Fuoco amico.

Il citizen journalism e i fenomeni di reporter diffuso sono sempre più al centro dell’attenzione dei media tradizionali (dalla ‘pionieristica’ trasmissione di Marco Montemagno su SkyTg24 all’ottimo progetto Citizen Report targato Rai Educational), eppure il mondo dei media tradizionali si mostra ancora in gran parte inadatto ai contenuti informativi user generated.
Il giornalismo ‘dal basso’ si rivela infatti indispensabile quando documenta avvenimenti altrimenti inaccessibili ai media ufficiali (il ruolo svolto da YouTube e Twitter nel documentare la repressione Iraniana è stato illuminante), ma fatica ancora a trovare quella dimensione realmente collaborativa che fa la forza delle redazioni giornalistiche e si limita spesso a concentrarsi su singoli eventi, rinunciando all’analisi di una visione d’insieme.
D’altro canto è pure comprensibile che le televisioni, anche per un problema di attendibilità delle fonti, releghino la quasi totalità dei contenuti grassroots in finestre totalmente isolate rispetto all’informazione istituzionale, dimostrando al contempo la grande distanza che ancora contrappone new media e old media.
Mentre qualcuno prova a cercare nel gonzo journalism un ponte in grado di unire questi due mondi, dall’altra parte del globo la riflessione sul giornalismo dal basso e sul suo potere dissuasivo si trasforma in un vero strumento umanitario.
La spinosa questione geopolitica della striscia di Gaza vede ogni anno numerose vittime su entrambi i fronti. Tra i molti scenari di violenza ci sono gli uliveti degli insediamenti ovest, dove i contadini palestinesi sono spesso oggetto di aggressione da parte dei coloni israeliani. Il problema di queste violenze perpetrate da gruppi isolati è sempre stata la loro indimostrabilità, ma ora l’associazione umanitaria israeliana B’tselem ha deciso di offrire ai coltivatori Palestinesi la possibilità di documentare tali orrori.
Da quando sono state distribuite gratuitamente 150 videocamere portatili ed è stata fornita ai contadini una formazione di base sul loro utilizzo, questi camcorder sono diventati uno strumento indispensabile in grado in molti casi di garantire l’incolumità. I Palestinesi finalmente possono tornare a coltivare la propria terra senza paura di perdere la vita, mentre gli aggressori, dissuasi dal rischio di una prova documentale dei loro attacchi, hanno desistito quasi del tutto dai propri propositi.
Per ora la maggior parte dei contadini non registra i propri ‘reportage’ con lo scopo di diffonderli via internet, è vero, ma la visibilità internazionale arriva comunque grazie al sito dell’ONG che ha promosso l’iniziativa e alle telecamere di Al Jazeera che hanno offerto copertura mediatica.
Orwell in 1984 aveva immaginato un mondo controllato da telecamere, e in effetti il Grande Fratello in qualche modo ci osserva tutti. Ma la fantasia dello scrittore britannico non era arrivata a tanto: ora anche i prolet sorvegliano la psicopolizia.


















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