Apple, misure fuori logo.

Apple Inc. non è mai stata così forte, e si ingrandiscono sia le quote di mercato sia i logotipi. Sono appena stati pubblicati i risultati fiscali per il quarto trimestre 2009 e l’azienda di Cupertino può vantare numeri semplicemente sbalorditivi (un fatturato di 9.87 miliardi di dollari con 1.67 miliardi di profitti netti). La variazione tendenziale delle vendite di iPhone è del +8% mentre i computer Mac registrano addirittura un ∆ del +17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
E proprio mentre i dati del Q409 di Apple stanno causando più di qualche malcontento a Redmond, dove ci si appresta al lancio di Windows 7 sapendo che una parte sempre più consistente del mercato migra a Mac Os X, Cupertino rinnova la gamma dei propri computer da tavolo introducendo gli ennesimi capolavori di tecnologia e design minimalista.
Arriva qui una novità che avrà colpito i più attenti: la homepage di apple.com dedicata ai nuovi iMac introduce un nuovo logo in casa Apple. Fino ad oggi i nomi dei prodotti ‘hardware’ (iPhone e iPod compresi) dell’azienda di Jobs erano semplicemente scritti con la font istituzionale del brand (una versione modificata del Myriad Pro regular con una spaziatura leggermente più stretta di quella standard). La presenza distintiva di quella ‘i’ minuscola all’inizio e la compresenza del marchio della mela morsicata erano più che sufficienti per garantire il rispetto del rigoroso, essenziale ed efficace impianto di immagine coordinata dell’azienda.
Ora però qualcosa è cambiato: la parola iMac appare scritta (unico caso) in Myriad Pro semibold, con la solita spaziatura, e con un effetto tridimensionale di riflesso. Sembra un cambiamento insignificante, ma nella corporate image di Cupertino nulla è lasciato al caso.

Fino ad ora le scritte Apple erano o in tinte piatte o in un gradiente verticale sul grigio con una leggera ombra discendente esterna a dare tridimensionalità. L’effetto grafico del riflesso era stato introdotto nel marchio della Mela nella variante ‘aqua’ nel 2001 e in quella ‘glass’ nel 2003, aggiornata da un paio d’anni con un tratto più netto. Prima d’ora però aveva trovato applicazione tipografica solo sulla grande X (Myriad Pro bold), logo del sistema operativo Mac Os X.
Questo piccolo grande cambiamento non può essere privo di significato per un’azienda il cui CEO è noto per il perfezionismo maniacale ed è stato capace di far riposizionare le quattro minuscole viti di un prototipo di MacBook solo per avere un equilibrio estetico migliore. In realtà, nel suo storico e commovente discorso alla Stanford University, era lui stesso a ricordare quanto le minuzie apprese in un corso di calligrafia all’università avessero condizionato il suo operato in Apple. “God is in the details”, diceva Mies Van Der Rohe, e nel suo settore Jobs è quanto di più vicino ci sia a un dio. Pertanto perché una scelta che molti addetti ai lavori giudicheranno opinabile? Perché quel riflesso così ‘2.0’? Perché il passaggio da regular a semibold?
Ci è dato solo speculare, ovvio, ma le conclusioni cui ci sentiamo di arrivare sono due: la volonta di richiamare sin dal logo un’associazione immediata con Mas Os X Snow Leopard (straordinario successo commerciale anche per il disastroso flop di Windows Vista) e quella di usare forme più ‘calde’ ed espedienti grafici più evidenti per ammiccare a un pubblico più giovane e meno professionale (leggi: quota di mercato sproporzionata). Nessuno ovviamente vuole insinuare che Apple stia svendendo la propria anima (anche perché la mano del designer Jonathan Ive, padre del nuovo iMac, rimane da assoluto fuoriclasse), ma anche la scelta di mantenere nella gamma un prodotto come il MacBook ‘white’ sembrerebbe confermare questo trend. Mies Van der Rohe diceva anche “Less is more”. Questa volta Jobs ha fatto una piccola eccezione.














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