Idee forti. Gestire la credibilità.

Le idee che fanno presa, le cosiddette ‘idee forti’, sono quelle idee di successo in grado di esser facilmente ricordate e comprese e che risultano efficaci nel condizionare i pensieri e i comportamenti di un vasto numero di persone. Tali idee, nella loro eterogeneità, devono comunque rispettare sei principi fondamentali riassunti dall’acronimo SUCCESs (simple, unexpected, concrete, credentialed, emotional, stories) e devono cioè essere semplici, inaspettate, concrete, credibili, emotivamente coinvolgenti e in grado di esser percepite come storie. Oggi ci concentreremo sul fattore credibilità, raccontando la storia di due medici molto ambiziosi.
Nel corso della propria vita, in occidente, una persona su dieci avrà un’ulcera. Si è sempre ritenuto che la corrosione delle pareti gastriche tipica delle ulcere fosse dovuta a una produzione eccessiva di acidi, e si pensava che le principali cause di questa patologia potessero essere solo lo stress o l’abuso di cibi piccanti e sostanze alcoliche.
All’inizio degli anni ‘80 gli australiani Barry Marshall e Robin Warren fecero però una scoperta sorprendente: la causa dell’ulcera gastrica non erano gli acidi ma un batterio spiraliforme (in seguito battezzato Helicobacter Pylori). L’importanza di questa scoperta risiedeva nella novità di poter curare in pochissimi giorni la malattia con una semplice terapia antibiotica, eppure, nonostante i due avessero dato straordinarie prospettive di guarigione ad alcune centinaia di milioni di esseri umani, la comunità scientifica li aveva totalmente ignorati. Nessuno credeva alla loro scoperta.
Gli acidi gastrici sono in grado di sciogliere tanto una bistecca quanto un chiodo di ferro, e all’epoca era difficile credere che dei batteri potessero proliferare in un ambiente tanto ostile. A peggiorare la situazione c’era il fatto che i due personaggi da cui veniva la notizia non erano dei ricercatori di fama, bensì rispettivamente un patologo dell’ospedale di Perth e un internista tirocinante.
Isolati dalla comunità medica, nonostante i numerosi tentativi, Marshall e Warren non riuscirono a ottenere una sola pubblicazione su nessuna rivista di settore, e anzi alla presentazione pubblica della scoperta, il fatto che le conclusioni fossero state tratte da una correlazione e non da un rapporto di causalità (non tutti gli individui infestati dall’H. Pylori avevano l’ulcera) aveva fatto definitivamente cadere nel dimenticatoio la notizia.
Nel 1984, quando la frustrazione si era definitivamente sostituita alla pazienza, il patologo decise di fare una dimostrazione pubblica: bevve deliberatamente un bicchiere di acqua contenente almeno un miliardo di batteri elicoidali. Nei giorni successivi, al sopravvenire di forti dolori gastrici, usando un endoscopio dimostrò quindi come le pareti precedentemente sane del suo stomaco presentassero ora segni di una gastrite ulcerosa, e in seguito, dopo la cura a base di antibiotici e bismuto, come questa fosse completamente sparita. Eppure nonostante un rinnovato interesse per la questione, neanche questo bastò: alcuni scienziati trovarono da cavillare riguardo al fatto che l’ulcera fosse solo a uno stadio iniziale. Negli anni successivi, nonostante l’appassionata battaglia degli australiani, la loro credibilità migliorò ma non di molto.
Ci fu poi un momento nel quale Marshall e Warren riuscirono a trovare riscatto.
Nel 2005 venne dato al mondo un annuncio che avrebbe rimescolato le carte in tavola: un patologo di provincia e un ex internista avevano vinto il premio Nobel per la medicina. A quel punto nessuno mise in discussione l’attendibilità della commissione insignita dal governo Svedese, e gli sfortunati scienziati australiani poterono finalmente godersi i meritati riconoscimenti. Tutti erano pronti a dire di aver sempre riconosciuto il ruolo dell’Helicobacter Pylori nella formazione dell’ulcera.
Perché quasi nessuno aveva mai creduto alla scoperta prima dell’ufficializzazione data dal premio Nobel? E perché la dimostrazione autolesionista organizzata da Marshall aveva svolto un ruolo fondamentale nel riconoscimento del traguardo medico?
La credibilità esterna del premio Nobel, cioè la capacità di un contesto ambientale o di uno status di suscitare sentimenti positivi condivisi, compensava la scarsa attendibilità della quale godevano i profili professionali degli australiani agli occhi di preclari ricercatori ben più blasonati. Allo stesso tempo la credibilità interna della dimostrazione fornita da Barry Marshall, che godeva di un’oggettività intrinseca, era perfettamente in grado di sedimentarsi, pur lentamente, come un’idea forte: era semplice, concreta, sorprendente, fattuale, emotiva e narrativa. I ‘numeri’ c’erano tutti.
Certi punti sono fondamentali da rispettare, sia che vi sentiate delle cassandre inascoltate, sia che siate dei leader populisti che intendono manipolare l’opinione pubblica seguendo step ben determinati e organizzati. La verità c’entra poco con la credibilità, lo dimostra l’esistenza delle leggende metropolitane (e non solo).


















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