Accuse ai neuroni specchio: riflettiamo.

C’è una scoperta tutta italiana che promette di rivoluzionare il modo in cui si pensa all’interazione sociale e alla quale i comunicatori e i pubblicitari di frontiera rivolgono molta attenzione: i neuroni specchio. Questi neuroni dal nome evocativo, semplificando oltre il lecito, sono quelli che regolano l’impulso istintivo a riprodurre le azioni altrui osservate (per esempio sembra che il fenomeno dello ‘sbadiglio contagioso’ sia una delle forme più elementari di attività di questi gruppi neuronali). La loro esistenza nei primati è certa, ma ancora non esistono evidenze empiriche altrettanto definitive per quanto riguarda il cervello umano, benché la maggior parte della comunità scientifica converga sul riconoscimento della loro presenza nel sistema nervoso centrale umano.
Da quando alla fine degli anni ’80 il neurofisiologo parmense Giacomo Rizzolatti individuò per la prima volta questo ‘substrato fisiologico dell’empatia’, le interpretazioni della funzione svolta dai neuroni specchio si sono spinte sempre più in là, fino a ipotizzarne un coinvolgimento nelle meccaniche sociali e politiche (Marco Iacoboni), nella creatività artistica (Vittorio Gallese) e nel riconoscimento intersoggettivo (la filosofa Laura Boella).
Recentemente però arriva lo studio di un altro neuroscienziato italiano, Alfonso Camazza, che si scaglia con veemenza contro quello che definisce ‘protezionismo della comunità scientifica italiana’ e arriva a negare del tutto l’esistenza dei neuroni specchio nell’uomo. L’accusa di Camazza si fonda sullo studio della fMRI adaptation (l’individuazione tramite risonanza magnetica della diminuzione fisiologica dell’attività dei neuroni che vengono utilizzati ripetutamente per lo stesso scopo) su un campione di 12 pazienti, dal quale non emergono prove dell’esistenza di questi neuroni. Camazza ricorda che questi risultati sembrerebbero sovrapporsi a quelli ottenuti da Ilan Dinstein della New York University nel 2007, ma al contempo muove accuse di carattere tutt’altro che scientifico su ipotetici scopi pubblicitari e clientelari dell’ateneo di Parma. Questo teorema convince in realtà pochi, e sono già molti i nomi illustri che si sono schierati a difesa del gruppo di Rizzolatti (tra questi Piergiorgio Strata, direttore dell’istituto di neuroscienze voluto da Rita Levi Montalcini, l’EBRI). Inoltre l’estrema ristrettezza del campione scelto da Camazza, unitamente ai risultati sperimentali ottenuti dalla dott.sa Kanwisher del MIT di Boston (che portano in direzione diametralmente opposta) sembrano lasciar cadere nel vuoto l’allarme lanciato dal neurologo siciliano. In attesa si futuri sviluppi, in tutto il mondo i persuasori occulti guardano con sempre maggiore interesse al mondo delle neuroscienze, e in un modo nuovo rispetto a quanto già suggerito da Packard nella postfazione degli anni ’80 al suo celebre best seller.














[...] neuroni specchio, con buona pace di qualche polemista in cerca di visibilità del quale vi abbiamo già parlato, sono la testimonianza che il nostro cervello, quando osserviamo un’azione finalizzata compiuta [...]
[...] Mentre i segnali attentivi convenzionali (ad esempio le frecce) sono il risultato di un’interpretazione e quindi richiedono un processamento cerebrale relativamente più lungo, i segnali attentivi biologici (come il movimento degli occhi) vengono istintivamente interpretati dal cervello, che attiva automaticamente quei neuroni specchio sui quali ci siamo già soffermati in passato. [...]
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