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La Rai chiude Vespa e Santoro.

10 febbraio 2010 un commento

censura

Incredibilmente la classe politica italiana, o almeno parte di essa, è riuscita a mettere d’accordo professionisti dell’informazione e semplici telespettatori, di qualsiasi schieramento essi siano. L’unico rammarico è che tale accordo arrivi nella forma di un dissenso tanto fermo quanto diffuso a quello che promette di essere, se non revocato, l’intervento più pesante e scriteriato mai adottato da un’autority televisiva: verranno chiusi i programmi di approfondimento politico.

Ieri notte, in previsione delle prossime elezioni regionali, le quote PDL e Radicali della Commissione di Vigilanza RAI hanno stabilito che, nei trenta giorni che precederanno le scadenze elettorali, i programmi di approfondimento giornalistico ospitanti dibattito politico dovranno essere chiusi. Il bavaglio verrà messo all’Annozero di Santoro, al Ballarò di Floris ma manche alla terza camera di Vespa (in ‘perfetta’ attuazione della par condicio) e a numerose altre trasmissioni RAI (per estensione salteranno due terzi del palinsesto della terza rete).

Per un mese gli elettori verranno privati dei migliori strumenti offerti dalla TV italiana per la creazione di un’opinione politica (‘liberi’ o schierati che siano) e dovranno accontentarsi di quella sterile gabbia che è la tribuna elettorale, nella quale i politici potranno muoversi secondo tempi cronometrati al secondo ma senza troppa paura di scivoloni o contraddizioni. Vespa, Santoro e Floris potranno accettare di fare da moderatori agli incontri, o all’occorrenza verranno sostituiti da qualche ossequioso mestierante. Poiché la decisione riguarda esclusivamente i programmi della televisione pubblica, il Matrix di Canale 5 non subirà alcuna limitazione e, anzi, potrà continuare ad andare in onda normalmente sperando di riprendersi almeno in parte dall’emorragia di spettatori seguita all’epurazione, ormai vecchia di un anno, di Enrico Mentana.

Il relatore di questo capolavoro di pura lungimiranza politica è il radicale Marco Beltrandi, supportato nel voto dalla compattezza del Popolo Della Libertà. Si sono fermamente opposti e hanno abbandonato l’aula con la speranza di far mancare il numero legale gli esponenti del Partito Democratico (che, ricordiamo, corrono nel Lazio proprio candidando un presidente in quota Radicali), ma Roberto Rao dell’UDC ha sventato il tentativo di ‘sabotaggio’ restando presente per poi astenersi dal voto. Rimane da vedere se l’Agcom deciderà di estendere il divieto anche a Vinci e a Lerner, ma anche quella di certo non potrebbe mai esser vista come una vittoria della libertà d’informazione.

Il circo dei commenti politici che seguirà alla decisione non appartiene a questa sede, ma se si andrà avanti su questa strada sarà interessante ritrovarci a discutere sulle peculiarità del linguaggio politico in una campagna elettorale basata esclusivamente sulle tribune. Per la gioia noia dei telespettatori.

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un commento »

  • Hamlet ha detto:

    perchè Santoro e Floris non usano la Rete per fare una trasmissione alternativa e trasmetterla in streaming su Internet?

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