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	<title>Blog Comunicazione &#187; facebook</title>
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		<title>Facebook rafforza il sistema immunitario.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 11:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il leviatano Facebook ha raggiunto quota 350.000.000 di iscritti, e mentre le vicende del suo creatore stanno per essere trasposte in un film per il grande schermo da David Fincher e sta per debuttare una nuova interfaccia grafica, Zuckerberg raggiunge per (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="facebook e salute" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/12/fbpills.jpg" alt="facebook e salute" width="584" height="243" /></p>
<p>Il leviatano <strong>Facebook</strong> ha raggiunto quota <strong>350.000.000 di iscritti</strong>, e mentre le vicende del suo creatore stanno per essere trasposte in un <a href="http://www.badtaste.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=10621&amp;Itemid=29" target="_blank"><strong>film</strong> per il grande schermo</a> da <strong>David Fincher </strong>e sta per debuttare una <a href="http://www.geekissimo.com/2009/11/30/facebook-aggiorna-di-nuovo-la-sua-interfaccia-grafica/" target="_blank"><strong>nuova interfaccia</strong> grafica</a>, <strong>Zuckerberg</strong> raggiunge per la prima volta il suo popolo virtuale con una <strong>lettera aperta</strong> nella quale annuncia importanti<strong> cambiamenti al sistema di privacy</strong> del social network, incentrati principalmente sull’abolizione delle reti geografiche.</p>
<p>Altra tangibile testimonianza della vitalità di Facebook è il <strong>No-B Day</strong>, manifestazione politica apartitica di dissenso all’attuale governo che promette di dimostrare come, anche nell’organizzazione della rappresentanza civile, la spontaneità dei gruppi Facebook possa rivelarsi molto più efficace di una rappresentanza politica ufficiale sempre più scollata dalla propria base. A prescindere dal colore politico, <strong>una vittoria della rete</strong> sugli strumenti &#8216;tradizionali&#8217;.</p>
<p>Ma il network sociale per antonomasia e le possibilità di aggregazione offerte dai suoi <strong>gruppi e fanpage</strong> sempre più numerosi (e fortunatamente sempre un po’ meno inutili), in che modo possono influire sulla nostra salute e psicologia? La nascita di movimenti <em>grassroots</em> proprio da Facebook e la facilità di coordinare attività sociali reali sulla piattaforma virtuale, <strong>possono aiutarci a prevenire gravi problemi di salute</strong>?</p>
<p>Sembra una domanda alquanto eccentrica, ma la risposta è assolutamente netta, ed è un sonoro “sì”. Appartenere in modo attivo a molti gruppi sociali, siano essi legati a uno status, a un obiettivo comune o a un interesse, fa bene tanto al corpo quanto alla mente.</p>
<p>Bernardette Boden-Albala, ricercatrice della Columbia University, ha dimostrato come, in un campione di 655 pazienti colpiti da <strong>Ictus</strong>, quelli socialmente isolati avevano una possibilità quasi raddoppiata di avere un nuovo ictus nei cinque anni successivi al primo. <strong>L’esclusione da gruppi sociali</strong> risultava addirittura <strong>più pericolosa di fattori di rischio tradizionali</strong> come la cardiopatia coronarica, che aumentavano la probabilità di un nuovo attacco ‘solo’ del 30%.</p>
<p>L’isolamento dalle reti sociali sembra però non avere conseguenze negative solo su pazienti affetti da particolari patologie: Karen Ertel, Maria Glymour e Lisa Berkman della Harvard School of Public Health hanno monitorato 16.638 anziani per un periodo di sei anni, e al termine del periodo di ricerca hanno rilevato un legame particolarmente importante tra inserimento sociale e conservazione delle funzionalità mnestiche: chi era <strong>socialmente attivo</strong> aveva una <strong>perdita di memoria decisamente più contenuta degli individui meno integrati</strong>.</p>
<p>Addirittura, secondo una ricerca della Carnegie Mellon University pubblicata su “Psychological Science”, risulta che gli <strong>individui meno socievoli</strong> hanno paradossalmente <strong>il doppio delle probabilità di contrarre un comune raffreddore</strong>.</p>
<p>Allo stato attuale solo una percentuale infinitesimale dei gruppi presenti su Facebook ha una reale corrispondenza nella vita di tutti i giorni, ma la progressiva diffusione del social network come medium personale lascia presupporre scenari nei quali l’organizzazione sociale possa essere estremamente facilitata. In attesa di evidenze empiriche più pertinenti, non resta che sperare che ogni volta che clicchiamo il pulsante ‘mi piace’ aumenti il nostro senso di appartenenza a qualche gruppo (insieme alle nostre difese immunitarie).</p>
<p>Mi piace.</p>
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		<title>Beacon and ads, fino alla morte.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 13:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[privacy]]></category>
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		<description><![CDATA[Il termine 'beacon' indica qualcosa di volutamente massiccio ed evidente, creato con l'intento di attirare l'attenzione su un luogo specifico. Ma il termine beacon associato alla parola Facebook indica qualcosa di ancora più specifico: uno dei sistemi pubblicitari sui quali Zuckerberg ha puntato molto negli ultimi due anni. Il punto è che ora questa grande scommessa fatta dall'azienda di Palo Alto e dai suoi stakeholders è stata persa, dimostrando che nel mondo dell'internet advertising anche i colossi sono alquanto smarriti. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="stop a facebook beacon" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/bacon.jpg" alt="stop a facebook beacon" width="584" height="243" /></p>
<p>Il termine &#8216;beacon&#8217; indica qualcosa di volutamente massiccio ed evidente, creato con l&#8217;intento di attirare l&#8217;attenzione su un luogo specifico. Ma il termine beacon associato alla parola Facebook indica qualcosa di ancora più specifico: uno dei sistemi pubblicitari sui quali Zuckerberg ha puntato molto negli ultimi due anni. Il punto è che ora questa grande scommessa fatta dall&#8217;azienda di Palo Alto e dai suoi stakeholders è stata persa, dimostrando che nel mondo dell&#8217;internet advertising anche i colossi sono alquanto smarriti.</p>
<p><strong>Facebook Beacons</strong>, attivo dal 6 novembre 2007, era un sistema che prevedeva uno scambio di informazioni reciproco tra il social network e siti esterni (tra i quali giganti della portata di eBay), finalizzato all&#8217;acquisizione di informazioni sulle preferenze degli iscritti e alla conseguente individuazione di target molto specifici cui indirizzare le inserzioni pubblicitarie. In Italia non ne abbiamo sentito parlare molto, ma negli USA la sua integrazione nelle meccaniche sociali era tale da comportare la pubblicazione automatica sul profilo dei propri acquisti o noleggi online. Per quanto il sistema si rivelasse sin dall&#8217;inizio fortemente <strong>lesivo della riservatezza</strong>, non stupisce che nella pionieristica ricerca di <strong>nuovi format pubblicitari</strong> si sia puntato molto su di esso: come d&#8217;altronde <a href="http://venicesessions.it/blog/2009/04/03/lucasofri/?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=pingfm">ricordava al Venice Sessions</a> anche Luca Sofri, cinque anni fa non avremmo mai potuto prevedere un suicidio della privacy chiamato Facebook.</p>
<p>Sin dall&#8217;annuncio iniziale di Beacon molti <em>netizen</em> avevano fatto quadrato per tutelare i propri dati sensibili, e poiché nella <em>net society</em> anche le rimostranze prendono forme nuove (storica la Tea Crate Rebellion del luglio 2003 su Second Life, che constrinse i Linden Lab a rivedere le politiche economiche del loro mondo virtuale), la protesta assunse paradossalmente la forma di un gruppo Facebook, che in meno di dieci giorni raggiunse i 50.000 iscritti. Sfortunatamente per Palo Alto però i protestanti, insoddisfatti delle fallaci garanzie immediatamente fornite dalla vice-presidente marketing Chamath Palihapitiya, decisero di unirsi in una <strong>class action</strong> che aveva ben poco di virtuale. E ora, dopo la recentissima cessazione del servizio decisa appena prima di una chiusura coatta, i colletti bianchi di Facebook si dichiarano pronti a un accordo tra le parti: una soluzione condivisa ma, ci scommettiamo, non gradita. Il giudice competente Richard Seeborg, del foro di San Jose, ha infatti quantificato i <strong>danni processuali</strong> in 9,5 milioni di dollari americani, che dovranno in parte esser devoluti alla creazione di un osservatorio indipendente sul diritto alla privacy in rete e per il restante saranno spartiti tra le parti lese e gli avvocati dell&#8217;accusa.</p>
<p>Il <strong>fallimento</strong> di questa forma pubblicitaria non è di per sé una gran notizia, dato che nel mercato della comunicazione in rete si sono sicuramente collezionati più fallimenti che successi, ma è utile per ragionare su come anche essere un leviatano da 250 milioni di utenti (se fosse un paese sarebbe il quarto più grande al mondo) non garantisca automaticamente lo status di <em>trend-setter</em> economico. La battaglia sul fronte della privacy è evidentemente ancora tutta da combattere e potrebbe riservarci grandi sorprese e clamorosi dietrofront, e casi come quello di Beacon insegnano al management di Palo Alto quello che la cultura popolare tramanda da anni: &#8220;prevenire è meglio che curare&#8221;. Proprio in quest&#8217;ottica <strong>è partita una riflessione interna</strong> in seguito alla scomparsa di un collaboratore recentemente entrato nel team (<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2366441&amp;yy=2009&amp;mm=10&amp;dd=27&amp;title=facebook_dopo_la_morte">ce lo racconta Mello</a> dalle colonne de Il Fatto Quotidiano).</p>
<p>Con il passare degli anni era statisticamente inevitabile registrare un crescente numero di decessi tra gli utenti del social network in blu (e almeno di questo non ci sentiamo di farne una colpa a Zuckerberg). Se i defunti si saranno liberati dalle preoccupazioni sulla propria privacy, i parenti avranno però l&#8217;incombenza di occuparsi del profilo sociale del caro estinto. E c&#8217;è un aspetto più rievante che interessa l&#8217;ufficio legale del network sociale: potrebbe sussistere per Facebook una responsabilità civilistica in merito alla <strong>rimozione delle informazioni sensibili dei deceduti</strong> (informazioni che, in seguito a un malcostume particolarmente italiano, si trasformano sempre più in una miniera per il gossip conseguente a casi di cronaca nera).</p>
<p>Questa volta a Palo Alto sembrano scegliere di giocare d&#8217;anticipo, studiando la possibilità per i parenti di &#8216;memorizzare&#8217; il profilo del morto e di consentire l&#8217;accesso alla bacheca a una selezione di contatti. Quando moriremo niente pokes ma opere di bene.</p>
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		<title>Elezioni in Iran: la censura e la rete.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 09:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
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Non vi sono ancora prove certe di brogli elettorali nell&#8217;Iran di Ahmadinejad (probabilmente è solo questione di tempo), ma la compagine sempre più inquietante nella quale si è verificata la disfatta elettorale di Moussavi ha le tinte forti di uno dei momenti più neri della dittatura Iraniana. Nonostante la censura totalizzante dei media tradizionali, il disturbo delle trasmissioni satellitari dei reporter internazionali, il sabotaggio della rete di telefonia mobile e la pesante censura di Internet estesasi anche a Facebook (dove il leader dell&#8217;opposizione contava circa 45.000 sostenitori), sembrava che i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- ckey="6AA0FDF5" --><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/ahmadinejad.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-259" title="ahmadinejad" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/ahmadinejad.jpg" alt="ahmadinejad" width="584" height="243" /></a></p>
<p>Non vi sono ancora prove certe di <strong>brogli elettorali</strong> nell&#8217;Iran di Ahmadinejad (probabilmente è solo questione di tempo), ma la compagine sempre più inquietante nella quale si è verificata la disfatta elettorale di Moussavi ha le tinte forti di uno dei momenti più neri della dittatura Iraniana. Nonostante la <strong>censura totalizzante dei media tradizionali</strong>, <strong>il disturbo delle trasmissioni satellitari dei reporter </strong>internazionali, <strong>il sabotaggio della rete di telefonia mobile</strong> e la <strong><a href="http://www.rsf.org/An-election-without-free-flow-of.html" target="_blank">pesante censura di Internet</a></strong> estesasi anche a Facebook (dove il leader dell&#8217;opposizione contava circa 45.000 sostenitori), sembrava che i manifestanti avessero trovato un modo per far sentire la propria voce: la rete di microblogging di Twitter. Ma nelle ultime ore <strong>la mano del censore si è abbattuta anche sui twitters</strong>, tanto che Bret Taylor, uno dei fondatori del servizio di seed personalizzabili FriendFeed, dimostra <a href="http://friendfeed.com/bret/01d7ad79/friendfeed-has-been-almost-completely-blocked" target="_blank">sul proprio sito</a> come il traffico verso il servizio sia praticamente cessato negli ultimi due giorni.</p>
<p align="center"><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/censura-freind-feed.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-258" title="censura-freind-feed" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/censura-freind-feed.jpeg" alt="censura-freind-feed" width="525" height="131" /></a></p>
<p>Ma nel frattempo, con le strade gremite da una fiumana umana che sfida il regime al grido di &#8220;Allah u Akbar&#8221; (&#8220;Dio è grande&#8221;: lo stesso slogan della rivoluzione khomeinista del 1979), <strong>neanche i media di stato riescono più a contenere le notizie</strong>: viene così dall&#8217;emittente ufficiale Radio Payam la notizia dell&#8217;uccisione di sette manifestanti da parte <span style="text-decoration: line-through;">delle forze dell&#8217;ordine</span> dei militari.  E nell&#8217;era di internet, dove non possono le tv ufficiali, possono i fenomeni di <strong>reporter diffuso</strong>: è stato divulgato in rete un video in cui un manifestante documenta la violenta repressione in atto a Theran. Ecco la dimostrazione di come il web e il giornalismo partecipativo abbiano un ruolo chiave nel <em>powershift</em>.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="359" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="flashvars" value="autostart=false&amp;keyT=Ivp,.àlàvatcr.oìùrìì.mj:qc&amp;key=.iì(ccwqeafiweà?r.esèp@dajt:p@ek,v;_ùyqvmjnita-q,pRve Mfeti?aus=agl?01c'02?ò03ex04&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2009/iranautopolizia20090616.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;" /><param name="src" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/adv_player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="359" src="http://tv.repubblica.it/static/swf/adv_player.swf" flashvars="autostart=false&amp;keyT=Ivp,.àlàvatcr.oìùrìì.mj:qc&amp;key=.iì(ccwqeafiweà?r.esèp@dajt:p@ek,v;_ùyqvmjnita-q,pRve Mfeti?aus=agl?01c'02?ò03ex04&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2009/iranautopolizia20090616.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p align="center">In copertina un&#8217;efficace immagine di una <a href="http://jeromeghedira.wordpress.com/2008/05/29/3-grands-pour-mccann-erickson-au-gprc-08/" target="_blank">campagna McCann Erickson per Reporter Senza Frontiere</a>.</p>
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