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Ascoltare con la pelle.

30 dicembre 2009 nessun commento

pelle e udito

A tutti è capitato di ascoltare discorsi particolarmente toccanti, certo, ma probabilmente non tutti sanno che le parole possono effettivamente toccare i recettori nervosi della nostra pelle.

Uno studio dell’università della British Columbia pubblicato su Nature dimostra infatti come l’epidermide umana sia capace di ‘ascoltare’ le onde sonore emesse dal nostro interlocutore. L’aria trattenuta e poi rilasciata in un breve soffio alla fine della pronuncia di determinati suoni (in particolare di doppie  e consonanti occlusive) ha un impatto sensoriale sui ricettori del tatto che serve al nostro cervello per comprendere con più chiarezza la natura del suono percepito.

L’esperimento condotto dagli scienziati della British Columbia su un campione di 66 soggetti prevedeva che i partecipanti, bendati, ascoltassero sequenze di sillabe con e senza consonanti occlusive (“pa” e “ta”, “ba” e “da”) e riferissero quanto sentito. Le sillabe, pronunciate da una voce maschile e trasmesse attraverso una cuffia in-ear, erano rese più ‘rumorose’ al fine di renderne più difficile il riconoscimento. In taluni casi una pompetta sincronizzata con l’audio trasmesso in cuffia emetteva debolissimi sbuffi d’aria in direzione del dorso della mano dell’ascoltatore o della base del collo, immediatamente sopra lo sterno.

Le evidenze empiriche hanno dimostrato come la comprensione delle sillabe “pa” e “ta” fosse sensibilmente più alta se accompagnata dallo stimolo ‘tattile’, mentre quella dei suoni “ba” e “da” era resa più difficile se accompagnata da uno spostamento d’aria ‘incoerente’ con il suono ascoltato.

La comprensione delle parole quindi è il risultato di un’interazione estremamente complessa che chiama in causa fattori solo apparentemente irrilevanti. In un’epoca di virtualizzazione e spersonalizzazione, è interessante ragionare ancora su quale possa essere la giusta distanza per capirsi meglio. E gli esperti di marketing sensoriale ringraziano.

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