<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blog Comunicazione &#187; blog comunicazione</title>
	<atom:link href="http://www.blogcomunicazione.com/tag/blog-comunicazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blogcomunicazione.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 May 2011 16:38:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.3</generator>
		<item>
		<title>Effetto lowmarks. (ultima parte)</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/04/effetto-lowmarks-ultima-parte/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/04/effetto-lowmarks-ultima-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 12:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[pubblicità e marketing]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[blog comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[corporate identity]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=715</guid>
		<description><![CDATA[Per un 'persuasore occulto' creare un consumatore guidato dall'amore cieco per un marchio è la sfida più entusiasmante: in fondo la manipolazione di cervello, mente e ambiente è l'arma principale di ogni buon pubblicitario e, ammettiamolo, anche una delle caratteristiche più divertenti di questa professione. Eppure, per quanto la gestione delle istanze più primitive e immediate degli individui e dei gruppi rimanga uno degli strumenti più potenti, non si può più prescindere da un ambiente competitivo nel quale è spesso la tanto vituperata logica a fare la differenza. Con buona pace dei Lovemarks (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="effetto lowmarks" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/11/renault.jpg" alt="effetto lowmarks" width="584" height="243" /></p>
<p>Per un &#8216;persuasore occulto&#8217; creare un consumatore guidato dall&#8217;amore cieco per un marchio è la sfida più entusiasmante: in fondo la manipolazione di cervello, mente e ambiente è l&#8217;arma principale di ogni buon pubblicitario e, ammettiamolo, anche una delle caratteristiche più divertenti di questa professione. Eppure, per quanto la gestione delle istanze più primitive e immediate degli individui e dei gruppi rimanga uno degli strumenti più potenti, non si può più prescindere da un ambiente competitivo nel quale è spesso la tanto vituperata logica a fare la differenza. Con buona pace di Roberts e dei suoi <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/01/effetto-lowmarks/" target="_blank"><em>Lovemarks</em></a> <strong>anche i consumatori meno razionali hanno iniziato ad usare il cervello</strong>. È l&#8217;evoluzione della specie.</p>
<p>Renault ha deciso di integrare nella campagna promozionale per la <strong>New Mégane Sportour</strong> dei <strong><em>commercial</em> creati appositamente per il web</strong> (potete trovare la produzione promozionale per il marchio francese nel <a href="http://www.youtube.com/user/renaultit" target="_blank">canale YouTube</a> ufficiale). Ma i due spot non seguono una strategia comune, anzi, sono palesemente molto diversi tra loro. Vi proponiamo il primo:</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/bnAZRwUZ14w&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/bnAZRwUZ14w&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Notevole. L&#8217;effetto <strong>sorpresa</strong> e la grande <strong>ironia</strong> di questo <em>web ad</em> hanno un solo nome (ricorrente su queste pagine):<strong> <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/15/476/" target="_blank">effetto Von Restorff</a></strong>. Progettata espressamente per la homepage di MSN.it, questa pubbicità pur facendo leva su un linguaggio adatto a un pubblico generalista <strong>si rivolge chiaramente a un target</strong> che abbia dimestichezza con la rete, maschile, nella fascia anagrafica 35/45 (ma il target di MSN è anche più giovane), informale e giovanile. Lo dimostra anche il <em>claim</em> che fa leva sulla muscolarità della carrozzeria: &#8220;<em>coupé fuori, station wagon dentro</em>&#8220;. Ma andiamo all&#8217;altra pubblicità:</p>
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dy44lf0rXl4&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/dy44lf0rXl4&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Creativa, accattivante, immediata. In poche parole <strong>un disastro</strong>. E il costo particolarmente contenuto non ci sembra una scusa valida per la totale disattenzione ai dettagli. Il video viene presentato agli addetti al settore come «<em>fresco ed originale</em>» e si sottolinea che è stato realizzato «<em>utilizzando anche l&#8217;arma della pubblicità comparativa, così poco sfruttata in Italia</em>». Ma l&#8217;incoerenza è tutta qui.</p>
<p>Tecnicamente l&#8217;uso di colori ammorbiditi da un filtro arancione e desaturati da un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bleach_bypass" target="_blank">bleach bypass</a>, la scelta di adoperare un tavolo di legno e un pennino con tanto di calamaio e carta porosa, nonché la scelta calligrafica di un corsivo molto accentuato, sembrano comunicare qualcosa di tutt&#8217;altro che fresco: c&#8217;è un richiamo fortemente archetipico (scusate la parolaccia) a <strong>un target socialmente e anagraficamente molto diverso rispetto a quello che dovrebbe essere di riferimento</strong>. E di <strong>pecche tecniche</strong> ce ne sono diverse: la scarsa leggibilità del corsivo è controbilanciata da una distorsione anamorfica delle righe più basse (voluta?), ma la scelta degli a capo fa non pochi danni. Infatti mentre i nomi delle autovetture della concorrenza sono chiaramente percepibili e memorizzabili (effetto di priorità), quello della Mégane è relegato in alto a destra: una zona &#8216;buia&#8217; nel pattern di visualizzazione diagonale da sinistra a destra con cui i nostri occhi percepiscono l&#8217;inquadratura. Inoltre non viene sfruttato l&#8217;effetto mnemonico di recenza scrivendo il nome del modello nell&#8217;ultima riga e l&#8217;assenza di un punto alla frase finale la priva in parte di incisività. Il rumore del pennino sulla carta, il ritmo creato dall&#8217;uso del calamaio e l&#8217;improvvisa velocizzazione della scrittura sono poi elementi originali e che parlano dritti al cuore, coerentemente con la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=eyPNAhZG8CI" target="_blank">campagna televisiva</a> e con l&#8217;idea stessa di <em>lovemark</em>, ma la necessità di ricorrere a una pubblicità comparativa manifesta immediatamente un <strong>totale disorientamento comunicativo</strong>. Debolezza non da poco.</p>
<p>Secondo il CEO di Saatchi non era imperativo rivolgersi solo al cuore, ignorare la logica? Ci sembra proprio di sì. Eppure l&#8217;agenzia è costretta a <strong>scendere a compromessi</strong> tra la visione del proprio demiurgo e la realtà del mercato: il &#8216;consumatore internet&#8217; ha un&#8217;attivazione neuronale superiore rispetto a quello esclusivamente televisivo (tradizionalmente più passivo), e, cosa più importante, i &#8216;consumatori internet&#8217; non sono altro che un segmento in continua e rapidissima espansione dei &#8216;consumatori televisivi&#8217;. Inoltre questa tendenza non è di certo relegata solo al popolo della rete, come ci dimostrano <a href="http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/200911041031-eco-rom1012-consumi_79_7_italiani_spende_meno_e_meglio" target="_blank">i dati diffusi</a> proprio in questi giorni dal <a href="http://www.consumersforum.it/" target="_blank">Consumer&#8217;s Forum</a>. Infine come giustificare, almeno nel video, l&#8217;assenza di un <em>outlink </em>che colleghi a tabella finale a comparazioni più dettagliate sul sito del produttore? Decisamente un&#8217;opportunità persa.</p>
<p>Qualcuno potrebbe giudicare questa analisi troppo spietata, in fondo parliamo di un tempio di straordinari professionisti come Saatchi &amp; Saatchi. Ma c&#8217;è un ultimo dettaglio, una ciliegina sulla torta, che ci permette definitivamente di tirare acqua al nostro mulino: è stato fatto <strong>dietrofront sul titolo del video</strong>.<br />
Il nome del filmato è stato infatti cambiato negli ultimi giorni, passando <strong>da un piano totalmente razionale e asettico  a un piano simbolico e emotivo</strong>. Qualcuno ha le idee confuse sul tipo di strategia da adottare, evidentemente (e comprensibilmente), e così l&#8217;iniziale e interminabile &#8220;<em>Qual è la station wagon che fa più chilometri con un pieno?</em>&#8221; è cambiato <em>in corsa</em> diventando &#8220;<em>Quanto lontano vuoi arrivare?</em>&#8220;.</p>
<p>Sarebbe bello arrivare abbastanza lontano da vedere una comunicazione pubblicitaria per il web confezionata a dovere.</p>
<p><em> <span style="color: #999999;">(foto del backstage pubblicata per gentile concessione di Made/Dadomani)</span></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/04/effetto-lowmarks-ultima-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Effetto lowmarks. (2° parte)</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/01/effetto-lowmarks/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/01/effetto-lowmarks/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 11:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[corporate image]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità e marketing]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[blog comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[corporate identity]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[logo]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[viral]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=672</guid>
		<description><![CDATA[«Brands are out of juice». I marchi sono stati spremuti sino all'ultima goccia, e la vecchia concezione di brand non permette più l'ascesa vertiginosa che ha portato alla globalizzazione. È questa la convinzione da cui Kevin Roberts, guru dell'advertising, parte per proporre una rivoluzione della comunicazione aziendale che cambi le regole del gioco dalle fondamenta: i marchi sono stati sovraesposti, non hanno più mistero, sono incapaci di capire il consumatore e di avere un'identità propria, sono schiavi di formule standardizzate e sono stati soffocati da un conservatorismo ottuso. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="effetto lowmarks" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/11/juice.jpg" alt="effetto lowmarks" width="584" height="243" /></p>
<p>«<em>Brands are out of juice</em>». <strong>I marchi sono stati spremuti sino all&#8217;ultima goccia</strong>, e la vecchia concezione di brand non permette più l&#8217;ascesa vertiginosa che ha portato alla globalizzazione. È questa la convinzione da cui Kevin Roberts, guru dell&#8217;advertising, parte per proporre una <strong>rivoluzione della comunicazione aziendale</strong> che cambi le regole del gioco dalle fondamenta: i marchi sono stati sovraesposti, non hanno più mistero, sono incapaci di capire il consumatore e di avere un&#8217;identità propria, sono schiavi di formule standardizzate e sono stati soffocati da un conservatorismo ottuso. <strong>La chiave</strong> per uscire da questa impasse? <strong>È solo una: l&#8217;amore</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Kevin Roberts si è fatto prendere la mano</strong>, d&#8217;accordo. Nei suoi <em>Lovemarks &#8211; the future beyond brands</em> e <em>The lovemarks effect &#8211; winning in the consumer revolution</em>, corroborato da una sorta di &#8216;portfolio diffuso&#8217; magnificamente curato da Derek Lokwood e Anna Brown, introduce l&#8217;epifania del <strong>lovemark: una nuova concezione del brand</strong> destinata a primeggiare in quella che Roberts definisce &#8216;<em>attraction economy</em>&#8216;. In un fiorire ipertrofico di massime autoreferenziali che somigliano molto a <em>headlines</em> e <em>claims</em> (leggi: slogan) il CEO di Saatchi ci spiega che un marchio, per tornare competitivo, deve conquistare molto rispetto e molto amore (davvero rivoluzionario&#8230;) e che per farlo deve riappropriarsi di tre attributi fondamentali: mistero, sensualità e intimità.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;abbondante ammontare di esempi forniti per comprovare questa teoria sembra convincente, anche se l&#8217;inserimento forzato di alcuni brand fuori luogo non sfugge neanche al lettore più incantato, ma l&#8217;appassionata orazione di Roberts si infila in un <em>cul de sac</em> quando arriva a un&#8217;estremizzazione tanto rigida quanto gli schemi dai quali vorrebbe rifuggire. Bisogna arrivare a una «<strong>fedeltà che vada oltre la ragione</strong>», ci spiega, perché «gli esseri umani sono mossi dalle emozioni, non dalla ragione».  Brillante, se non fosse per il fatto che <strong>il mondo sta andando nel verso opposto</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Come spesso succede, la storia si premura di raffreddare anche gli animi più appassionati, anche se parliamo del genio indiscusso che è a capo di un&#8217;incredibile &#8216;macchina da <span style="text-decoration: line-through;">guerra</span> amore&#8217; come Saatchi &amp; Saatchi. E il crescente dilagare di una consapevolezza sui limiti della globalizzazione e la rivoluzione (vera) introdotta da <strong>internet</strong> e dalla new economy stanno sempre più trasformando i <strong>consumatori</strong> in <strong>esseri pensanti</strong>, che misurandosi nel web sociale confrontano prezzi, customer care, reputazione aziendale e caratteristiche dei prodotti. La cieca sbornia consumistica degli anni &#8217;80 è finita e ha lasciato un consumatore nuovo, che non si sente a suo agio ad amare incondizionatamente un persuasore occulto.</p>
<p style="text-align: left;">Saatchi in realtà è perfettamente consapevole di questo, ma cosciente anche del fatto che buona parte dei consumatori sia raggiungibile attraverso canali televisivi (e che la passività di un medium come la TV favorisce anche su base neurologica la permeazione di un messaggio emotivo) ancora si può permettere un uso diffuso del &#8216;lovemark effect&#8217;. Nella prima parte di questo articolo si parlava di una segnalazione ricevuta via mail da Blog Comunicazione: il cliente del quale Ammiro Parters aveva pubblicizzato uno spot (meta-advertising) era Renault, e il prodotto promosso era la New Mégane Sportour, già annunciata sui canali tradizionali attraverso l&#8217;uso della comunicazione emotiva:</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/eyPNAhZG8CI&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/eyPNAhZG8CI&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il commercial televisivo</strong> curato da Saatchi &amp; Saatchi <strong>è un esempio da manuale</strong> di come propagandare un lovemark, e l&#8217;efficacia dell&#8217;impianto comunicativo è tanto evidente da non richiedere altre spiegazioni. Ma <strong>per la campagna web</strong> segnalataci <strong>sembra che il discorso sia meno ovvio</strong>, e che la difficoltà ancora diffusa che si riscontra nel trovare format pubblicitari adatti ai target della rete (ne abbiamo discusso anche <a href="http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/28/beacon-and-ads-fino-alla-morte/" target="_blank">in questo articolo</a>) si rifletta anche in spot per il web confezionati da professionisti di primissimo livello. <strong>Cosa c&#8217;è che non va</strong>? Ne parleremo nella prossima e ultima puntata di <span style="text-decoration: line-through;">questa saga</span> questo lungo articolo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/11/01/effetto-lowmarks/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Effetto lowmarks. (1° parte)</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/30/effetto-lowmarks-1%c2%b0-parte/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/30/effetto-lowmarks-1%c2%b0-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 15:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[corporate image]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità e marketing]]></category>
		<category><![CDATA[società e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[blog comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[blogging]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=633</guid>
		<description><![CDATA[All'indirizzo di Blog Comunicazione è giunta una lettera. Il mittente è il social media coordinator di Ammiro Partners Roma, una nota agenzia di marketing che collabora con uno dei più importanti nomi della pubblicità mondiale, e nella mail si segnala alla nostra attenzione l'ultima pubblicità curata per un famosissimo brand automobilistico.
Lo strumento della 'segnalazione' è sempre più frequente e per ora è di certo una strategia efficace ed efficiente, per usare il binomio tanto caro alla gestione aziendale. È tutt'altra cosa rispetto al criticabile costume delle 'recensioni retribuite' tanto diffuso in rete (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="effetto lowmarks" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/10/lowmark.jpg" alt="effetto lowmarks" width="584" height="243" /></p>
<p>All&#8217;indirizzo di Blog Comunicazione <strong>è giunta una lettera</strong>. Il mittente è il <em>social media coordinator</em> di Ammiro Partners Roma, una nota agenzia di marketing che collabora con uno dei più importanti nomi della pubblicità mondiale, e nella mail si segnala alla nostra attenzione l&#8217;ultima pubblicità curata per un famosissimo brand automobilistico.</p>
<p><strong>Lo strumento della &#8216;segnalazione&#8217; è sempre più frequente</strong> e per ora è di certo una strategia efficace ed efficiente, per usare il binomio tanto caro alla gestione aziendale. È tutt&#8217;altra cosa rispetto al criticabile costume delle &#8216;recensioni retribuite&#8217; tanto diffuso in rete (e recentemente normato negli USA da <a href="http://www.ftc.gov/opa/2009/10/endortest.shtm" target="_blank">una legge federale</a>) e rappresenta comunque un modo per entrare in contatto con una news che rischia facilmente di sfuggire ai feed quotidiani.  Ma il fattore che determina la diffusione crescente delle segnalazioni ai blog da parte delle aziende è sostanzialmente uno: la capacità di ottenere per il contenuto segnalato un&#8217;ottima <strong>visibilità a costo zero</strong>, facendo leva sull&#8217;<strong>atavica pigrizia intellettuale di molti degli articolisti del web</strong>.</p>
<p>È lapalissiano che il blogging sia un fenomeno straordinario e che sempre più di frequente siano proprio i grandi blogger a influenzare il mercato dell&#8217;informazione e non. Però chiunque abbia una frequentazione assidua del web sa anche che accanto a pochi &#8216;cavalli di razza&#8217; esiste una sterminata schiera di professionisti del blog che si limita a fornire <strong>contenuti privi di qualsivoglia spirito critico o visione d&#8217;insieme</strong>: dei &#8216;<em>news aggregator</em>&#8216; umani e sfornati in serie, per dirla altrimenti. Proprio per questo motivo Blog Comunicazione generalmente non prende in considerazione le segnalazioni: il loro presentarsi come dei &#8216;post preconfezionati&#8217;,  dei brevissimi comunicati stampa i cui concetti chiave sono posti in risalto grazie all&#8217;uso del grassetto (un ennesimo impiego di quell&#8217;effetto Von Restorff cui abbiamo dedicato una rubrica), ne comporta una diffusione omologata che non si addice alla nostra linea editoriale. Poco importa se, <a href="http://venicesessions.it/blog/2009/04/03/lucasofri/?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=pingfm" target="_blank">come ci ricorda</a> il già citato Luca Sofri, è la stessa stampa cartacea a ricorrere sempre più spesso alla pubblicazione pedissequa dei comunicati delle aziende.</p>
<p>Eppure questa volta vogliamo fare un&#8217;eccezione: la pubblicità che ci è stata segnalata merita un ragionamento approfondito, perché realizzata espressamente per il web da <strong>Saatchi &amp; Saatchi</strong>. E, per chi non lo ricordasse, Saatchi &amp; Saatchi è un gigante mondiale della pubblicità, il cui CEO worldwide Kevin Roberts è celebre anche per aver introdotto nell&#8217;advertising i concetti di <strong>Lovemarks</strong> e <strong>Sisomo</strong>.</p>
<p>Nella seconda parte di questo articolo, in rete tra due giorni, ragioneremo proprio di questi &#8216;rivoluzionari&#8217; concetti e di quale sia il loro rapporto con il commercial segnalato. Appuntamento a domenica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/10/30/effetto-lowmarks-1%c2%b0-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È nato Blog Comunicazione!</title>
		<link>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/07/e-nato-blog-comunicazione/</link>
		<comments>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/07/e-nato-blog-comunicazione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 15:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BlogComunicazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[blog comunicazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogcomunicazione.com/?p=176</guid>
		<description><![CDATA[
Benvenuti su Blog Comunicazione, uno spazio aperto nel quale affrontare la galassia comunicazione nel modo più vasto ed eterogeneo possibile. Questo weblog si proporrà sia come un aggregatore di notizie del settore sia come uno spazio di riflessione sui panorami futuri e futuribili della comunicazione.  Per inaugurare Blog Comunicazione ci sembra opportuno citare le prime dieci tesi del Cluetrain Manifesto, che possono ben sintetizzare la linea editoriale che verrà seguita su queste pagine:


I mercati sono conversazioni.
I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
Le conversazioni tra esseri umani ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/primopost.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-177" title="primopost" src="http://www.blogcomunicazione.com/wp-content/uploads/2009/06/primopost.jpg" alt="primopost" width="584" height="243" /></a><br />
Benvenuti su Blog Comunicazione, uno spazio aperto nel quale affrontare la galassia comunicazione nel modo più vasto ed eterogeneo possibile. Questo weblog si proporrà sia come un aggregatore di notizie del settore sia come uno spazio di riflessione sui panorami futuri e futuribili della comunicazione.  Per inaugurare Blog Comunicazione ci sembra opportuno citare le prime dieci tesi del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cluetrain_Manifesto" target="_blank">Cluetrain Manifesto</a>, che possono ben sintetizzare la linea editoriale che verrà seguita su queste pagine:</p>
<blockquote>
<ol>
<li>I mercati sono conversazioni.</li>
<li>I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.</li>
<li>Le conversazioni tra esseri umani <em>suonano</em> umane. E si svolgono con voce umana.</li>
<li>Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti         digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.</li>
<li>Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.</li>
<li>Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente         impossibili nell’era dei mass media.</li>
<li>Gli iperlink sovvertono la gerarchia.</li>
<li>Sia nei mercati <em>inter</em>connessi che tra i dipendenti delle aziende <em>intra</em>connessi,         le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.</li>
<li>Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione         sociale e un nuovo scambio della conoscenza.</li>
<li>Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più         organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>Chi volesse proporsi come collaboratore di Blog Comunicazione è invitato a sottoporre la propria candidatura <a href="mailto:info@blogcomunicazione.com">a questo indirizzo</a>.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 240px; width: 1px; height: 1px;">
<ol>
<li><strong> </strong><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana; color: black;">I         mercati sono conversazioni.</span></span></li>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana; color: black;"> </span></span></p>
<li>I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.</li>
<li>Le conversazioni tra esseri umani <em>suonano</em> umane. E si svolgono con voce umana.</li>
<li>Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti         digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.</li>
<li>Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.</li>
<li>Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente         impossibili nell’era dei mass media.</li>
<li>Gli iperlink sovvertono la gerarchia.</li>
<li>Sia nei mercati <em>inter</em>connessi che tra i dipendenti delle aziende <em>intra</em>connessi,         le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.</li>
<li>Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione         sociale e un nuovo scambio della conoscenza.</li>
<li>Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più         organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.</li>
</ol>
</div>
<p><a rel="me" href="http://technorati.com/claim/imp4fpymyb">Technorati Profile</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogcomunicazione.com/2009/06/07/e-nato-blog-comunicazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

