 24.8% al 38.2%) e aumenta sensibilmente la percentuale di chi si informa attraverso il satellite e il dtt (dal 18.9% al 40.9%). Quasi invariata la radio con il 40% e di poco in ascesa i quotidiani con un 33% (+3).<br />
Il dato più interessante però è il trend della fiducia verso l’attendibilità dei vari telegiornali, ed è quello che riserva più sorprese. <strong>Le due principali testate nazionali</strong>, TG1 E TG5, sono le uniche che a dispetto dell’andamento generalmente positivo<strong> registrano un significativo calo di fiducia</strong>, rispettivamente -5.4% e -2.6%.  Ma è il dato più importante. In crescita le redazioni percepite come indipendenti: TgLA7 +8.6%, RaiNews24 +13.4% e SkyTg24 +5.8%. Comprensibile il +1.6 del giornale di Emilio Fede (che ha un target estremamente definito), mentre stupisce il +5.2% di Studio Aperto (complici un cambio di direzione e una linea editoriale leggermente riveduta).<br />
Se andiamo ad analizzare il dato di fiducia in base alla composizione del campione, calcolando lo scarto tra gli elettori appartenenti ai due macrogruppi PDL+Lega Nord e PD+IDV+sinistra alternativa, vediamo che si riproduce lo schema di appartenenza partitica cui siamo avvezzi, con le testate Mediaset in quota centrodestra, il TG3 alla sinistra e il TG1 filogovernativo. Più interessante però la percezione del TgLA7 come fortemente schierato a sinistra e soprattutto quella del TG2, sorprendentemente considerato riconducibile alla sfera PD-IDV. Guadagna un unanime riconoscimento di totale imparzialità il network di Murdoch.<br />
Per quanto concerne i <strong>programmi di approfondimento</strong> più popolari (Annozero, Ballarò, L’Infedele, Matrix, Otto e mezzo, Porta a Porta e Report) si registra un diffuso e relativamente moderato <strong>calo di fiducia</strong>, che diventa una <strong>caporetto da -8.2% per il Matrix post-Mentana</strong> di Alessio Vinci. Un buon +5 del preserale LA7, passato dalla conduzione Ferrara a quella Gruber, è superato solo da un <strong>trionfale +10.2% per</strong> le inchieste scomode di <strong>Milena Gabbianelli</strong>.</p>
<p>Il bilancio che si può trarre tanto dall’indagine di Demos quanto dalle premesse fatte in apertura è che il giornalismo del bel paese sia malato, e non sembra proprio essere un male recente. La lottizzazione, l’autocensura, la sudditanza dagli editori e una deriva selvaggia dell’infotainment hanno portato al discredito totale delle news nazionali. In Italia non è il diritto di parola a mancare, ma il dovere deontologico di fornire una corretta e imparziale informazione. Stampiamocelo in testa, e speriamo che il Gabibbo abbia smesso per sempre di far finta di essere un giornalista scomodo: non somiglia alla Polytkvoskaya.<br />
</p>
<p align="center"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8sZnsPHwpQQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/8sZnsPHwpQQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Il logo Magic Italy scompare magicamente.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 23:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
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		<description><![CDATA[
Con una malinconica lacrima per la grande opportunità persa, dobbiamo registrare la smentita sull&#8217;adozione di quella straordinaria vetta del design internazionale che prometteva di essere il logo &#8220;Magic Italy&#8221;, immagine dell&#8217;Italia nel mondo presentata pochi giorni or sono dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla. Dobbiamo mestamente lasciarci alle spalle quel gradevolissimo puzzo di anni &#8216;80, nonché quell&#8217;ardita sperimentazione dell&#8217;intera galleria filtri di Photoshop.

Verificata l&#8217;accoglienza non proprio calorosa riservata al marchio da designer e internauti, che ne avevano prontamente fatto il proprio oggetto di scherno prediletto, il premier ha ordinato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-316" title="magico-orrore" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/magico-orrore.jpg" alt="magico-orrore" width="584" height="243" /><br />
Con una malinconica lacrima per la grande opportunità persa, dobbiamo registrare la <strong>smentita</strong> sull&#8217;adozione di quella straordinaria vetta del design internazionale che prometteva di essere il logo <strong>&#8220;Magic Italy&#8221;</strong>, immagine dell&#8217;Italia nel mondo presentata pochi giorni or sono dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla. Dobbiamo mestamente lasciarci alle spalle quel gradevolissimo puzzo di anni &#8216;80, nonché quell&#8217;ardita sperimentazione dell&#8217;intera galleria filtri di Photoshop.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Y671I1B4FWY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/Y671I1B4FWY&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Verificata l&#8217;accoglienza non proprio calorosa riservata al marchio da designer e internauti, che ne avevano prontamente fatto il proprio <strong>oggetto di scherno</strong> prediletto, il premier ha ordinato di mettere il freno alla magia in salsa tricolore smentendo di averla mai ufficializzata, e proponendone una versione riveduta e corretta. Ovviamente si era solo trattato di un fraintendimento.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-318" title="italia" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/italia1.jpg" alt="italia" width="584" height="243" /><br />
A ben guardare, però, il suddetto episodio non suona affatto nuovo: già in precedenza qualcuno aveva provato ad attentare biecamente all&#8217;immagine dell&#8217;Italia nel mondo. È <strong>un vizio bipartisan</strong>, evidentemente. Anni addietro Francesco Rutelli, prima di un insuccesso epico che portò a sperperare cifre astronomiche e assolutamente fuori mercato in un portale turistico che <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2008/01/italiait_costoso_e_chiuso.html" target="_blank">fallì nell&#8217;arco di un anno</a>, presentò un mirabile lavoro grafico che traeva ispirazione un po&#8217; da un cetriolo e un po&#8217; da un kazoo, e che ovviamente non mancò di suscitare unanimi consensi. In quell&#8217;occasione però si dimostrò al passo con i tempi lanciando, forse non troppo consapevolmente, un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LE6jRsLr7xE" target="_blank">video virale</a> in cui sfoggiava un inglese impeccabile. Siamo in buone mani.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-319" title="il-fagiolo" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/il-fagiolo.jpg" alt="il-fagiolo" width="584" height="243" /></p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fIGPdpbRmFo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/fIGPdpbRmFo&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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