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I mezzobusti danno i numeri.

20 ottobre 2009 nessun commento

calo di fiducia nei tg

Facciamo il punto, come sempre obiettivi e scevri da ogni faziosità. Nelle ultime settimane una stampa non priva di condizionamenti mobilita una piazza oceanica mentre i ‘capipopolo/populisti doc’ (a seconda dei punti di vista) disertano il palco deludendo le aspettative di maggioranza e opposizione. I telegiornali nazionali in alcuni casi ignorano quella che normalmente sarebbe una notizia d’apertura e nell’edizione serale del TG1 per la prima volta un direttore prende una posizione politica con un editoriale. Il Gabibbo, tra qualche contestazione da parte dei manifestanti, scende anche lui in Piazza del Popolo contro la censura. Un pupazzo. Ma qualche giorno dopo Antonio Ricci, pressato da un Gad Lerner in ottima forma, fa coming out ammettendo di non fare un ‘TG satirico’ ma solo varietà. Eppure si era sempre professato un paladino della controinformazione. Intanto Reporters Sans Frontieres declassa l’Italia dal 44° al 49° posto nella classifica della libertà d’informazione. E questa è solo una premessa, che tralascia volutamente vicende precedenti al 3 ottobre che pure tanto hanno animato il dibattito sullo stato della stampa nazionale.

La vera ‘notizia’ sulla quale vorremmo riflettere, e che in realtà non sorprende nessuno, è che gli Italiani di ogni colore sono sempre più sfiduciati verso il sistema dell’informazione. Un’articolata indagine demoscopica condotta dalla Demos di Ilvo Diamanti restituisce il ritratto di un paese che ha imparato a convivere con una stampa di partito, in cui la distanza tra i fatti e la loro restituzione giornalistica si fa sempre maggiore con buona pace del diritto di corretta informazione. Vediamo nel dettaglio.

Rispetto a due anni fa la televisione resta la principale fonte d’informazione per gli italiani, con un quasi invariato 87%, mentre cresce moderatamente internet (dal 24.8% al 38.2%) e aumenta sensibilmente la percentuale di chi si informa attraverso il satellite e il dtt (dal 18.9% al 40.9%). Quasi invariata la radio con il 40% e di poco in ascesa i quotidiani con un 33% (+3).
Il dato più interessante però è il trend della fiducia verso l’attendibilità dei vari telegiornali, ed è quello che riserva più sorprese. Le due principali testate nazionali, TG1 E TG5, sono le uniche che a dispetto dell’andamento generalmente positivo registrano un significativo calo di fiducia, rispettivamente -5.4% e -2.6%. Ma è il dato più importante. In crescita le redazioni percepite come indipendenti: TgLA7 +8.6%, RaiNews24 +13.4% e SkyTg24 +5.8%. Comprensibile il +1.6 del giornale di Emilio Fede (che ha un target estremamente definito), mentre stupisce il +5.2% di Studio Aperto (complici un cambio di direzione e una linea editoriale leggermente riveduta).
Se andiamo ad analizzare il dato di fiducia in base alla composizione del campione, calcolando lo scarto tra gli elettori appartenenti ai due macrogruppi PDL+Lega Nord e PD+IDV+sinistra alternativa, vediamo che si riproduce lo schema di appartenenza partitica cui siamo avvezzi, con le testate Mediaset in quota centrodestra, il TG3 alla sinistra e il TG1 filogovernativo. Più interessante però la percezione del TgLA7 come fortemente schierato a sinistra e soprattutto quella del TG2, sorprendentemente considerato riconducibile alla sfera PD-IDV. Guadagna un unanime riconoscimento di totale imparzialità il network di Murdoch.
Per quanto concerne i programmi di approfondimento più popolari (Annozero, Ballarò, L’Infedele, Matrix, Otto e mezzo, Porta a Porta e Report) si registra un diffuso e relativamente moderato calo di fiducia, che diventa una caporetto da -8.2% per il Matrix post-Mentana di Alessio Vinci. Un buon +5 del preserale LA7, passato dalla conduzione Ferrara a quella Gruber, è superato solo da un trionfale +10.2% per le inchieste scomode di Milena Gabbianelli.

Il bilancio che si può trarre tanto dall’indagine di Demos quanto dalle premesse fatte in apertura è che il giornalismo del bel paese sia malato, e non sembra proprio essere un male recente. La lottizzazione, l’autocensura, la sudditanza dagli editori e una deriva selvaggia dell’infotainment hanno portato al discredito totale delle news nazionali. In Italia non è il diritto di parola a mancare, ma il dovere deontologico di fornire una corretta e imparziale informazione. Stampiamocelo in testa, e speriamo che il Gabibbo abbia smesso per sempre di far finta di essere un giornalista scomodo: non somiglia alla Polytkvoskaya.

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