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	<title>Blog Comunicazione &#187; censura</title>
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		<title>La Rai chiude Vespa e Santoro.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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Incredibilmente la classe politica italiana, o almeno parte di essa, è riuscita a mettere d’accordo professionisti dell’informazione e semplici telespettatori, di qualsiasi schieramento essi siano. L’unico rammarico è che tale accordo arrivi nella forma di un dissenso tanto fermo quanto diffuso a quello che promette di essere, se non revocato, l’intervento più pesante e scriteriato mai adottato da un’autority televisiva: verranno chiusi i programmi di approfondimento politico.
Ieri notte, in previsione delle prossime elezioni regionali, le quote PDL e Radicali della Commissione di Vigilanza RAI hanno stabilito che, nei trenta giorni ...]]></description>
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<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="censura" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/02/censura.jpg" alt="censura" width="584" height="243" /></p>
<p>Incredibilmente la classe politica italiana, o almeno parte di essa, è riuscita a mettere d’accordo professionisti dell’informazione e semplici telespettatori, di qualsiasi schieramento essi siano. L’unico rammarico è che tale accordo arrivi nella forma di un dissenso tanto fermo quanto diffuso a quello che promette di essere, se non revocato, l’intervento più pesante e scriteriato mai adottato da un’autority televisiva: <strong>verranno chiusi i programmi di approfondimento politico</strong>.</p>
<p>Ieri notte, <strong>in previsione delle prossime elezioni regionali</strong>, le quote PDL e Radicali della Commissione di Vigilanza RAI hanno stabilito che, nei trenta giorni che precederanno le scadenze elettorali, i programmi di approfondimento giornalistico ospitanti dibattito politico dovranno essere chiusi. Il <strong>bavaglio</strong> verrà messo <strong>all’Annozero di Santoro, al Ballarò di Floris ma manche alla terza camera di Vespa</strong> (in ‘perfetta’ attuazione della <em>par condicio</em>) e a numerose altre trasmissioni RAI (per estensione salteranno due terzi del palinsesto della terza rete).</p>
<p>Per un mese <strong>gli elettori</strong> verranno <strong>privati dei migliori</strong> <strong>strumenti</strong> offerti dalla TV italiana per la creazione di un’opinione politica (‘liberi’ o schierati che siano) e <strong>dovranno accontentarsi</strong> di quella sterile gabbia che è la <strong>tribuna elettorale</strong>, nella quale i politici potranno muoversi secondo tempi cronometrati al secondo ma senza troppa paura di scivoloni o contraddizioni. Vespa, Santoro e Floris potranno accettare di fare da moderatori agli incontri, o all’occorrenza verranno sostituiti da qualche ossequioso mestierante. Poiché la decisione riguarda esclusivamente i programmi della televisione pubblica, <strong>il Matrix di Canale 5 non subirà alcuna limitazione</strong> e, anzi, potrà continuare ad andare in onda normalmente sperando di riprendersi almeno in parte dall’emorragia di spettatori seguita all’epurazione, ormai vecchia di un anno, di Enrico Mentana.</p>
<p>Il relatore di questo capolavoro di pura lungimiranza politica è il radicale Marco Beltrandi, supportato nel voto dalla compattezza del Popolo Della Libertà. Si sono fermamente opposti e hanno abbandonato l’aula con la speranza di far mancare il numero legale gli esponenti del Partito Democratico (che, ricordiamo, corrono nel Lazio proprio candidando un presidente in quota Radicali), ma Roberto Rao dell’UDC ha sventato il tentativo di ‘sabotaggio’ restando presente per poi astenersi dal voto. <strong>Rimane da vedere se l’Agcom deciderà di estendere il divieto anche a Vinci e a Lerner, ma anche quella di certo non potrebbe mai esser vista come una vittoria della libertà d’informazione.</strong></p>
<p>Il circo dei commenti politici che seguirà alla decisione non appartiene a questa sede, ma se si andrà avanti su questa strada sarà interessante ritrovarci a discutere sulle <strong>peculiarità del linguaggio politico in una campagna elettorale basata esclusivamente sulle tribune</strong>. Per la <span style="text-decoration: line-through;">gioia</span> noia dei telespettatori.</p>
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		<title>È fatta: Google dice no alla censura Cinese.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 11:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La natura pervasiva della rete  è difficile da controllare. Già in passato abbiamo commentato il ruolo svolto dai blogger iraniani nel liberarsi della mordacchia del censore, eppure in quello stesso contesto siamo stati costretti a riconoscere come sia ancora relativamente facile per i governi liberticidi limitare pesantemente la libertà offerta dalle nuove tecnologie.
L’Iran di Ahmadinejad però non è la Cina di Hu Jintao, e nel caso del colosso asiatico schierarsi contro la censura ha costi ben diversi. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="google dice no alla censura" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2010/01/cina.jpg" alt="google dice no alla censura" width="584" height="243" /></p>
<p>La natura pervasiva della rete  è difficile da controllare. Già in passato <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/" target="_blank">abbiamo commentato</a> il ruolo svolto dai blogger iraniani nel liberarsi della mordacchia del censore, eppure in quello stesso contesto siamo stati costretti a riconoscere come sia ancora relativamente facile per i governi liberticidi limitare pesantemente la libertà offerta dalle nuove tecnologie.</p>
<p>L’Iran di Ahmadinejad però non è la <strong>Cina</strong> di Hu Jintao, e nel caso del colosso asiatico <strong>schierarsi contro la censura</strong> ha costi ben diversi. Per le multinazionali del web infatti non scendere a patti con i controllori della superpotenza <strong>significherebbe</strong> incorrere in oscuramento certo e quindi <strong>rinunciare a un mercato di 300 milioni di utenti</strong>: un bacino ormai superiore anche all’utenza internet statunitense e decisamente allettante.</p>
<p>Per queste ragioni, nonostante il popolo di Seattle abbia insegnato ai colletti bianchi la convenienza in termini di vantaggio competitivo offerta da una condotta etica dell’impresa (e nonostante l’atavica allergia alle regole dei guru di internet), i numeri uno del web hanno via via capitolato alle richieste del governo cinese, escludendo dai propri siti una nutrita lista di argomenti sgraditi alla sala dei bottoni (su tutte le spinose questioni del Tibet e dello Xinjang).</p>
<p>Così <strong>Yahoo!</strong>, <strong>collaborazionista</strong> numero uno insieme al portale cinese Baidu, è arrivata ad eliminare il 97% delle keyword scottanti, nonché a coadiuvare la polizia locale sin dal 2002 nella <a href="http://punto-informatico.it/1461527/PI/News/dissidenti-cinesi-nuove-accuse-yahoo.aspx" target="_blank"><strong>caccia ai dissidenti</strong></a> e addirittura a consegnare spontaneamente alle autorità cinesi la corrispondenza di alcuni attivisti democratici (suscitando ufficialmente le ire di Julien Pain, responsabile di Reporters Sans Frontières). Altri attori del web non sono stati da meno, e così <strong>Google ha bloccato l’83% dei contenuti proibiti</strong>, <strong>MSN Search il 78%</strong> e <strong>Apple ha censurato</strong> dall’AppStore per iPhone <strong>due applicazioni</strong> riguardanti il Dalai Lama.</p>
<p>In questo sconfortante panorama di asservimento e business è però successo qualcosa, qualcosa di molto importante. <strong>Ieri Google ha detto no</strong>.</p>
<p>Dal blog ufficiale dell’azienda <a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/01/new-approach-to-china.html" target="_blank">arriva l’annuncio</a> di “un nuovo approccio verso la Cina”. Intorno alla metà di dicembre i server di Gmail, il servizio di posta made in Mountain View, hanno subito una <strong>pesante offensiva da parte di hacker</strong> intenzionati a intercettare la corrispondenza privata degli attivisti per i diritti umani. Questi attacchi, il cui mittente viene solo tacitamente riconosciuto nei leader della Repubblica Popolare, rappresentano chiaramente <strong>un’attività di</strong> <strong>spionaggio di stato finalizzata alla soppressione dei diritti umani e civili</strong>.</p>
<p>Evidentemente, a casa di Brin e Page, qualcuno si è reso conto che quando si fanno compromessi al ribasso il gioco non vale la candela, e che per un’azienda il cui motto è “<em>don’t be evil</em>” c’era qualche contraddizione di troppo. Così è arrivata la decisione, e da oggi verranno <strong>ufficialmente rimossi tutti i filtri censori</strong> da parte del motore statunitense, mentre alla casa base si valuta l’eventualità non troppo remota della chiusura della sede Cinese.</p>
<p>Il dietrofront dell’attore numero uno del web apre <strong>scenari interessanti</strong>. L’idea che le regole della rete possano stravolgere i meccanismi tradizionali dell’economia torna ad affacciarsi alla mente dei più ottimisti, e intanto in molti iniziano a farsi una domanda: se il business con la ‘G’ maiuscola si tira indietro davanti al calpestamento dei diritti umani, quanto potere rimane ai regimi? <strong>Hu Jintao cambierà rotta</strong>? <strong>Diteci la vostra nei commenti</strong>!</p>
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		<title>Fuoco amico.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 14:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il citizen journalism e i fenomeni di reporter diffuso sono sempre più al centro dell’attenzione dei media tradizionali (dalla ‘pionieristica’ trasmissione di Marco Montemagno su SkyTg24 all’ottimo progetto Citizen Report targato Rai Educational), eppure il mondo dei media tradizionali si mostra ancora in gran parte inadatto ai contenuti informativi user generated.
Il giornalismo ‘dal basso’ si rivela infatti indispensabile quando documenta avvenimenti altrimenti inaccessibili ai media ufficiali (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="reporter diffuso a Gaza" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/fuoco.jpg" alt="reporter diffuso a Gaza" width="584" height="243" /></p>
<p>Il <em><strong>citizen journalism</strong></em> e i fenomeni di reporter diffuso sono sempre più <strong>al centro dell’attenzione</strong> dei media tradizionali (dalla ‘pionieristica’ <a href="http://dailymotion.virgilio.it/IoReporterSkyTG24/1">trasmissione</a> di <a href="http://montemagno.typepad.com/">Marco Montemagno</a> su SkyTg24 all’ottimo progetto <a href="http://www.citizenreport.rai.it/">Citizen Report</a> targato Rai Educational), eppure il mondo dei media tradizionali si mostra ancora in gran parte inadatto ai contenuti informativi user generated.<br />
Il giornalismo ‘dal basso’ si rivela infatti indispensabile quando documenta avvenimenti altrimenti inaccessibili ai media ufficiali (il <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/16/elezioni-in-iran-la-censura-e-la-rete/">ruolo svolto</a> da YouTube e Twitter nel documentare la repressione Iraniana è stato illuminante), ma fatica ancora a trovare quella dimensione realmente collaborativa che fa la forza delle redazioni giornalistiche e si limita spesso a concentrarsi su singoli eventi, rinunciando all’analisi di una visione d’insieme.<br />
D’altro canto è pure comprensibile che le televisioni, anche per un problema di attendibilità delle fonti, releghino la quasi totalità dei contenuti <em>grassroots</em> in finestre totalmente isolate rispetto all’informazione istituzionale, dimostrando al contempo la <strong>grande distanza</strong> che ancora <strong>contrappone new media e old media</strong>.</p>
<p>Mentre qualcuno prova a cercare nel <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gonzo_journalism">gonzo journalism</a></em> un ponte in grado di unire questi due mondi, dall’altra parte del globo la riflessione sul giornalismo dal basso e sul suo <strong>potere dissuasivo</strong> si trasforma in un vero strumento umanitario.</p>
<p>La spinosa questione geopolitica della <strong>striscia di Gaza</strong> vede ogni anno numerose vittime su entrambi i fronti. Tra i molti scenari di violenza ci sono gli uliveti degli insediamenti ovest, dove i contadini palestinesi sono spesso oggetto di aggressione da parte dei coloni israeliani. Il problema di queste violenze perpetrate da gruppi isolati è sempre stata la loro indimostrabilità, ma ora l’<strong>associazione umanitaria israeliana B’tselem</strong> ha deciso di offrire ai coltivatori Palestinesi la possibilità di documentare tali orrori.<br />
Da quando sono state <strong>distribuite gratuitamente 150 videocamere</strong> portatili ed è stata fornita ai contadini una formazione di base sul loro utilizzo, questi camcorder sono diventati uno strumento indispensabile <strong>in grado in molti casi di garantire l’incolumità</strong>. I Palestinesi finalmente possono tornare a coltivare la propria terra senza paura di perdere la vita, mentre gli aggressori, dissuasi dal rischio di una prova documentale dei loro attacchi, hanno desistito quasi del tutto dai propri propositi.<br />
Per ora la maggior parte dei contadini non registra i propri ‘reportage’ con lo scopo di diffonderli via internet, è vero, ma la visibilità internazionale arriva comunque grazie al <a href="http://www.btselem.org/index.asp">sito dell’ONG</a> che ha promosso l’iniziativa e alle telecamere di <a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2009/10/20091022103431824821.html">Al Jazeera</a> che hanno offerto copertura mediatica.</p>
<p>Orwell in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29">1984</a> aveva immaginato un mondo controllato da telecamere, e in effetti il Grande Fratello in qualche modo ci osserva tutti. Ma la fantasia dello scrittore britannico non era arrivata a tanto: ora anche i prolet sorvegliano la psicopolizia.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/p433WA10Ql8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/p433WA10Ql8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>I mezzobusti danno i numeri.</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/20/i-mezzibusti-danno-i-numeri/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 15:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="calo di fiducia nei tg" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/veline.jpg" alt="calo di fiducia nei tg" width="584" height="243" /></p>
<p>Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione da parte dei manifestanti, scende anche lui in Piazza del Popolo contro la censura. Un pupazzo. Ma qualche giorno dopo Antonio Ricci, pressato da un Gad Lerner in ottima forma, fa coming out ammettendo di non fare un ‘TG satirico’ ma solo varietà. Eppure si era sempre professato un paladino della controinformazione. Intanto Reporters Sans Frontieres declassa l’Italia dal 44° al 49° posto nella classifica della libertà d’informazione. E questa è solo una premessa, che tralascia volutamente vicende precedenti al 3 ottobre che pure tanto hanno animato il dibattito sullo stato della stampa nazionale.</p>
<p>La vera ‘notizia’ sulla quale vorremmo riflettere, e che in realtà non sorprende nessuno, è che <strong>gli Italiani di ogni colore sono sempre più sfiduciati verso il sistema dell’informazione</strong>. Un’articolata <strong>indagine demoscopica</strong> condotta dalla Demos di Ilvo Diamanti restituisce il ritratto di un paese che ha imparato a convivere con una stampa di partito, in cui la distanza tra i fatti e la loro restituzione giornalistica si fa sempre maggiore con buona pace del diritto di corretta informazione. Vediamo nel dettaglio.</p>
<p>Rispetto a due anni fa la televisione resta la principale fonte d’informazione per gli italiani, con un quasi invariato 87%, mentre cresce moderatamente internet (dal 24.8% al 38.2%) e aumenta sensibilmente la percentuale di chi si informa attraverso il satellite e il dtt (dal 18.9% al 40.9%). Quasi invariata la radio con il 40% e di poco in ascesa i quotidiani con un 33% (+3).<br />
Il dato più interessante però è il trend della fiducia verso l’attendibilità dei vari telegiornali, ed è quello che riserva più sorprese. <strong>Le due principali testate nazionali</strong>, TG1 E TG5, sono le uniche che a dispetto dell’andamento generalmente positivo<strong> registrano un significativo calo di fiducia</strong>, rispettivamente -5.4% e -2.6%.  Ma è il dato più importante. In crescita le redazioni percepite come indipendenti: TgLA7 +8.6%, RaiNews24 +13.4% e SkyTg24 +5.8%. Comprensibile il +1.6 del giornale di Emilio Fede (che ha un target estremamente definito), mentre stupisce il +5.2% di Studio Aperto (complici un cambio di direzione e una linea editoriale leggermente riveduta).<br />
Se andiamo ad analizzare il dato di fiducia in base alla composizione del campione, calcolando lo scarto tra gli elettori appartenenti ai due macrogruppi PDL+Lega Nord e PD+IDV+sinistra alternativa, vediamo che si riproduce lo schema di appartenenza partitica cui siamo avvezzi, con le testate Mediaset in quota centrodestra, il TG3 alla sinistra e il TG1 filogovernativo. Più interessante però la percezione del TgLA7 come fortemente schierato a sinistra e soprattutto quella del TG2, sorprendentemente considerato riconducibile alla sfera PD-IDV. Guadagna un unanime riconoscimento di totale imparzialità il network di Murdoch.<br />
Per quanto concerne i <strong>programmi di approfondimento</strong> più popolari (Annozero, Ballarò, L’Infedele, Matrix, Otto e mezzo, Porta a Porta e Report) si registra un diffuso e relativamente moderato <strong>calo di fiducia</strong>, che diventa una <strong>caporetto da -8.2% per il Matrix post-Mentana</strong> di Alessio Vinci. Un buon +5 del preserale LA7, passato dalla conduzione Ferrara a quella Gruber, è superato solo da un <strong>trionfale +10.2% per</strong> le inchieste scomode di <strong>Milena Gabbianelli</strong>.</p>
<p>Il bilancio che si può trarre tanto dall’indagine di Demos quanto dalle premesse fatte in apertura è che il giornalismo del bel paese sia malato, e non sembra proprio essere un male recente. La lottizzazione, l’autocensura, la sudditanza dagli editori e una deriva selvaggia dell’infotainment hanno portato al discredito totale delle news nazionali. In Italia non è il diritto di parola a mancare, ma il dovere deontologico di fornire una corretta e imparziale informazione. Stampiamocelo in testa, e speriamo che il Gabibbo abbia smesso per sempre di far finta di essere un giornalista scomodo: non somiglia alla Polytkvoskaya.<br />
</p>
<p align="center"><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8sZnsPHwpQQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/8sZnsPHwpQQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Elezioni in Iran: la censura e la rete.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 09:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Non vi sono ancora prove certe di brogli elettorali nell&#8217;Iran di Ahmadinejad (probabilmente è solo questione di tempo), ma la compagine sempre più inquietante nella quale si è verificata la disfatta elettorale di Moussavi ha le tinte forti di uno dei momenti più neri della dittatura Iraniana. Nonostante la censura totalizzante dei media tradizionali, il disturbo delle trasmissioni satellitari dei reporter internazionali, il sabotaggio della rete di telefonia mobile e la pesante censura di Internet estesasi anche a Facebook (dove il leader dell&#8217;opposizione contava circa 45.000 sostenitori), sembrava che i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- ckey="6AA0FDF5" --><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/ahmadinejad.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-259" title="ahmadinejad" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/ahmadinejad.jpg" alt="ahmadinejad" width="584" height="243" /></a></p>
<p>Non vi sono ancora prove certe di <strong>brogli elettorali</strong> nell&#8217;Iran di Ahmadinejad (probabilmente è solo questione di tempo), ma la compagine sempre più inquietante nella quale si è verificata la disfatta elettorale di Moussavi ha le tinte forti di uno dei momenti più neri della dittatura Iraniana. Nonostante la <strong>censura totalizzante dei media tradizionali</strong>, <strong>il disturbo delle trasmissioni satellitari dei reporter </strong>internazionali, <strong>il sabotaggio della rete di telefonia mobile</strong> e la <strong><a href="http://www.rsf.org/An-election-without-free-flow-of.html" target="_blank">pesante censura di Internet</a></strong> estesasi anche a Facebook (dove il leader dell&#8217;opposizione contava circa 45.000 sostenitori), sembrava che i manifestanti avessero trovato un modo per far sentire la propria voce: la rete di microblogging di Twitter. Ma nelle ultime ore <strong>la mano del censore si è abbattuta anche sui twitters</strong>, tanto che Bret Taylor, uno dei fondatori del servizio di seed personalizzabili FriendFeed, dimostra <a href="http://friendfeed.com/bret/01d7ad79/friendfeed-has-been-almost-completely-blocked" target="_blank">sul proprio sito</a> come il traffico verso il servizio sia praticamente cessato negli ultimi due giorni.</p>
<p align="center"><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/censura-freind-feed.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-258" title="censura-freind-feed" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/censura-freind-feed.jpeg" alt="censura-freind-feed" width="525" height="131" /></a></p>
<p>Ma nel frattempo, con le strade gremite da una fiumana umana che sfida il regime al grido di &#8220;Allah u Akbar&#8221; (&#8220;Dio è grande&#8221;: lo stesso slogan della rivoluzione khomeinista del 1979), <strong>neanche i media di stato riescono più a contenere le notizie</strong>: viene così dall&#8217;emittente ufficiale Radio Payam la notizia dell&#8217;uccisione di sette manifestanti da parte <span style="text-decoration: line-through;">delle forze dell&#8217;ordine</span> dei militari.  E nell&#8217;era di internet, dove non possono le tv ufficiali, possono i fenomeni di <strong>reporter diffuso</strong>: è stato divulgato in rete un video in cui un manifestante documenta la violenta repressione in atto a Theran. Ecco la dimostrazione di come il web e il giornalismo partecipativo abbiano un ruolo chiave nel <em>powershift</em>.</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" height="359" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="flashvars" value="autostart=false&amp;keyT=Ivp,.àlàvatcr.oìùrìì.mj:qc&amp;key=.iì(ccwqeafiweà?r.esèp@dajt:p@ek,v;_ùyqvmjnita-q,pRve Mfeti?aus=agl?01c'02?ò03ex04&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2009/iranautopolizia20090616.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;" /><param name="src" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/adv_player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" height="359" src="http://tv.repubblica.it/static/swf/adv_player.swf" flashvars="autostart=false&amp;keyT=Ivp,.àlàvatcr.oìùrìì.mj:qc&amp;key=.iì(ccwqeafiweà?r.esèp@dajt:p@ek,v;_ùyqvmjnita-q,pRve Mfeti?aus=agl?01c'02?ò03ex04&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2009/iranautopolizia20090616.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p align="center">In copertina un&#8217;efficace immagine di una <a href="http://jeromeghedira.wordpress.com/2008/05/29/3-grands-pour-mccann-erickson-au-gprc-08/" target="_blank">campagna McCann Erickson per Reporter Senza Frontiere</a>.</p>
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