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Le100leggi #003: la percezione dei volti.

21 novembre 2009 un commento

volti infantili

Esistono 100 leggi essenziali, 100 principi tanto fondamentali da essere i pilastri sui quali si regge l’intero mondo della comunicazione e del design. Nella rubrica “le100leggi” scopriremo insieme queste regole, approfondendone una alla volta, con lo scopo di imparare a costruire e comprendere a fondo gli artefatti comunicativi. La regola di oggi riguarda la percezione dei volti e risponde al nome di propensione per i volti infantili.

Le persone di bell’aspetto, soprattutto se di sesso femminile, vengono spesso percepite come stupide: è un dato culturale. Ma cosa vuol dire ciò di preciso? Cosa si intende con l’aggettivo ’stupido’?
Gli individui particolarmente avvenenti sono sovente considerati semplici e ingenui, nonché privi di perizia e autorevolezza. Questo ‘preconcetto’ è facilmente riscontrabile soprattutto nei confronti delle belle donne, particolarmente se bionde, per un motivo preciso:  la conformazione del viso di una bella donna tenderà fortemente a ricordare i tratti tipici di un volto infantile.

Generalizzando, possiamo dire che le persone con occhi grandi, viso rotondo, naso minuto, fronte alta, mento breve, e pelle e capelli più chiari sono neurologicamente percepite come simili ai bambini e quindi come aventi caratteristiche psicologiche proprie di questi: mitezza, innocenza, onestà, dipendenza e ingenuità. Tale propensione è presente in ogni contesto culturale (si può quindi parlare di ‘universale antropologico’) ed è comune anche a molti mammiferi. È la propensione per i volti infantili. (continua dopo l’immagine)

volti-infantili-2

Le implicazioni nella vita pratica di tale attitudine sono molto più sorprendenti di quanto non si possa credere: una ricerca di Leslie A. Zebrowitz riportata in Reading Faces dimostra che per un soggetto dai tratti del volto infantili le possibilità di assoluzione in un processo penale siano nettamente superiori a quelle di un imputato con tratti somatici più duri. L’innocenza di un ‘viso d’angelo‘…

È quindi possibile creare una progressione continua dei tratti fisiognomici nella quale ci si muove da un estremo caratterizzato da tratti infantili (percezione di innocenza e dipendenza) a un opposto di tratti particolarmente accentuati in senso opposto (percezione di colpevolezza e leadership), passando per una via intermedia che viene inconsciamente interpretata come psicologicamente più equilibrata e armonica.

Nella pubblicità è importante sfruttare questa costante percettiva. Se per esempio si dovesse realizzare un commercial di un dentifricio, la persona dai tratti infantili sarebbe perfetta come testimonial per i risultati del prodotto, mentre quella dai tratti adulti sarebbe credibile come dentista che illustra le caratteristiche tecniche.

Meglio però che non sia un ‘brutto ceffo’, ovvio.

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un commento »

  • Lorenzo ha detto:

    quante ne sa il nostro Sidussi

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