Le100leggi #002: l’effetto face-ism

Esistono 100 leggi essenziali, 100 principi tanto fondamentali da essere i pilastri sui quali si regge l’intero mondo della comunicazione e del design. Nella rubrica “le100leggi” scopriremo insieme queste regole, approfondendone una alla volta, con lo scopo di imparare a costruire e comprendere a fondo gli artefatti comunicativi. La regola di oggi è quella che risponde al nome di face-ism.
Generalmente un regista che debba inquadrare un personaggio di cui voglia sottolineare l’intelligenza o il carattere userà un primo o primissimo piano, mentre se vorrà indugiare sulla seduttività del medesimo, adotterà un piano medio o una figura intera. E c’è di più: indipendentemente dalla volontà di sottolineare un intento seduttivo, l’uso del primo piano sarà molto più frequente nel ritrarre uomini piuttosto che donne. Questa scelta in realtà è comune a chiunque si trovi a ritrarre una figura umana: un regista, un fotografo, un pittore, ma anche una persona qualsiasi cui venga chiesto di abbozzare in un disegno un uomo e una donna. Il nome con cui è conosciuta è effetto face-ism.
Il termine, coniato nel 1983 da Archer in seguito ai suoi studi sulle discriminazioni sessuali nei media, è a volte reso in italiano come ‘rapporto viso-corpo‘ o ‘prominenza del volto’. Il face-ism prevede che nei ritratti caratterizzati da un’elevata prominenza del volto rispetto al resto della figura l’attenzione dell’osservatore si concentri sugli attributi intellettivi e caratteriali della persona, mentre nei ritratti caratterizzati da una ridotta presenza del volto l’attenzione si focalizza sugli attributi sensuali. La ricerca del team di Archer sottolinea inoltre che quando viene chiesto a un soggetto di disegnare un ritratto di un uomo e una donna, a prescindere dal sesso del disegnatore questi si soffermerà molto sui dettagli del volto maschile mentre nel caso del soggetto femminile sarà posta più attenzione al disegno della figura nel suo insieme.
Il rapporto viso-corpo viene calcolato dividendo la distanza che separa la sommità del cranio dal mento (altezza della testa) per la distanza che separa la sommità del cranio dalla parte più bassa del corpo che sia visibile (altezza visibile totale). A seguire, da sinistra a destra, l’esempio dei rapporti 0,96, 0,55 e 0,37. È evidente come la prima foto suggerisce attributi legati alla personalità mentre l’ultima accentua l’avvenenza a scapito della componente emotiva.
Non sorprende che la presenza di questo approccio alla rappresentazione della figura umana sia presente anche nell’era della rete: una recente ricerca dell’università di Mannheim incentrata sulla rappresentazione di membri del parlamento tedesco in internet testimonia che mentre per i politici di sesso maschile o per quelli di sesso femminile d’età avanzata c’è un alto rapporto viso-corpo, per i politici di sesso femminile il rapporto viso-corpo scende sensibilmente. E lo stesso vale per le immagini che raffigurano i professori di dodici università tedesche.
È proprio innegabile: in ogni cultura tutti gli uomini sono intelligenti ed emotivi, e tutte le donne sono veline. Tranne le donne anziane, intelligenti ed emotive anche loro. Non fa una grinza.



















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