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Dove c’è Barilla c’è caos.

6 novembre 2009 3 commenti

nuovo logo Barilla

Anche senza voler scomodare la crisi dei subprime, da Parmalat ad Alitalia la storia economica del belpaese ci insegna a non avere certezze. Eppure, se qualche punto fermo ancora c’è, Barilla è di sicuro uno di questi.
Dal 1877 quello che originariamente era solo un pastificio è diventato il leader mondiale della pasta, quello europeo dei sughi pronti e quello italiano dei prodotti da forno. Ovviamente si arriva a certi livelli solo con un piano imprenditoriale solidissimo, un prodotto di qualità e, soprattutto, un sistema di marketing impeccabile. Ma a quanto pare è lecito aspettarsi errori anche da chi, sulla carta, non dovrebbe mai farne.

C’è un insieme piuttosto strutturato di discipline che regola l’identità di un marchio attraverso le emanazioni comunicative della sua immagine e del suo comportamento, e tali discipline sono almeno virtualmente molto eterogenee fra loro: brand identity, brand image, brand perception e brand et cetera. Tutte hanno però in comune un unico testo sacro, una ‘bibbia’ dalla quale non si può prescindere: il libro dei branding standards. I branding standards sono tutte le prescrizioni, meticolosamente dettagliate, che regolano l’uso dei logotipi (stabilendo addirittura gli spazi neutri circostanti), dei caratteri tipografici, dei colori, dei layout e di tutte le componenti dell’identità visiva. Un dogma talmente condiviso da non dover neanche essere specificato in questo manuale è quello dell’impiego di un solo sistema di identità visiva per volta: le disposizioni più recenti rimpiazzano immediatamente e in ogni contesto quelle precedenti. È uno dei concetti chiave di quella che si chiama ‘immagine coordinata‘.

Si può discutere sulla legittimità dell’esistenza di un approccio relativamente non coordinato all’identità visiva, ma di certo questo non è il caso di Barilla. Se in Barilla c’è qualcosa di non coordinato non è sicuro per una strategia inusuale e coraggiosa, ma per l’assenza di coordinazione tra le varie professionalità che si occupano dello spettro comunicativo del brand. Sorprendente.

Veniamo al dunque. Barilla ha rinnovato tanto l’uso del proprio logo quanto il proprio packaging. Ecco la versione vecchia (a sinistra) confrontata con la nuova (a destra):

barillaconfrontoIl ‘nuovo’ logo altro non è che un ritorno al classico. In realtà la versione tridimensionale del logo è sempre stata affiancata da quella in tinte piatte e, anche se non sono molto chiare né la strategia adottata né la sua reale efficacia, deduciamo che la versione 3D fosse progettata per avere maggiore visibilità nei punti vendita mentre quella ‘classica’ per avere un maggiore impatto nei contesti pubblicitari. La coesistenza delle due declinazioni del marchio è riscontrabile anche nei primi due commercial della serie con il voice over di Mina (con quel tono che ricorda non poco il Carletto Romano doppiatore di Hitchcock), splendidamente realizzati da Y&R.

Comprendiamo che la precedente scelta di rinnovare il logotipo con un look più moderno facesse parte del naturale ciclo di vita di un marchio, ma l’abbandono del sovrabbondante uso di effetti tridimensionali non può che essere accolto positivamente. «Less is more». Senza contare che l’impiego univoco di un logo elimina una debolezza comunicativa piuttosto considerevole. Il nuovo packaging, pur presentando un’ampia illustrazione assente nel precedente design, ha una grafica più essenziale, ed è principalmente caratterizzato da una nuance di blu più scura e da un nuovo carattere tipografico (questa volta un sans serif). Inoltre le differenti gamme presentano una differenziazione ancor più marcata, come potete vedere nella presentazione online.

Il punto fondamentale legato all’introduzione della nuova grafica, e che ci riporta all’importanza di un rispetto accurato dell’immagine coordinata, è un altro: nonostante il vecchio logo tridimensionale sia stato dismesso e sia stata introdotta una grafica rinnovata per le confezioni, sulla maggior parte dei siti internet Barilla ancora campeggiano il vecchio logo e i vecchi packaging. Controllate voi stessi.

Ai non addetti ai lavori potrebbe sembrare un dettaglio di poco conto, ma considerata la portata degli investimenti in ballo e la lunga gestazione che ha preceduto l’introduzione ufficiale dei cambiamenti all’identità visiva, è veramente sorprendente che non si sia provveduto a un’armonizzazione di tutti i veicoli comunicativi. Le conclusioni che si potrebbero trarre sono che la comunicazione internet abbia un’importanza secondaria nella strategia Barilla o che non si sia data sufficiente importanza al rispetto delle deadline. Eppure nel momento in cui si progettano eventi come i Pasta Day, che hanno il web nel DNA, questa disattenzione diventa paradossale. Probabilmente le vendite dei prodotti Barilla non risentiranno affatto di questo piccolo grande schiaffo alla corporate image, ma questa ‘caduta di stile’ ad opera di un brand tanto potente e attento alla propria immagine fa riflettere su come forse stiano cambiando le priorità dei professionisti della corporate.

Non c’è bisogno di uno scolapasta per capire che l’immagine coordinata Barilla in questa fase di passaggio fa acqua da tutte le parti.

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3 commenti »

  • Mc Donald’s al verde, visto? | Blog Comunicazione ha detto:

    [...] bagaglio comune proprio grazie a un’immagine coordinata sempre minuziosamente coerente (anche se, come abbiamo già raccontato, alcuni vistose debolezze comunicative hanno affetto anche top brand come [...]

  • cick ha detto:

    Non sono d’accordo con il tuo giudizio catastrofico sull’applicazione della nuova immagine coordinata Barilla. Lavoro in questo settore da anni e l’applicazione dell’immagine coordinata su packaging, siti ecc, viene fatta sempre in dei tempi progressivi, che possono andare dai 6 mesi ai 3 anni. Poste ha iniziato mi sembra da 8 anni e non ha ancora finito, FS ha impiegato quasi 10 anni e molti altri che non sto a elencare, API ip uguale.

  • BlogComunicazione (author) ha detto:

    Grazie del contributo molto interessante, Cick, e chiaramente è un piacere sentire il parere di un professionista!

    Ovviamente rendere il giudizio un po’ più severo e provocatorio del dovuto rientra tra gli espedienti comunicativi adottati dal blog, ma nonostante questo ritengo che nel caso di un aggiornamento relativamente moderato di immagine coordinata (e quindi non di una vera ‘rivoluzione’), tempi lunghi sarebbero da evitare in quanto non è richiesto ai consumatori un tempo di ‘assorbimento’ della nuova identità. Al contrario la coesistenza di due identità leggermente diverse potrebbe solo indebolire la percezione unitaria di un prodotto o una gamma.

    Nel caso di un’azienda come Barilla il sistema dell’identità visiva è facilmente governabile e attuabile (fatto salvo ovviamente l’utilizzo delle scorte di packaging precedenti all’intervento grafico), mentre in esempi pur giusti come quello delle FS l’armonizzazione risente nella sua attuazione di una distribuzione territoriale e una dispersione amministrativa ben più problematiche.

    E’ vero che è prassi comune concedersi tempi abbastanza lunghi (a volte in realtà sesquipedali) per il completamento di una transizione da un’identità all’altra, ma sarebbe opportuno pianificare sempre con congruo anticipo lo sviluppo di un’immagine anche in relazione alle previsioni sul ciclo di vita di un prodotto, in modo da essere pronti in tempi ridotti a un intervento completo quando se ne presenti la necessità. E’ anche questo uno dei vantaggi di un rapporto costante tra l’azienda e l’agenzia o della presenza di un settore grafico nell’azienda stessa (che però come ben sappiamo comporta una perdita di originalità notevole sul lungo periodo).

    Cosa ne pensi?

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