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	<title>Blog Comunicazione &#187; google</title>
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		<title>Apple, Google e pubblicità: il futuro è adesso.</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 11:24:58 +0000</pubDate>
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Ad avviso di chi scrive la next big thing del web non sono né il cloud computing (guardando la recente presentazione di Chrome OS era impossibile non pensare agli eccessivi limiti in termini di prestazioni di un ‘calcolo diffuso’) né il web semantico (che sembra più un ricorrente fantasma del natale futuro), quanto l’avvento dell’internet of things.
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="mobile advertising" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/01/bw.jpg" alt="mobile advertising" width="584" height="243" /></p>
<p>Ad avviso di chi scrive la <em>next big thing</em> del web non sono né il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing" target="_blank"><em>cloud computing</em></a> (guardando la recente presentazione di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2009/11/google-os.shtml" target="_blank">Chrome OS</a> era impossibile non pensare agli eccessivi limiti in termini di prestazioni di un ‘calcolo diffuso’) né il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_semantico" target="_blank">web semantico</a> (che sembra più un ricorrente fantasma del natale futuro), quanto l’<strong>avvento dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_delle_cose" target="_blank"><em>internet of things</em></a></strong>.</p>
<p>La diffusione della connettività ad un numero sempre crescente di oggetti quotidiani (basti pensare alla crescente presenza di <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2009/12/10/qr-code-il-codice-che-cambia-il-modo-di-comunicare/" target="_blank"><strong><em>QR codes</em></strong></a> su riviste di ogni genere, che permettono l’accesso a contenuti multimediali semplicemente inquadrando la pagina di un giornale), unitamente ai primi esempi realmente funzionanti di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Realt%C3%A0_aumentata" target="_blank"><strong><em>realtà aumentata</em></strong></a> (nell’AppStore per iPhone iniziano a comparirne sempre più), ci fanno credere che quell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ubiquitous_computing" target="_blank"><strong>ubiquitous computing</strong></a> che da un po’ alberga nella fantasia (e negli incubi) di molti sia davvero alle porte.</p>
<p>In questo panorama di grandi cambiamenti era inevitabile che la rivoluzione toccasse anche la pubblicità. Così, mentre il tradizionale sistema dei <em>mass media</em> si divide nelle strade tangenti e opposte dei <em>social media</em> e dei <strong><em>personal media</em></strong>, gli inserzionisti pubblicitari hanno sempre più bisogno di parlare ai singoli individui. Il Grande Fratello di Orwelliana memoria è arrivato e vuole venderci un detersivo.</p>
<p>Qui entrano in gioco <strong>Apple e Google</strong>: per ora gli unici due veri contendenti nel far west dell’<strong><em>internet advertising</em></strong>.</p>
<p>Apple, dominante nel mondo della connettività mobile (l’anti-iPhone <strong>Nexus One</strong> di Google, nella prima settimana sul mercato, <a href="http://www.allmobileworld.it/wp-content/uploads/2010/01/N1sales.jpg" target="_blank">ha venduto solo 20.000 pezzi</a> contro il 1.600.000 della prima settimana del Melafonino), si è recentemente fatta forte dell’incorporazione nella propria struttura aziendale di <strong>Quattro Wireless</strong>, azienda di <em>mobile advertising</em> in grado di competere direttamente con l’AdMob recentemente acquisita a Mountain View. Ora, a testimonianza di un possibile terremoto nel settore, giungono indiscrezioni dalle pagine di Business Week riguardo a dei <strong>nuovi brevetti da parte di Cupertino</strong>.</p>
<p>Sembra infatti che Steve Jobs abbia in mente un nuovo sistema integrato di pubblicità da visualizzare nel browser di iPhone che sfrutti tutte informazioni fornite dallo smartphone per tarare il messaggio promozionale sulle necessità e le abitudini del singolo utente. Così la geolocalizzazione offerta dal GPS, le preferenze multimediali riferite da iTunes e le abitudini registrate da AppStore (o magari da Nike+) potrebbero diventare un cavallo di troia delle aziende nel personalissimo universo di ogni acquirente.</p>
<p>Se consideriamo che inoltre il muro tra <em>smartphone</em> e computer potrebbe subire un ulteriore duro colpo dal prossimo tablet di Jobs (l’<strong>iTablet</strong> o <strong>iSlate</strong> potrebbe essere presentato il 27 gennaio allo <em>Yerba Buena Center For The Arts</em> di San Francisco) e che nel futuro della Mela potrebbe esserci la pubblicità integrata nei sistemi operativi, la Apple potrebbe diventare in breve tempo un attore di primissimo piano nel panorama delle inserzioni online.</p>
<p>Qui però entra in scena <strong>Google</strong>. La company di Brin e Page infatti non si è fermata alla sopracitata acquisizione di AdMob, ma ha presentato all’US Patent &amp; Trademark Office un <strong>brevetto potenzialmente rivoluzionario</strong>.</p>
<p>Nonostante non si siano ancora placate le pur giuste polemiche sull’invasività di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Google_Street_View" target="_blank"><strong>StreetView</strong></a>, il ‘navigatore fotografico’ della grande G, a Mountain View hanno pensato alla possibilità, per ora solo sulla carta, di <strong>sostituire gli annunci pubblicitari</strong> fotografati dalle Google Cars <strong>con <em>web ad</em></strong> pagati da inserzionisti, magari tramite un sistema simile ai consolidati AdSense e AdWords. Questo tipo di pubblicità, come quello pensato da Apple, avrebbe il ‘vantaggio’ di essere geolocalizzato, personalizzato e (considerando le ambizioni facilmente deducibili da progetti come <em>Nexus</em>, <em>Android</em> e <em>Chrome OS</em>) mobile.</p>
<p>Il terreno su cui si giocheranno le battaglie del futuro, insomma, è proprio questo: quello del <em>personal advertising</em> e dell’<em>internet of things</em>. Le prospettive sono inquietanti, certo, ma la presenza sempre più massiccia delle pubblicità virtuali ci permette di immaginare un domani, forse un po’ utopico, nel quale la dematerializzazione degli annunci possa <strong>liberare gli spazi reali</strong> dall’ingombrante presenza della pubblicità tradizionale, restituendoci l’identità storico-architettonica delle nostre città, strappataci dagli ultimi cinquant’anni di consumismo.</p>
<p>E speriamo che nessuno ci tolga il sacrosanto diritto di tenere spento il cellulare.</p>
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		<title>È fatta: Google dice no alla censura Cinese.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 11:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La natura pervasiva della rete  è difficile da controllare. Già in passato abbiamo commentato il ruolo svolto dai blogger iraniani nel liberarsi della mordacchia del censore, eppure in quello stesso contesto siamo stati costretti a riconoscere come sia ancora relativamente facile per i governi liberticidi limitare pesantemente la libertà offerta dalle nuove tecnologie.
L’Iran di Ahmadinejad però non è la Cina di Hu Jintao, e nel caso del colosso asiatico schierarsi contro la censura ha costi ben diversi. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="google dice no alla censura" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/01/cina.jpg" alt="google dice no alla censura" width="584" height="243" /></p>
<p>La natura pervasiva della rete  è difficile da controllare. Già in passato <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/" target="_blank">abbiamo commentato</a> il ruolo svolto dai blogger iraniani nel liberarsi della mordacchia del censore, eppure in quello stesso contesto siamo stati costretti a riconoscere come sia ancora relativamente facile per i governi liberticidi limitare pesantemente la libertà offerta dalle nuove tecnologie.</p>
<p>L’Iran di Ahmadinejad però non è la <strong>Cina</strong> di Hu Jintao, e nel caso del colosso asiatico <strong>schierarsi contro la censura</strong> ha costi ben diversi. Per le multinazionali del web infatti non scendere a patti con i controllori della superpotenza <strong>significherebbe</strong> incorrere in oscuramento certo e quindi <strong>rinunciare a un mercato di 300 milioni di utenti</strong>: un bacino ormai superiore anche all’utenza internet statunitense e decisamente allettante.</p>
<p>Per queste ragioni, nonostante il popolo di Seattle abbia insegnato ai colletti bianchi la convenienza in termini di vantaggio competitivo offerta da una condotta etica dell’impresa (e nonostante l’atavica allergia alle regole dei guru di internet), i numeri uno del web hanno via via capitolato alle richieste del governo cinese, escludendo dai propri siti una nutrita lista di argomenti sgraditi alla sala dei bottoni (su tutte le spinose questioni del Tibet e dello Xinjang).</p>
<p>Così <strong>Yahoo!</strong>, <strong>collaborazionista</strong> numero uno insieme al portale cinese Baidu, è arrivata ad eliminare il 97% delle keyword scottanti, nonché a coadiuvare la polizia locale sin dal 2002 nella <a href="http://punto-informatico.it/1461527/PI/News/dissidenti-cinesi-nuove-accuse-yahoo.aspx" target="_blank"><strong>caccia ai dissidenti</strong></a> e addirittura a consegnare spontaneamente alle autorità cinesi la corrispondenza di alcuni attivisti democratici (suscitando ufficialmente le ire di Julien Pain, responsabile di Reporters Sans Frontières). Altri attori del web non sono stati da meno, e così <strong>Google ha bloccato l’83% dei contenuti proibiti</strong>, <strong>MSN Search il 78%</strong> e <strong>Apple ha censurato</strong> dall’AppStore per iPhone <strong>due applicazioni</strong> riguardanti il Dalai Lama.</p>
<p>In questo sconfortante panorama di asservimento e business è però successo qualcosa, qualcosa di molto importante. <strong>Ieri Google ha detto no</strong>.</p>
<p>Dal blog ufficiale dell’azienda <a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/01/new-approach-to-china.html" target="_blank">arriva l’annuncio</a> di “un nuovo approccio verso la Cina”. Intorno alla metà di dicembre i server di Gmail, il servizio di posta made in Mountain View, hanno subito una <strong>pesante offensiva da parte di hacker</strong> intenzionati a intercettare la corrispondenza privata degli attivisti per i diritti umani. Questi attacchi, il cui mittente viene solo tacitamente riconosciuto nei leader della Repubblica Popolare, rappresentano chiaramente <strong>un’attività di</strong> <strong>spionaggio di stato finalizzata alla soppressione dei diritti umani e civili</strong>.</p>
<p>Evidentemente, a casa di Brin e Page, qualcuno si è reso conto che quando si fanno compromessi al ribasso il gioco non vale la candela, e che per un’azienda il cui motto è “<em>don’t be evil</em>” c’era qualche contraddizione di troppo. Così è arrivata la decisione, e da oggi verranno <strong>ufficialmente rimossi tutti i filtri censori</strong> da parte del motore statunitense, mentre alla casa base si valuta l’eventualità non troppo remota della chiusura della sede Cinese.</p>
<p>Il dietrofront dell’attore numero uno del web apre <strong>scenari interessanti</strong>. L’idea che le regole della rete possano stravolgere i meccanismi tradizionali dell’economia torna ad affacciarsi alla mente dei più ottimisti, e intanto in molti iniziano a farsi una domanda: se il business con la ‘G’ maiuscola si tira indietro davanti al calpestamento dei diritti umani, quanto potere rimane ai regimi? <strong>Hu Jintao cambierà rotta</strong>? <strong>Diteci la vostra nei commenti</strong>!</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Le100leggi #004: il rasoio di Occam</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 11:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ludwig Mies van der Rohe, architetto tedesco celebre per il suo straordinario gusto per l’essenzialità di una progettazione ‘pelle e ossa’ (“skin and bone”), ha coniato uno dei motti di maggior successo della modernità: “il meno è più” (“less is more”).
Questa idea di privilegiare un approccio pulito e minimalista al design riscontra da qualche decennio una fortuna tanto indiscussa da essere assurto a ‘comandamento’ per il designer contemporaneo (il fantastico duo Jobs e (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="occam" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/12/razor.jpg" alt="occam" width="584" height="243" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><em>Esistono 100 leggi essenziali, 100 principi tanto fondamentali da essere i pilastri sui quali si regge l’intero mondo della comunicazione e del design. Nella rubrica “le100leggi” scopriremo insieme queste regole, approfondendone una alla volta, con lo scopo di imparare a costruire e comprendere a fondo gli artefatti comunicativi. La </em><strong><em>regola di oggi</em></strong><em> riguarda la necessità di una progettazione essenziale e risponde al nome di </em><strong><em>rasoio di Occam</em></strong><em>.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ludwig Mies van der Rohe, architetto tedesco celebre per il suo straordinario gusto per l’essenzialità di una progettazione ‘pelle e ossa’ (“<em>skin and bone</em>”), ha coniato uno dei motti di maggior successo della modernità: “<strong>il meno è più</strong>” (“<em>less is more</em>”).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa idea di privilegiare un approccio pulito e minimalista al design riscontra da qualche decennio una fortuna tanto indiscussa da essere assurto a ‘comandamento’ per il designer contemporaneo (il fantastico duo Jobs e Ive di casa <strong>Apple</strong> ne sa qualcosa). A voler formalizzare questo principio secondo il quale nel design la semplicità è da preferire alla complessità si può però ricorrere a un nome preciso: quello di ‘<strong>rasoio di Occam</strong>’.</p>
<p style="text-align: justify;">Guglielmo di Occam sosteneva che “<strong>le cose essenziali non devono essere moltiplicate oltre la necessità</strong>”. Allo stesso tempo Aristotele diceva che “<strong>la natura opera nel modo più veloce possibile</strong>”, Grossatesta che “<strong>date circostanze uguali, è migliore e più apprezzabile ciò che richiede meno elementi</strong>”, Newton sosteneva che “<strong>bisogna ammettere solo quelle cause che sono necessarie per spiegare i fenomeni</strong>” e infine anche Einstein ribadiva la necessità di “<strong>rendere le cose semplici, non semplificarle</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea che soggiace al principio del rasoio di Occam è che <strong>gli elementi superflui riducono l’efficienza del design</strong> <strong>e aumentano</strong> esponenzialmente <strong>le probabilità di conseguenze impreviste</strong>. In presenza di una progettazione funzionale e intuitiva, la ridondanza non può che peggiorare le prestazioni. Senza contare che a livello estetico  l’eliminazione di elementi superflui ha il senso di un ‘taglio’ delle impurità che riporta alla straordinaria pulizia della linea e della forma. A volte anche in ambiti imprevedibili. Avete presente la homepage di <strong>Google</strong>?</p>
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		<title>Contest, in palio 8 inviti per Google Wave.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/12/01/contest-in-palio-8-inviti-per-google-wave/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 09:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Blog Comunicazione, in esclusiva per i propri lettori, mette in palio 8 inviti privati per la versione di anteprima di Google Wave, il nuovo rivoluzionario gioiello di casa Google. Cosa fare per accedere alla preview? (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="google wave" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/12/wave.jpg" alt="google wave" width="584" height="243" /></p>
<p><em>Blog Comunicazione, in esclusiva per i propri lettori, mette in palio 8 inviti privati per la versione di anteprima di Google Wave, il nuovo rivoluzionario gioiello di casa Google. Istruzioni a fine post.<br />
</em><br />
La varietà pressoché sterminata di applicazioni e servizi online fiorita con il fenomeno del web 2.0 ha radicalmente cambiato il nostro modo di vivere la rete, ergo le comunicazioni. Anche in ambito professionale è sempre più frequente ricorrere a e-mail, social network, chat, editor di testo online, servizi di traduzione in rete e virtual desktop, ma spesso gestire una mole così ingente di utilities non integrate rischia di rivelarsi dispersivo.<br />
Ora da Mountain View, dopo aver offerto un&#8217;ampia gamma di servizi web 2.0 integrati e in attesa della vicina rivoluzione web 4.0 di <a href="http://vimeo.com/7881371" target="_blank"><strong>Chrome O.S.</strong></a> (saltando la svolta semantica ancora inesistente del web 3.0), stanno per presentare quella che potrebbe essere la <strong>killer application per la produttività in rete: Google Wave</strong>.<br />
Google Wave è uno <strong>strumento personale di comunicazione e collaborazione</strong>, ovvero un&#8217;applicazione web, una piattaforma e un protocollo di comunicazione concepito per integrare e-mail, messaggistica istantanea, wiki e social network. Fortemente orientato alla collaborazione in tempo reale, supporta estensioni che possono fornire, ad esempio, un valido controllo ortografico e grammaticale, la traduzione automatica tra 40 diverse lingue e numerose altre funzioni. Una rivoluzione per la comunicazione integrata, insomma.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Z0WJFy5C4t0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/Z0WJFy5C4t0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Cosa fare per <strong>vincere uno degli inviti privati</strong> offerti da Blog Comunicazione e accedere in anteprima a questa meraviglia? E&#8217; semplicissimo: basta pubblicare una o più volte un link alla home di Blog Comunicazione sulla vostra bacheca Facebook nonché invitare alla fanpage del blog dei vostri contatti che credete possano essere interessati ai contenuti di questo sito (minimo 5 persone). I primi otto che alle 12:00 del 3 dicembre, avranno invitato più persone avranno diritto agli inviti. Per segnalare la vostra partecipazione mandate una mail a <a href="mailto:info@blogcomunicazione.com" target="_blank">info@blogcomunicazione.com</a> indicando il vostro nome, la mail con la quale volete essere registrati a Google Wave e i nomi dei contatti da voi invitati.<br />
Cosa aspettate? Inondateci di mail!</p>
<p><em>(per partecipare è necessario essere iscritti alla fanpage di Facebook e alla pagina Twitter di Blog Comunicazione)</em></p>
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		<title>Lo spirito del tempo.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 15:21:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi, prendendo spunto da alcune interessanti notizie della settimana (che menzioneremo alla fine), abbiamo l'ambizione di cercare di capire un po' di più lo spirito del nostro presente e del nostro futuro. Per farlo ricorderemo eventi apparentemente lontani tra loro. Ma si tratta solo di unire i puntini.
Nel 1964 Marshall McLuhan, nelle pagine di Understanding Media, conia il termine ‘Villaggio Globale’. Per decenni la fortuna del neologismo sarà legata al medium televisivo, da molti (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="lo spirito del tempo" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/11/zeitgeist.jpg" alt="lo spirito del tempo" width="584" height="243" /></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, prendendo spunto da alcune interessanti notizie della settimana (che menzioneremo alla fine), abbiamo l&#8217;ambizione di cercare di <strong>capire</strong> un po&#8217; di più <strong>lo spirito del nostro presente</strong> e del nostro futuro. Per farlo ricorderemo eventi apparentemente lontani tra loro. Ma si tratta solo di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nFKY8CVwOaU" target="_blank">unire i puntini</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1964 Marshall McLuhan, nelle pagine di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Understanding_Media:_The_Extensions_of_Man" target="_blank">Understanding Media</a>, conia il termine ‘<strong>Villaggio Globale</strong>’. Per decenni la fortuna del neologismo sarà legata al medium televisivo, da molti prontamente identificato come l’attualizzazione tecnologica della visione del sociologo canadese.<br />
<strong>La televisione</strong>, come tutte le tecnologie, ha una <strong>parabola discendente</strong> e, soprattutto, attraversa un processo dialettico che prima del suo declino la porta a trasformarsi da strumento in grado di unire le famiglie a causa di disgregazione e isolamento sociale.<br />
Negli anni 80, mentre Umberto Eco saluta la nascita della <strong>neotelevisione</strong>, prende piede uno strumento tecnologico che avrebbe rivoluzionato per sempre la fruizione della musica: il <strong>Walkman</strong> di Sony. Alberto Abruzzese, nel suo Lessico della Comunicazione, offre un’interessante lettura di questa tecnologia di <strong>isolamento generazionale</strong>. Intanto, nel 1981, esordisce nell’etere un canale televisivo che avrebbe conosciuto un successo tanto grande da trasformarlo in fenomeno di costume: <strong>MTV</strong>. Su quell’altare l’industria musicale celebra il sacrificio dell’arte trasformando la <strong>musica in marketing</strong> e i videoclip in pubblicità. Il primo clip ad andare in onda è “Video killed the radio stars” dei Buggles.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1982 esce nei cinema di tutto il mondo <strong>Blade Runner</strong>, pellicola fantascientifica ispirata a un romanzo del 1968 di Philip K. Dick in cui Harrison Ford si aggira in un universo cyberpunk tra enormi schermi pubblicitari che segnano gli spazi urbanistici. Intanto il <strong>1984</strong> è passato, ma del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socing" target="_blank">Socing</a> immaginato da Orwell nel suo libro del 1948 fortunatamente non ce n’è neanche l’ombra.<br />
Mentre gli anni 80 si apprestano a chiudersi consumati dal trionfo dei media, alla periferia ovest di Ginevra, nei laboratori del più grande laboratorio mondiale di fisica delle particelle, un uomo lavora a uno scambio di informazioni  su scala mondiale basato sugli ipertesti. <strong>Tim Berners Lee</strong> sta inventando il <strong>protocollo Http</strong> e il World Wide Web, nonché un nuovo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriva il villaggio  globale. Questa volta sul serio. Il mondo spera e dispera: non si fa in tempo a ubriacarsi di new media e new economy che si crea una <strong>bolla speculativa</strong> che scuote dalle fondamenta le piazze economiche di tutto il mondo. Intanto arriva il 2000 e il temutissimo <strong><em>millennium bug</em></strong> si rivela l’ennesima fobia infondata. MTV ormai coltiva intere generazioni di teenager, mentre un’azienda americana che ha come logo una mela morsicata introduce sul mercato il successore del Walkman: l’<strong>iPod</strong>. Ma la fruizione della musica sta cambiando. Intanto dopo la Dot-Com bubble l’entusiasmo ha comunque ceduto il posto alla cautela, ma per la cautela non c’è tempo: arriva il <strong>Web 2.0</strong> che rivoluziona di nuovo tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo è completamente interconnesso e tutti sono conoscibili e reperibili. Un sito internet si trasforma in un leviatano da 250.000.000 di iscritti: se fosse un paese sarebbe il quarto più popoloso al mondo. Il suo nome è <strong>Facebook</strong>, e il Big Brother di 1984 è arrivato un po’ in ritardo. Intanto <strong>Nokia produce 13 telefonini al secondo</strong>, ma Apple presenta l’innovazione fatta oggetto. <strong>Arriva l’iPhone</strong>, il primo vero <em>device</em> per la connessione <strong>internet in mobilità</strong>. I tempi del Walkman sono culturalmente distanti anni luce.<br />
Il <strong>WWW</strong> celebra <strong>20 anni di vita</strong>. Tim Berners Lee rimpiange di aver inserito due slash nella sintassi http: se avesse programmato con più attenzione ne sarebbe bastato solo uno. Intanto <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/internet-numeri/internet-20-anni/internet-20-anni.html?ref=hpspr1" target="_blank">profetizza</a> che le pareti delle case si trasformeranno in <strong>giganteschi schermi</strong> connessi alla rete, e se la visione viene da lui e non dal Ridley Scott di Blade Runner c’è da crederci.</p>
<p style="text-align: justify;">E siamo ai giorni nostri, a questa settimana, per la precisione. Il gigante <strong>Google</strong> <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA40710/google_due_acquisizioni_strategiche_in_meno_di_una_settimana.shtml" target="_blank">diventa sempre più grande</a>, e con buona pace della produzione record di Nokia acquisisce <strong>Gizmo5</strong>, società specializzata in tecnologie VoIP. Acquisisce anche <strong>AdMob</strong>, start-up specializzata sulla pubblicità per i dispositivi mobili. Negli stessi giorni sempre Google annuncia che un team di suoi ricercatori sta ultimando lo sviluppo di <a href="http://www.geekissimo.com/2009/11/13/spdy-google-protocollo-velocizza-internet/" target="_blank"><strong>SPDY</strong></a> (si legge speedy), <strong>un nuovo protocollo</strong> che supererà i limiti storici dell’Http rendendolo di molto più veloce.<br />
Questa settimana, sempre questa settimana, <strong>YouTube</strong>, altra emanazione di Mountain View, annuncia che è partito il test dello <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA40709/youtube_dalla_settimana_prossima_arrivano_i_video_hd_1080p.shtml" target="_blank"><strong>streaming video a 1080p</strong></a>. La risoluzione full HD arriva in rete, e la rete arriva nei televisori.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto però <strong>la televisione arranca</strong>. MTV subisce i colpi inferti proprio da YouTube: chi è disposto ad aspettare ore per vedere il proprio video preferito quando può cercarlo in pochi secondi sul web? MTV annuncia <a href="http://www.mtvmusica.it/" target="_blank"><strong>mtvmusic.com</strong></a>, sito che ospiterà 25.000 videoclip musicali e che rappresenta il disperato tentativo di sopravvivenza di una rete che vede la propria fine vicina.<br />
Intanto <strong>Firefox</strong>, leader dei browser open source, compie <strong>cinque anni di vita</strong>. Il suo creatore <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-11/13/intervista-le-visioni-del-fantastico-mr-firefox.aspx" target="_blank">spende fiumi di parole</a> per sensibilizzare sull’importanza della net neutrality e della diffusione della rete. In Italia <strong>il governo</strong>, nella persona di Giulio Tremonti, decide di <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200911articoli/49158girata.asp" target="_blank"><strong>congelare i fondi</strong></a> precedentemente stanziati <strong>per l’abbattimento del digital divide</strong>. Internet è veloce, certa politica un po’ meno.</p>
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		<title>Google e editoria, pace fatta.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 20:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google è pronto a travolgere il mondo dei giornali e dei libri. Google News, il popolare aggregatore di notizie di Mountain View, suscita da tempo il malcontento degli organi di stampa tradizionali. L’oggetto del contendere è il traffico che il servizio offerto da Google sottrae ai siti dei quotidiani online, nonché l’algoritmo di indicizzazione delle fonti (la cui segretezza suscita malcontento tra chi, temendo indebite influenze nel mercato pubblicitario, vorrebbe meccanismi cristallini).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="editoria digitale" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/pacefatta.jpg" alt="editoria digitale" width="584" height="243" /></p>
<p><a href="http://news.google.it/"><strong>Google News</strong></a>, il popolare aggregatore di notizie di Mountain View, <strong>suscita da tempo il malcontento degli organi di stampa</strong> tradizionali. L’oggetto del contendere è il traffico che il servizio offerto da Google sottrae ai siti dei quotidiani online, nonché l’algoritmo di indicizzazione delle fonti (la cui segretezza suscita malcontento tra chi, temendo indebite influenze nel mercato pubblicitario, vorrebbe meccanismi cristallini).<br />
Il compromesso storico tra le singole testate giornalistiche e il colosso fondato da Brin e Page potrebbe arrivare con l’ultima novità dei GoogleLabs: Fast Flip.<br />
<strong><a href="http://fastflip.googlelabs.com/">Google Fast Flip</a> è un nuovo servizio</strong>, per ora attivato sperimentalmente con 30 testate statunitensi, che permette di ‘sfogliare’ le anteprime delle pagine dei quotidiani on-line (ognuna ovviamente abbinata all’outlink corrispondente), presentate per aree tematiche e navigabili in base a query specifiche. Fast Flip <strong>risolverebbe il problema degli incassi pubblicitari</strong> in base a una divisione percentuale tra gli stakeholders e consentirebbe tanto di fruire delle news con un’interfaccia più vicina alla lettura cartacea tanto di risparmiarsi il caricamento di componenti flash o silverlight.<br />
Questa soluzione, ancora da formalizzare definitivamente, potrebbe contribuire sensibilmente alla migrazione verso l’editoria elettronica unitamente a <strong>un’altra importante novità alle porte: Google Editions</strong>.<br />
Il gigante di internet prepara infatti il proprio attacco ad Amazon e Sony puntando sugli <strong>ebook a pagamento, ma con un modello di business tanto innovativo quanto rischioso</strong>: i libri acquistati non saranno infatti ‘fisicamente’ scaricabili, bensì saranno visionabili in ogni momento da un qualsiasi device dotato di connettività alla rete. La possibilità di accedere ai contenuti via browser permette di spalancare il settore anche a editori che non abbiano investito per proprio conto in tecnologie digitali, e l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ubiquitous_computing">ubiquitous computing</a> verso il quale ci stiamo dirigendo renderà di sicuro questa prospettiva meno stravagante di quanto non sembri ora. Sono però in molti a scommettere che la trasformazione dell’ebook da una proprietà a un servizio possa essere una strada eccessivamente ardua da intraprendere. L’arrivo di Google Editions è previsto per la prima metà del 2010 e inizialmente i titoli disponibili dovrebbero essere tra i 400.000 e i 600.000.<br />
Il prossimo anno assisteremo alla svolta digitale dell’editoria? Non abbiamo ancora un &#8216;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Google#Etimologia">binocolo</a>&#8216; che ci faccia vedere così lontano…</p>
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		<title>Bing guarda al futuro.</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 00:15:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
La guerra tra motori di ricerca vede ancora la creatura di Brin e Page in posizione incontrastata, ma gli scenari futuri promettono di essere tutt&#8217;altro che prevedibili. Il gigante di Redmond, che sta cercando nuove idee per differenziarsi da Google, ha introdotto una novità assolutamente rilevante: la ricerca per immagini.
Secondo uno studio condotto da Microsoft, il tempo impiegato dai soggetti studiati per vagliare i risultati di una query proposti in termini visuali è decisamente inferiore rispetto a quello impiegato per comprendere un feedback esclusivamente testuale. Da qui la scelta di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="Bing visual search" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/bingvisual3.jpg" alt="Bing visual search" width="584" height="243" /></p>
<p>La guerra tra motori di ricerca vede ancora la creatura di Brin e Page in posizione incontrastata, ma gli scenari futuri promettono di essere tutt&#8217;altro che prevedibili. Il gigante di Redmond, che sta cercando nuove idee per differenziarsi da Google, ha introdotto una novità assolutamente rilevante: la ricerca per immagini.<br />
Secondo uno studio condotto da Microsoft, il tempo impiegato dai soggetti studiati per vagliare i risultati di una query proposti in termini visuali è decisamente inferiore rispetto a quello impiegato per comprendere un feedback esclusivamente testuale. Da qui la scelta di questa sperimentazione. Il servizio è momentaneamente accessibile ai soli statunitensi, ma è possibile testarlo cambiando momentaneamente la propria nazionalità nella homepage di Bing (in alto a destra) e inserendo l&#8217;url http://www.bing.com/visualsearch. L&#8217;idea di una nuova interfaccia visuale è sicuramente entusiasmante, ma l&#8217;opinione di chi scrive è che l&#8217;eterogeneità dei contenuti web, unita a una pessima scelta delle immagini &#8216;guida&#8217; e a una tassonomia altrettanto insoddisfacente, renda attualmente il <em>visual search </em>di Bing una delle esperienze più frustranti e inutili che il web possa offrire. Staremo a vedere.<br />
<br />
<img src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/Bing-Visual-Search.jpg" alt="visual search" /></p>
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		<title>La homepage di Google diventa un brevetto.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 14:21:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Google e la sua squadra di legali hanno finalmente convinto le autorità, mettendo fine a una battaglia protrattasi per cinque anni e mezzo: dal primo settembre scorso l&#8217;home page icona del motore di ricerca ha il proprio brevetto per il design. Il via libera delle autorità è giunto in un documento di una sola pagina contenente l&#8217;home page del sito Google.com.
La domanda per ottenere il copyright era stata inoltrata dalla società di Mountain View nel 2004: da allora Google ha aggiunto link e voci all&#8217;home page ma, secondo gli osservatori, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="google brevetta la home" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/09/igoogle2.jpg" alt="google brevetta la home" width="584" height="243" /></p>
<p>Google e la sua squadra di legali hanno finalmente convinto le autorità, mettendo fine a una battaglia protrattasi per cinque anni e mezzo: dal primo settembre scorso l&#8217;home page icona del motore di ricerca ha il proprio brevetto per il design. Il via libera delle autorità è giunto in un documento di una sola pagina contenente l&#8217;home page del sito Google.com.<br />
La domanda per ottenere il copyright era stata inoltrata dalla società di Mountain View nel 2004: da allora Google ha aggiunto link e voci all&#8217;home page ma, secondo gli osservatori, il brevetto concesso è abbastanza ampio da coprire anche le variazioni effettuate. Non è ancora chiaro come Google, già sotto osservazione dell&#8217;autorità antitrust, utilizzerà il brevetto contro i suoi principali competitor: secondo alcuni osservatori il via libera delle autorità è destinato a creare incertezza spaventando soprattutto le start up dall&#8217;assumere anche un look lontanamente simile a quello di Google.</p>
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		<title>Granarolo è il primo inserzionista di YouTube Pre-Roll.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 23:09:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Granarolo, brand leader nel settore caseario, è la prima azienda italiana che decide di investire nel formato pre-roll su YouTube, un&#8217;opzione pubblicitaria attualmente in fase di βtest fino al 28 giugno. Il pre-roll è un commercial, della durata di 15&#8243; o 30&#8243;, che verrà riprodotto con brevissimi tempi d&#8217;attesa prima del caricamento di un video pubblicato da un premium partner. Dopo Gran Bretagna e Olanda, l&#8217;Italia è il terzo paese nel quale viene testata questa forma di pubblicità, che è già adottata da altri siti di video sharing ma è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/granarolo-su-youtube.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-224" title="granarolo-su-youtube" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/granarolo-su-youtube.jpg" alt="granarolo-su-youtube" width="584" height="243" /></a><strong>Granarolo</strong>, brand leader nel settore caseario, è la prima azienda italiana che <strong>decide di investire nel formato <em>pre-roll</em> su YouTube</strong>, un&#8217;opzione pubblicitaria attualmente in fase di <strong>βtest</strong> fino al 28 giugno. Il <em>pre-roll</em> è un <strong>commercial</strong>, della durata di 15&#8243; o 30&#8243;, che verrà riprodotto con brevissimi tempi d&#8217;attesa <strong>prima del caricamento di un video pubblicato da un premium partner</strong>. Dopo Gran Bretagna e Olanda, l&#8217;Italia è il terzo paese nel quale viene testata questa forma di pubblicità, che è già adottata da altri siti di video sharing ma è una novità per il gigante di San Bruno.  Il pagamento dell&#8217;inserzione, come generalmente accade nell&#8217;online advertising, è del tipo CPM (costo per mille impression)</p>
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		<title>Interventi sull&#8217;identità visiva di Google: nuovi logo.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 17:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo staff di Google annuncia dal blog ufficiale un intrevento di restyling sui logo delle varie online applications made in Mountain View, teso ad armonizzare maggiormente i vari logotipi e a ottimizzarne la lettura nelle varie lingue. È curioso registrare come, nell&#8217;ambito di un&#8217;armonizzazione dell&#8217;identità visiva tanto ampia, nessuno abbia pensato a mettere mano al logo del blog ufficiale. E non sembra una scelta legata all&#8217;approccio di immagine non coordinata adottato con i doodles.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/googlelogo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-194" title="googlelogo" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/googlelogo.jpg" alt="googlelogo" width="584" height="243" /></a>Lo staff di Google annuncia dal <a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/05/new-logo-look.html" target="_blank">blog ufficiale</a> un intrevento di <strong>restyling sui logo</strong> delle varie online applications made in Mountain View, teso ad armonizzare maggiormente i vari logotipi e a ottimizzarne la lettura nelle varie lingue. È curioso registrare come, nell&#8217;ambito di un&#8217;armonizzazione dell&#8217;identità visiva tanto ampia, nessuno abbia pensato a mettere mano al logo del blog ufficiale. E non sembra una scelta legata all&#8217;approccio di <strong>immagine non coordinata</strong> adottato con i <a href="http://www.google.com/holidaylogos.html" target="_blank">doodles</a>.</p>
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